Riforma esame avvocato 2026: tornano gli scritti e cambia l’accesso alla professione forense

Dopo anni di modifiche emergenziali e regimi transitori, il Governo ha approvato una profonda riforma dell’esame di Stato per l’accesso alla professione di avvocato. Le nuove regole sono contenute nel decreto-legge recante “Misure urgenti in materia di giustizia e per l’attuazione del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo”, approvato dal Consiglio dei Ministri il 4 giugno 2026.
La riforma segna il ritorno alle prove scritte in presenza e introduce un nuovo modello di valutazione destinato a incidere in modo significativo sulla preparazione dei futuri professionisti.

Cosa cambia nell’esame di avvocato dal 2026

La principale novità riguarda la struttura dell’esame, che sarà articolato in:

  • due prove scritte;
  • una prova orale.

Viene quindi superato il sistema semplificato introdotto negli ultimi anni, caratterizzato da una sola prova scritta e da modalità eccezionali adottate durante e dopo il periodo pandemico. L’esame continuerà a svolgersi in un’unica sessione annuale.

Le nuove prove scritte

Le prove scritte si svolgeranno esclusivamente in presenza. I candidati potranno utilizzare soltanto i codici annotati con la giurisprudenza, senza l’ausilio di formulari, commentari o altri strumenti di consultazione. L’obiettivo dichiarato della riforma è quello di verificare non soltanto la conoscenza teorica del diritto, ma soprattutto la capacità di ragionamento giuridico, di interpretazione delle norme e di applicazione dei principi elaborati dalla giurisprudenza.

Parere motivato e atto giudiziario

Le due prove scritte avranno ad oggetto:

  • la redazione di un parere motivato;
  • la redazione di un atto giudiziario.

La scelta richiama l’impostazione tradizionale dell’esame forense, storicamente orientata a verificare le competenze pratiche richieste nell’esercizio della professione.

La prova orale

L’accesso alla prova orale sarà subordinato al superamento di entrambe le prove scritte. L’esame orale sarà finalizzato ad accertare:

  • la preparazione giuridica del candidato;
  • la capacità di argomentazione;
  • la conoscenza delle regole deontologiche;
  • la padronanza delle tecniche professionali dell’avvocato.

Il decreto demanda a successivi provvedimenti la disciplina dettagliata delle materie e delle modalità di svolgimento.

I criteri di valutazione

Una delle finalità dichiarate della riforma è quella di garantire maggiore uniformità nella correzione degli elaborati.
Il decreto individua criteri di valutazione più puntuali rispetto al passato, fondati in particolare su:

  • correttezza giuridica delle soluzioni prospettate;
  • capacità di individuare le questioni rilevanti;
  • coerenza dell’argomentazione;
  • chiarezza espositiva;
  • utilizzo appropriato dei precedenti giurisprudenziali.

L’intento è ridurre le disparità di giudizio tra le diverse commissioni d’esame.

Commissioni e sottocommissioni

La riforma interviene anche sulla composizione delle commissioni esaminatrici.
Vengono ridefinite le modalità di nomina delle commissioni e delle sottocommissioni, con l’obiettivo di rendere più efficiente l’organizzazione delle procedure concorsuali e accelerare i tempi di correzione degli elaborati.

Quando entrerà in vigore la nuova disciplina

Le nuove regole si applicheranno a partire dalla prima sessione d’esame successiva all’entrata in vigore del decreto-legge.
I praticanti avvocati che stanno completando il periodo di tirocinio dovranno pertanto verificare attentamente quale disciplina sarà applicabile alla propria sessione d’esame.

Le ragioni della riforma

Secondo il Governo, il nuovo modello di esame mira a rafforzare la selezione all’ingresso della professione forense, valorizzando le competenze effettivamente necessarie nell’attività quotidiana dell’avvocato.

La riforma punta inoltre a:

  • elevare il livello di preparazione dei candidati;
  • garantire una maggiore omogeneità nelle valutazioni;
  • rafforzare il collegamento tra formazione pratica e accesso alla professione;
  • assicurare standard qualitativi più elevati nell’esercizio dell’attività forense.

Le reazioni dell’avvocatura

L’intervento normativo ha ricevuto un’accoglienza generalmente favorevole da parte di numerosi rappresentanti dell’avvocatura.

In particolare, il ritorno alle prove scritte tradizionali è stato considerato da molte associazioni forensi un passo importante per restituire centralità alla preparazione tecnico-pratica del candidato.

Anche il Consiglio Nazionale Forense ha espresso apprezzamento per una riforma che mira a ristabilire un percorso di accesso alla professione maggiormente orientato alla qualità e alla competenza.

Conclusioni

La riforma dell’esame di avvocato 2026 rappresenta una delle più significative modifiche degli ultimi anni in materia di accesso alla professione forense.
Il ritorno a due prove scritte e a una prova orale, insieme all’utilizzo dei soli codici annotati con la giurisprudenza, segna il superamento del regime semplificato adottato negli anni recenti e riafferma una concezione dell’esame orientata alla verifica delle reali capacità professionali del futuro avvocato.
Nei prossimi mesi saranno determinanti i provvedimenti attuativi che dovranno definire nel dettaglio modalità operative, criteri di valutazione e programmi d’esame.