Ultimo indice Istat aggiornato al Luglio 2026.Valore degli ultimi indici pubblicati dall’Istat (FOI, NIC e IPCA) con le relative percentuali di scostamento rispetto al mese precedente (Giugno 2026) ed all’anno precedente (Luglio 2025).
Ultimo indice ISTAT Luglio 2026
| Ultimi indici ISTAT relativi al mese di Luglio 2026 | |||
|---|---|---|---|
| Indici | Variazioni % | ||
| Luglio 2026 | Luglio 2026 - Giugno 2026 | Luglio 2026 - Luglio 2025 | |
| NIC Indice nazionale intera collettività | 103,4 | + 0,3 % | + 2,9 % |
| IPCA Indice armonizzato | 102,6 | - 0,1 % | + 2,9% |
| FOI Indice famiglie operai impiegati (senza tabacchi) | 103,1 | + 0,3% | + 2,8 % |
| Gennaio 2026, indici e variazioni percentuali congiunturali e tendenziali (base 2025=100). Le variazioni congiunturali e tendenziali di gennaio 2026 con l’aggiornamento della base di riferimento all’anno 2025 (base 2025=100; basi precedenti 2010=100 e 2015=100). | |||
Con il rilascio dei dati provvisori di gennaio 2026 l’Istat avvia la diffusione degli indici dei prezzi al consumo secondo la versione 2 della classificazione ECOICOP, contestualmente al passaggio alla nuova base di riferimento 2025=100.
Nel mese di luglio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,3% su base mensile e del +2,9% su base annua (da +3,0% di giugno); la stima preliminare era 2,8%.
Il lieve rallentamento dell’inflazione riflette la dinamica dei prezzi degli Energetici non regolamentati (da +13,3% a +11,4%), degli Alimentari non lavorati (da +4,4% a +3,6%) e dei Servizi vari (da +2,5% a +1,8%); in accelerazione sono, invece, i prezzi degli Energetici regolamentati (da +9,2% a +14,8%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,1% a +1,6%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,7% a +3,0%).
Nel mese di luglio l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, resta stabile a +1,6%, mentre quella al netto dei soli beni energetici rallenta da +1,9% a +1,8%.
I prezzi dei beni decelerano (da +3,3% a +3,2%), mentre la dinamica di quelli dei servizi è in lieve accelerazione (da +2,6% a +2,7%). Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni passa da -0,7 a -0,5 punti percentuali.
Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona scende (da +1,3% a +1,0%), come quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +3,9% a +3,4%).
La variazione congiunturale dell’indice generale riflette l’aumento dei prezzi degli Energetici regolamentati (+6,5%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,4%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,6%), degli Energetici non regolamentati(+0,5%), degli Alimentari lavorati e dei Servizi relativi all’abitazione (+0,3% entrambi); tali effetti sono solo parzialmente compensati dalla diminuzione degli Alimentari non lavorati (-1,3%).
L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +2,7% per l’indice generale e a +1,8% per la componente di fondo.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a -1,0% su base mensile, a causa dei saldi estivi di cui il NIC non tiene conto, e a +2,9% su base annua (da +3,0% del mese precedente), confermando la stima preliminare.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a +0,3% e una tendenziale di +2,8%.
(fonte Istat)
A partire dai dati di gennaio 2016, la base di riferimento dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) e dell’indice dei prezzi al consumo armonizzato (IPCA) è il 2015 (la precedente era il 2010 per NIC e FOI, 2005 per IPCA). Il coefficiente di raccordo da base 2010 a base 2015 è 1,071 e da base 1995 a base 2010 è pari a 1,373.
Dal gennaio 2026 l’Istat ha avviato la diffusione degli indici dei prezzi al consumo secondo la versione 2 della classificazione ECOICOP, contestualmente al passaggio alla nuova base di riferimento 2025=100.
Indice Istat FOI
L’indice FOI si riferisce ai consumi dell’insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente (extragricolo).
Tale indice è usato per adeguare periodicamente i valori monetari, ad esempio gli affitti o gli assegni dovuti al coniuge separato. l’indice foi si pubblica sulla gazzetta ufficiale ai sensi dell’art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392. l’indice foi è utilizzato nei calcolatori di:
Indice Istat NIC
Indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC)
L’indice NIC misura l’inflazione a livello dell’intero sistema economico. Il NIC rappresente, per gli organi di governo, il parametro di riferimento per la realizzazione delle politiche economiche, ad esempio, per indicare nel documento di programmazione economica e finanziaria (dpef) il tasso d’inflazione programmata, cui sono collegati i rinnovi dei contratti collettivi di lavoro.
Indice Istat IPCA
L’IPCA è stato sviluppato per assicurare una misura dell’inflazione comparabile a livello europeo, infatti viene assunto come indicatore per verificare la convergenza delle economie dei paesi membri dell’unione europea, ai fini dell’accesso e della permanenza nell’unione monetaria.
Diversamente dagli indici nazionali NIC e FOI, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo tiene conto anche delle riduzioni temporanee di prezzo (saldi e promozioni). Ciò può determinare in alcuni mesi dell’anno (e gennaio è uno di questi) andamenti congiunturali significativamente diversi da quelli degli indici nazionali. l’IPCA viene mensilmente inviato, secondo un calendario prefissato, ad Eurostat, che lo diffonde contestualmente a quelli degli altri Paesi della Ue.