Dazio sui piccoli pacchi extra-UE dal 1° luglio 2026: addio franchigia dei 150 euro. In Italia il prelievo può essere doppio €2 + €3.
Dal 1° luglio 2026 finisce l'era degli acquisti low cost senza dogana. Sparte il dazio europeo forfettario di 3 euro per articolo sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE e cade la storica franchigia doganale per le spedizioni fino a 150 euro. In Italia, però, al dazio comunitario potrebbe sommarsi anche la tassa nazionale da 2 euro: un prelievo che, sommando IVA e moltiplicatori, può trasformare un acquisto da pochi euro su Temu, Shein o AliExpress in una piccola stangata. Ecco cosa cambia davvero, cosa dice la norma e come tutelarsi.
Cosa cambia dal 1° luglio 2026: dazio europeo da 3 euro
La svolta nasce dal Regolamento (UE) 2026/382 del Consiglio dell'11 febbraio 2026 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea il 18 febbraio 2026), che modifica il Regolamento (CE) n. 1186/2009 sul regime delle franchigie doganali.
Il provvedimento sopprime la franchigia doganale basata sulla soglia dei 150 euro: fino ad oggi le spedizioni di valore intrinseco non superiore a tale importo, spedite direttamente da un Paese terzo verso l'Unione, erano esenti dai dazi all'importazione.
Il legislatore europeo ha motivato la scelta con due ragioni principali. Da un lato, l'esplosione del commercio elettronico ha reso la soglia uno strumento sistematicamente abusato, attraverso la sottovalutazione e il frazionamento artificiale delle spedizioni. Dall'altro, in un contesto doganale ormai digitalizzato, in cui sono disponibili dati elettronici per tutte le merci importate a prescindere dal valore, non è più giustificato mantenere un'esenzione nata solo per evitare oneri amministrativi sproporzionati.
I numeri spiegano l'urgenza: secondo la Commissione europea, il volume dei piccoli pacchi in arrivo nell'Unione è raddoppiato ogni anno dal 2022 e nel solo 2024 sono entrati nel mercato unico 4,6 miliardi di spedizioni di questo tipo, il 91% provenienti dalla Cina.
L'articolo 2 del Regolamento (UE) 2026/382 introduce una misura transitoria valida dal 1° luglio 2026 al 1° luglio 2028, in attesa che diventi operativa la nuova infrastruttura informatica doganale centralizzata dell'Unione (il cosiddetto Data Hub). Sulle spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro complessivi si applica un dazio doganale di 3 euro per articolo, in sostituzione della franchigia eliminata.
Attenzione a un dettaglio decisivo, spesso frainteso: il dazio è "per articolo", non "per pacco". Il prelievo scatta su ogni categoria di articolo contenuta nella spedizione, identificata dalla rispettiva sottovoce tariffaria. Un esempio chiarisce il meccanismo: se un pacco sotto i 150 euro contiene una camicetta di seta e due camicette di lana, si configurano due articoli distinti e il dazio complessivo sarà di 6 euro.
Il regime semplificato da 3 euro forfettari si applica:
- agli operatori registrati e che si avvalgono del regime IOSS (sportello unico per le importazioni, art. 143, par. 1, lett. c-bis, della Direttiva 2006/112/CE);
- alle merci contenute in spedizioni postali ai sensi dell'art. 1, punto 24, del Regolamento delegato (UE) 2015/2446.
Per gli operatori non registrati al regime IOSS, invece, continua ad applicarsi la tariffa doganale comune (Regolamento CEE n. 2658/87), con i dazi ordinari calcolati sulla classificazione tariffaria del bene. L'operatività concreta della misura è stata definita dal relativo regolamento di esecuzione UE pubblicato a giugno 2026.
Perché in Italia il prelievo rischia di essere doppio
Il nodo italiano è la sovrapposizione con un contributo nazionale da 2 euro introdotto dalla Legge di Bilancio 2026. Si tratta formalmente di un contributo per le spese di gestione delle operazioni di sdoganamento extra-UE, pensato per disincentivare gli acquisti di basso valore dai colossi dell'e-commerce e colpire la concorrenza dei prodotti a bassissimo costo.
La misura ha avuto una gestazione travagliata: prevista inizialmente da gennaio 2026, è stata prima sospesa e poi rinviata al 1° luglio con il decreto fiscale di primavera (D.L. 38/2026), proprio per farla coincidere con l'avvio del dazio europeo. Il risultato è che dal 1° luglio i due prelievi potrebbero cumularsi:
- 3 euro di dazio doganale europeo (per articolo);
- + 2 euro di contributo nazionale italiano;
- = 5 euro di costo aggiuntivo per spedizione, oltre all'IVA.
A complicare il quadro, da novembre 2026 è prevista anche una distinta handling fee europea, destinata a coprire i costi amministrativi delle operazioni doganali sulle vendite a distanza: una misura analoga a quella italiana, ma che entrerà in vigore con qualche mese di ritardo, creando un disallineamento temporale tra il livello nazionale e quello comunitario.
Lo scontro: imprese e logistica chiedono lo stop
Contro la sovrapposizione si sono schierate le associazioni di categoria. Confetra (Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica) ha scritto al Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti chiedendo di cancellare subito il contributo nazionale per salvaguardare il comparto logistico. Secondo l'associazione, la tassa da 2 euro provocherebbe il crollo di almeno il 50% dei traffici merci, con perdite per lo Stato anziché maggiori incassi.
Il ragionamento è di logistica integrata: trattandosi di pacchi piccoli, trasportabili a migliaia su un singolo aereo o camion, per gli operatori diventerebbe conveniente far arrivare le spedizioni in un altro Paese europeo (Belgio, Paesi Bassi, Ungheria) e poi instradarle in Italia su strada, aggirando di fatto il prelievo nazionale. Confetra stima che, mantenendo la tassa italiana, l'erario incasserebbe nel periodo luglio-novembre molto meno rispetto allo scenario in cui resti il solo dazio europeo: il classico "paradosso fiscale" di una nuova imposta che riduce il gettito.
Sulla stessa linea Aice-Confcommercio (Associazione italiana commercio estero): pur sostenendo con forza il dazio europeo come strumento per contrastare la concorrenza sleale a tutela delle aziende italiane dell'abbigliamento, degli accessori e dell'arredo, chiede il rinvio della mini-tassa nazionale per evitare l'aggravio del "3+2". Il Ministero dell'Economia starebbe valutando possibili correttivi.
L'impatto sui consumatori: addio agli acquisti "usa e getta"
Per chi acquista abitualmente su piattaforme come Temu, Shein e AliExpress, l'effetto è immediato e concreto. Fino ad oggi, comprare un capo o un gadget da pochi euro dalla Cina significava pagare solo il prezzo del prodotto. Dal 1° luglio quel piccolo acquisto può vedersi sommare un costo fisso di sdoganamento che, in rapporto al valore della merce, incide in modo sproporzionato: su un oggetto da 4–5 euro, un prelievo di 3 o 5 euro può raddoppiarne il prezzo finale.
Il modello economico dell'ultra fast fashion e del micro-acquisto compulsivo a basso costo perde così gran parte della propria convenienza. È la conseguenza voluta dal legislatore, definita dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso come la reazione a un'autentica "invasione" di pacchi di modico valore.
Cosa conviene verificare prima di comprare
- Conta gli articoli, non i pacchi. Poiché il dazio è per categoria di articolo, un ordine con più prodotti differenti può moltiplicare il prelievo. Valutare se accorpare acquisti omogenei o ridurre la frammentazione degli ordini.
- Controlla se il venditore usa il regime IOSS. Le piattaforme registrate IOSS applicano il regime semplificato da 3 euro; i venditori non IOSS espongono al rischio della tariffa doganale comune ordinaria, potenzialmente più onerosa.
- Leggi il riepilogo costi al checkout. Diffidare dei prezzi "civetta": il costo reale include ora dazio, eventuale contributo nazionale e IVA. Verificare la trasparenza delle voci prima di confermare.
- Occhio al valore dichiarato. La sottovalutazione del pacco è una pratica a rischio: l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha programmato decine di migliaia di controlli annui mirati proprio sulle dichiarazioni di "modico valore".
- Valuta i venditori UE. Per acquisti ricorrenti di basso valore, i fornitori già stabiliti nell'Unione non subiscono il nuovo dazio sull'importazione.
Il quadro normativo in sintesi
- Regolamento (UE) 2026/382 del Consiglio dell'11 febbraio 2026 – sopprime la franchigia doganale fino a 150 euro (modifica del Reg. CE 1186/2009) e introduce il dazio transitorio di 3 euro per articolo dal 1° luglio 2026 al 1° luglio 2028.
- Regolamento di esecuzione (UE) di giugno 2026 – disciplina l'applicazione operativa del dazio.
- Legge di Bilancio 2026 – istituisce il contributo nazionale da 2 euro sulle spedizioni extra-UE di valore inferiore a 150 euro.
- D.L. 38/2026 (decreto fiscale di primavera) – rinvia al 1° luglio 2026 l'efficacia del contributo nazionale.
- Handling fee europea – prevista a partire da novembre 2026 per coprire i costi di gestione doganale.
Conclusioni
Il 1° luglio 2026 segna uno spartiacque per il commercio elettronico extraeuropeo: cade un'esenzione che ha retto per anni il modello degli acquisti low cost diretti dalla Cina. La logica della riforma — tutelare il gettito, riequilibrare la concorrenza e fronteggiare la digitalizzazione dei flussi doganali — è coerente a livello europeo. Il problema, tutto italiano, è il rischio di una doppia imposizione mal coordinata, che le imprese del settore considerano controproducente persino sul piano del gettito. Molto dipenderà dalle decisioni del Ministero dell'Economia nelle prossime settimane. Per consumatori e operatori, la parola d'ordine è una sola: verificare con attenzione ogni voce di costo prima di acquistare.
Aggiornamento al 21 giugno 2026. Il quadro è in evoluzione: la decisione del Governo sul mantenimento o sul rinvio del contributo nazionale da 2 euro non è ancora definitiva.






