La consegna di certificati medici e di altri documenti che
contengono informazioni sulla salute dei pazienti, se effettuata da
personale non sanitario, deve sempre avvenire in busta chiusa.
Lo ha
stabilito il Garante per la privacy a seguito di alcune segnalazioni
nei confronti di una Asl che ha attivato dei Centri prelievo presso
alcuni comuni del territorio. Gli utenti si lamentavano che i risultati
delle analisi erano consegnati in cartelline aperte, potendo quindi
essere facilmente letti dagli incaricati del comune addetti al servizio.
Nel corso dell’istruttoria, l’azienda sanitaria si è giustificata
affermando che l’eventuale imbustamento dei referti avrebbe avuto costi
difficilmente sostenibili e che gli utenti autorizzavano tale modalità
di consegna nel momento stesso in cui usufruivano della prestazione di
analisi.
Nel provvedimento con il quale ha dichiarato illecito il trattamento dei
dati sanitari così effettuato il Garante ha innanzitutto sottolineato
che il consenso alla comunicazione dei dati sanitari è valido solo se
espresso liberamente e per un trattamento ben definito. In questo caso,
invece, per accedere ai servizi della Asl, gli utenti erano obbligati ad
accettare quel determinato tipo di consegna. L’Autorità ha inoltre
ribadito che sia il Codice della privacy, sia il provvedimento generale
del 2005 in materia di tutela della dignità nelle strutture
sanitarie, prevedono che i dati idonei a rivelare lo stato di salute
possono essere trasmessi in busta aperta, direttamente ai pazienti,
soltanto da personale medico o da altri professionisti sanitari
espressamente incaricati.
La consegna in busta chiusa è invece
obbligatoria quando il servizio è gestito da personale non sanitario o,
comunque, quando la documentazione non è ritirata dai diretti
interessati ma da terze persone munite di delega.

Il Garante ha dunque imposto alla Asl e ai Centri prelievo di consegnare
i certificati sanitari in busta chiusa. Le strutture hanno prontamente
adempiuto.