Art. 295 c.p.c. Sospensione necessaria
Codice di procedura civile – R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443
1. Il giudice dispone che il processo sia sospeso in ogni caso in cui egli stesso o altro giudice deve risolvere una controversia, dalla cui definizione dipende la decisione della causa.(67)(72)
Note di aggiornamento
Aggiornamento (67)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre 1992, n. 477, ha disposto (con l’art. 92, comma 1) che “Fatta eccezione per la disposizione di cui all’articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni anteriormente vigenti.”
Aggiornamento (72)
La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dal D.L. 7 ottobre 1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla L. 6 dicembre 1994, n. 673, ha disposto:
- (con l’art. 92, comma 1) che “Fatta eccezione per la disposizione di cui all’articolo 1, la presente legge entra in vigore il 1 gennaio 1993. Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 30 aprile 1995, le disposizioni anteriormente vigenti.”;
- (con l’art. 92, comma 2) che “Le disposizioni di cui agli articoli 3; 4; da 7 a 15; da 17 a 19; da 22 a 32; da 36 a 47; da 50 a 58; 70; 73; da 78 a 83 e 88 hanno efficacia a partire dal 30 aprile 1995.”
Commento
Inquadramento e ratio
L’art. 295 c.p.c. disciplina la sospensione necessaria del processo: il giudice deve sospendere la causa quando egli stesso o un altro giudice deve risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione. La ratio è prevenire il contrasto tra giudicati, evitando che due giudici decidano in modo incompatibile su questioni legate da un rapporto di dipendenza. Il costo dell’istituto è la durata del processo sospeso; per questo la giurisprudenza ne ha progressivamente ristretto i presupposti, nel rispetto del principio di ragionevole durata (art. 111 Cost.).
Il testo vigente è stato introdotto dall’art. 35 della l. 26 novembre 1990, n. 353, con decorrenza dal 1° gennaio 1993. Il testo originario richiamava espressamente il caso previsto dall’art. 3 dell’allora codice di procedura penale e limitava la pregiudizialità alle controversie civili o amministrative; la formula attuale, più ampia, va oggi coordinata con il codice di procedura penale del 1988, che ha superato la regola generale della pregiudizialità penale.
Contenuto della disposizione
Profili applicativi
Sospensione necessaria e sospensione facoltativa. La distinzione centrale è con l’art. 337, secondo comma, c.p.c. Quando la causa pregiudicante è stata decisa con sentenza non definitiva, il giudice della causa pregiudicata non è più tenuto a sospendere, ma può farlo discrezionalmente, motivando sulle ragioni di opportunità che lo inducono a non fidarsi della sentenza ancora impugnabile. Se la sospensione necessaria è stata disposta in tali condizioni, la parte può subito chiedere la prosecuzione.
Pregiudizialità penale. Il processo civile si sospende per la pendenza di un processo penale solo nei casi in cui una norma di diritto sostanziale collega alla commissione del reato un effetto sul diritto dedotto nel giudizio civile e la sentenza penale può avere, nel caso concreto, efficacia di giudicato nel processo civile (artt. 654 c.p.p. e 211 disp. att. c.p.p.). L’identità dei fatti storici non basta.
Casistica. Ricorrono ipotesi di pregiudizialità, per esempio, tra la domanda di nullità di una fideiussione conforme allo schema ABI e il giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo fondato su quella garanzia; o tra l’accertamento dello status e le domande che ne dipendono. Non vi è pregiudizialità tra giudizi aventi oggetto diverso, anche se relativi agli stessi rapporti economici: in tali casi il regolamento di competenza contro l’ordinanza di sospensione viene accolto.
Orientamenti giurisprudenziali
Rapporti con altre norme
L’art. 295 c.p.c. si coordina con l’art. 34 c.p.c. (accertamenti incidentali), con l’art. 296 c.p.c. (sospensione su istanza delle parti), con l’art. 297 c.p.c. (riassunzione dopo la sospensione) e con l’art. 337, secondo comma, c.p.c. (sospensione facoltativa in pendenza di impugnazione); il conflitto tra giudicati sopravvenuto si risolve con l’art. 336, secondo comma, c.p.c. Il controllo avviene con il regolamento necessario di competenza (artt. 42 e 47 c.p.c.). Per la pregiudizialità penale rilevano gli artt. 75, 651 e 654 c.p.p. e l’art. 211 disp. att. c.p.p.; sul piano costituzionale l’art. 111 Cost.