Stop del Garante privacy al sistema di gestione code di Poste Italiane in quanto può consentire il monitoraggio continuo e pervasivo dei lavoratori
Il sistema adottato negli uffici postali per gestire la coda agli sportelli non potrĂ essere piĂš utilizzato perchĂŠ può consentire, di fatto, anche il monitoraggio pervasivo e costante dei dipendenti. Questa la decisione del Garante della privacy allâesito di unâistruttoria avviata per approfondire le numerose segnalazioni inviate da dipendenti e sindacati sulle modalitĂ di funzionamento del âgestore atteseâ implementato dalla societĂ poste italiane.
I dipendenti si erano rivolti al Garante lamentando il fatto che la società aveva installato un sistema che rendeva visibili i nomi degli operatori sul display luminoso collocato sopra lo sportello senza averli prima informati. I sindacati, da parte loro, hanno evidenziato che la società non aveva stipulato alcun specifico accordo sindacale in merito. Il Garante ha però accertato che le criticità del sistema riguardavano aspetti ben piÚ significativi di quelli rilevati.
Nel corso dellâistruttoria, la societĂ aveva innanzitutto affermato che lâesposizione al pubblico del nome degli operatori, al pari dei cartellini di riconoscimento apposti sulla divisa dei dipendenti, era funzionale a migliorare il rapporto con gli utenti. Riguardo poi alle concrete modalitĂ di funzionamento del sistema, e al relativo trattamento dei dati personali, Poste aveva invece dichiarato di aver agito nel pieno rispetto del Codice della privacy e della disciplina in materia di lavoro, dato che il sistema adottato âcostituisce uno strumento aziendale nellâambito della libertĂ di organizzazione del lavoroâ. E aveva aggiunto di non essere tenuta a presentare unâapposita informativa ai dipendenti in quanto i dati raccolti dal sistema non erano utilizzati per finalitĂ connesse allo svolgimento del rapporto di lavoro.
Nel proprio provvedimento lâAutoritĂ ha invece riscontrato diversi profili di illiceitĂ del trattamento. Ha innanzitutto ribadito che deve sempre essere rilasciata unâinformativa completa ai dipendenti sul trattamento dei loro dati personali. Ha poi evidenziato che le caratteristiche del sistema per la gestione delle attese, e il controllo penetrante che ne conseguiva, non erano proporzionate alle finalitĂ âorganizzative e produttiveâ, âdi sicurezza del lavoroâ e âdi tutela del patrimonio aziendaleâ, ammesse dalla normativa lavoristica.
La cosiddetta âconsole di monitoraggioâ con cui la societĂ gestiva il sistema, infatti, consentiva a oltre 12.000 soggetti incaricati â con visibilitĂ differenziata a livello nazionale e periferico â di accedere in tempo reale e in via continuativa, ai dati relativi a tutte le postazioni e a tutti gli operatori in servizio, in qualunque momento, presso un determinato ufficio. Tali dati potevano essere raccolti e memorizzati, anche sulla base di non ben specificate âanomalieâ, e potevano essere estratti in report individuali.
Il Garante ha osservato inoltre che ai sensi della disciplina di settore, il sistema non poteva configurarsi quale mero âstrumento di lavoroâ indispensabile per rendere la prestazione, potendo consentire, anche indirettamente, il controllo a distanza del lavoratore. Per tale motivo Poste avrebbe dovuto adottare le specifiche garanzie previste dalla legge, tra cui lâapposito accordo da stipulare con i sindacati.
Il Garante ha quindi vietato a Poste, con decorrenza immediata, lâutilizzo dei dati trattati in modo illecito. Ne ha però disposto la conservazione al fine di garantire la tutela dei diritti in sede giudiziaria e lâeventuale acquisizione da parte delle autoritĂ competenti.






