L’Italia ha formalmente recepito la Direttiva UE 794/2025 Stop the Clock di rinvio degli obblighi di pubblicazione della rendicontazione di sostenibilità
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge 8 agosto 2025, n. 118 (di conversione del d.l. n. 95/2025), l’Italia ha formalmente recepito la Direttiva UE 794/2025, meglio nota come “Stop the Clock”, parte integrante del pacchetto Omnibus I approvato in sede europea.
Questa direttiva introduce una sospensione temporanea — di fatto, un rinvio — degli obblighi di pubblicazione della rendicontazione di sostenibilità previsti dalla normativa UE per molte aziende italiane ed europee. L’obiettivo della misura è concedere più tempo alle imprese per adeguarsi ai nuovi standard, alleviando così le pressioni legate all’entrata in vigore della normativa sulla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e sulla Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD).
I principali rinvii previsti
In particolare, la direttiva “Stop the Clock” prevede:
- Slittamento di due anni per l’obbligo di rendicontazione di sostenibilità (CSRD – Direttiva UE 2464/2022) destinato alle grandi imprese che non hanno ancora avviato il processo e alle PMI quotate.
- Proroga di un anno per quanto riguarda il termine di recepimento nazionale e la prima applicazione delle nuove regole sulla due diligence di sostenibilità (CSDDD – Direttiva UE 1760/2024) per le aziende di dimensioni maggiori.
Impatti concreti per le imprese italiane
L’adozione della direttiva “Stop the Clock” permette alle imprese di beneficiare di un periodo più ampio per organizzarsi e implementare sistemi di raccolta dati, processi di controllo e strategie necessarie a soddisfare i nuovi obblighi di trasparenza e responsabilità in materia di sostenibilità ambientale, sociale e di governance.
In sostanza, grazie a questo intervento, il legislatore europeo e quello nazionale intendono favorire una transizione più graduale verso il nuovo quadro normativo, evitando criticità operative e alleggerendo il carico amministrativo soprattutto sulle aziende che si trovano alle prese per la prima volta con la rendicontazione non finanziaria.
Tra le altre principali misure si segnalano:
- Nuove regole fiscali per le start-up innovative: l’art. 18 interviene sugli investimenti in start-up, offrendo una definizione autentica di “investimenti qualificati” per l’applicazione dell’art. 33 l. n. 193/2024. L’obiettivo è canalizzare il risparmio previdenziale degli enti obbligatori e dei fondi complementari verso l’economia reale italiana, con particolare attenzione al settore del venture capital. Sono inoltre introdotte soglie minime di investimento crescenti (dal 3% nel 2025 fino al 10% nel 2027), allineando i requisiti alle norme UE e promuovendo investimenti tramite fondi di Venture Capital.
- Antiriciclaggio e cripto-attività: vengono rafforzate le misure di contrasto al riciclaggio e al finanziamento della proliferazione di armi, ampliando le competenze del Comitato di sicurezza finanziaria (CSF) e aggiornando il d.lgs. n. 231/2007. È previsto un maggiore controllo sulle cripto-attività: per gli operatori già attivi in Italia il termine per le domande di autorizzazione è prorogato al 30 dicembre 2025, con possibilità di operare provvisoriamente fino al 30 giugno 2026.
- Sostegno all’internazionalizzazione delle imprese: le risorse del fondo rotativo saranno destinate a promuovere l’espansione delle imprese italiane in India e a supportare innovazione, digitalizzazione e transizione ecologica delle aziende esportatrici e delle start-up del Mezzogiorno. Il limite massimo dei finanziamenti è fissato a 200 milioni di euro (art. 17) e viene ampliata la possibilità di accesso al credito per l’export.
- Enti del Terzo Settore: vengono previsti ulteriori 10 milioni di euro per il 2025 a favore del Fondo per i progetti del Terzo Settore e altri 10 milioni per il Fondo di garanzia PMI, estesi anche agli enti religiosi riconosciuti e non iscritti al Rea (art. 5).






