Le compagnie aeree potranno conservare le proprie bande orarie (slot) durante l’estate 2010, anche se ne hanno utilizzato meno dell’80% nel 2009. È quanto prevede un regolamento adottato dal Parlamento che intende così aiutarle a far fronte alla crisi economica che ha colpito anche l’aviazione civile. La diminuzione del traffico passeggeri e merci ha infatti indotto alcune linee aeree a ridurre il numero di voli.
Dai dati pubblicati il 26 febbraio 2009 emerge che tra il gennaio 2008 e il gennaio 2009 il traffico passeggeri è diminuito del 5,6% e il traffico merci del 23,2%. La IATA osserva che i vettori europei hanno compensato, in parte, il calo riducendo le capacità nella misura del 3,6%. Con le attuali norme comunitarie, l’assegnazione delle bande orarie nel corso di una determinata stagione è realizzata in base al principio “use-it-or-lose-it”, in forza al quale soltanto i trasportatori aerei che possano dimostrare di aver utilizzato le loro bande orarie per almeno l’80% del tempo nel corso della stagione per la quale erano state assegnate avranno diritto alla stessa serie di bande orarie nella stagione successiva.

Approvando un emendamento di compromesso negoziato con il Consiglio dal relatore Paolo COSTA (ALDE/bDLE, IT), il Parlamento ha adottato – con 508 voti favorevoli, 20 contrari e 7 astensioni – una proposta di modifica del regolamento (CEE) n. 95/93 relativo all’assegnazione delle bande orarie che intende consentire alle compagnie aeree di conservare i propri slot per la stagione estiva 2010 anche se non li hanno utilizzati nel 2009 nella misura minima prevista dalla normativa. Obbligandole infatti a mantenere le capacità esistenti in presenza di una domanda notevolmente ridotta, si correrebbe il rischio di aggravare ulteriormente le loro attuali difficoltà economiche. Una misura analoga era già stata presa nel 2001 e nel 2003 per le conseguenze portate dagli attacchi terroristici dell’11 settembre e dall’epidemia di SARS.

I deputati non erano d’accordo sulla proposta di affidare alla sola Commissione la decisione su eventuali future modifiche tramite la procedura di comitatologia che non coinvolge il Parlamento. Il compromesso prevede che la Commissione potrà proporre di prorogare in tutto o in parte questo regime per la stagione 2010-2011 se la situazione dovesse continuare a deteriorarsi durante la stagione invernale 2009-2010. Questa eventuale proroga sarà quindi soggetta alla procedura di codecisione, nell’ambito di una proposta di revisione generale del regolamento, e dovrà essere preceduta da una valutazione d’impatto esaustiva che ne esamini le possibili ripercussioni sulla concorrenza e sui consumatori.

Il regolamento entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione.

Posizioni contrastanti delle parti interessate

Da una serie di riunioni organizzate dal relatore con le parti interessate, è emerso che le compagnie aeree che applicano una logica di rete si sono mostrate fortemente favorevoli alla misura, mentre i rappresentanti degli aeroporti e delle compagnie aeree low-cost hanno manifestato serie preoccupazioni.

Più in particolare, i rappresentanti delle compagnie aeree che applicano una logica di rete hanno dato risalto al fatto che la sospensione del rapporto 80:20 è assolutamente necessaria alla luce del drastico calo della domanda. A loro giudizio, le compagnie aeree dovrebbero essere autorizzate a ridurre la propria conseguente sovraccapacità senza tuttavia perdere le rispettive bande orarie, anche per garantire il mantenimento del servizio dopo l’avvio della ripresa economica. Hanno inoltre sottolineato che la proposta eviterebbe che le compagnie aeree europee, che non hanno beneficiato di alcuna misura di salvataggio, perdano bande orarie a vantaggio di importanti concorrenti in Cina, India e Giappone, che invece hanno ricevuto cospicui aiuti statali.

I rappresentanti degli aeroporti europei hanno invece sottolineato l’esistenza di lunghe liste d’attesa per le compagnie aeree che intendano occupare bande orarie presso i principali aeroporti d’Europa. Di conseguenza, la misura proposta impedirebbe agli aeroporti di giungere a un uso quanto più efficiente possibile delle proprie limitate capacità. I costi che ne derivano a carico degli aeroporti (in termini di entrate mancate) costituirebbero effettivamente una forma di sovvenzione incrociata da parte dei maggiori aeroporti a favore di alcune compagnie di rete. Hanno inoltre evidenziato che la misura proposta comporterebbe una riduzione dei voli fra nodi centrali (hub) e aeroporti regionali, con un impatto negativo sulle regioni e sulla mobilità dei rispettivi abitanti. Ritengono poi che si tratta di una misura fortemente anticoncorrenziale dal momento che essa crea una barriera contro l’accesso al mercato da parte dei vettori efficienti.

I rappresentanti delle compagnie aeree low-cost hanno espresso ampio accordo in merito alle argomentazioni addotte dai rappresentanti degli aeroporti europei. Pur confermando che l’intero settore è attualmente sottoposto a una notevole pressione, hanno sottolineato che le compagnie aeree low-cost sono state colpite meno duramente dalla crisi rispetto ai vettori di rete. Molte fra le compagnie low-cost sono tuttora redditizie, sono in costante crescita e vorrebbero incrementare le proprie bande orarie presso i principali aeroporti. Consentendo alle compagnie di rete di accumulare bande orarie senza farne uso, ritengono che la proposta della Commissione determini una distorsione della concorrenza, un calo dei voli e un aumento dei prezzi dei biglietti.

Articolo tratto da: Parlamento Europeo