Nei primi sei mesi del 2009 gli italiani sono risultati più insolventi e per cifre più consistenti rispetto al recente passato. Assegni, cambiali e tratte non onorate sono aumentate sia nel numero (+5,2% complessivamente) sia negli importi (+12,7%), portando il monte degli impegni non onorati tra gennaio e giugno a superare il tetto dei 2,2 miliardi di euro.
Alla forte riduzione nel numero degli assegni scoperti (-11,1% nel semestre) ha corrisposto un aumento praticamente uguale nel valore medio (+10,8%), con la conseguenza che il monte complessivo degli assegni a vuoto è diminuita del solo 1,5% (quasi 1,3 miliardi il totale). Indicatori tutti con il segno “+” per le cambiali a vuoto, cresciute sia nel numero (+15,1%), sia nel valore medio (+20,4%), con il risultato che i “pagherò” rimasti sulla carta hanno registrato una crescita del 38,7% rispetto ai primi sei mesi del 2008, per un controvalore totale vicino al miliardo di euro (951 milioni, contro i 686 dello scorso anno). Infine, in aumento anche le tratte, strumento di pagamento residuale ma ancora in uso nel mondo degli affari: il numero di quelle non incassate tra gennaio e giugno è cresciuto del 25,9% mentre il loro importo totale è aumentato del 28.

Questi, in sintesi, gli elementi più significativi che emergono dall’analisi condotta da Unioncamere sull’andamento dei protesti levati nelle province italiane nel corso del primo semestre del 2009, in base ai dati raccolti dalle Camere di Commercio ed elaborati da InfoCamere.

TOTALE DEI PROTESTI
In valore assoluto, i dati indicano che tra gennaio e giugno le regioni dove si concentrano maggiormente le mancate promesse di pagamento sono state Lombardia, Lazio e Campania con un monte di scoperto pari, rispettivamente, a 422, 399 e 334 milioni di euro. Insieme, nelle prime tre regioni si concentra il 52% di tutto l’insoluto nazionale del semestre. La classifica regionale è frutto abbastanza fedele di quella provinciale, in cui a primeggiare come capitale dei “bidoni” è Roma (quasi 320 milioni di euro promessi e mai pagati), seguita da Milano (240) e Napoli (180). Stessa graduatoria regionale per quanto riguarda il numero di effetti complessivamente protestati (Lombardia, Lazio, Campania), mentre cambia l’ordine delle regioni se si guarda al valore medio delle “bufale”: il conto più salato lo presentano i veneti, con protesti che valgono in media di 4.216 euro. Seguono gli emiliani e i lombardi che, rispettivamente, hanno messo invano la propria firma su impegni del valore medio di 3.648 e 3.448 euro.
Se si eccettua il caso della Valle d’Aosta (dove il default di due società ha generato effetti statistici anomali), in termini relativi e sempre con riguardo al totale degli importi non onorati, le difficoltà a pagare nei termini hanno fatto aumentare di più il valore dei titoli insoluti in Veneto (+38,5%), Liguria (+35,5) ed Emilia-Romagna (+33). Le regioni in cui si sono registrati gli aumentati più consistenti nel numero di effetti protestati sono state il Veneto (+30,7%), il Molise (+20,6) e la Toscana (+12,9).
Guardando infine ai valori medi, sempre considerando il totale tra assegni cambiali e tratte protestate, l’aumento più considerevole si è registrato in Sardegna (+29,3%), quasi tutto dovuto al reale incremento del valore degli effetti sottoscritti, visto che il loro numero è rimasto praticamente stabile (-0,5%). Forte anche l’incremento registrato in Liguria (+27,1%) che, associato ad un aumento anche nel numero degli effetti (+6,6) ha determinato il deciso incremento dell’insoluto complessivo poc’anzi ricordato.

ASSEGNI E CAMBIALI
Analizzando separatamente le due principali tipologie di protesti, gli assegni e le cambiali, si evidenziano alcune dinamiche interessanti, sebbene in alcuni casi occorra prestare estrema cautela nell’analisi dei dati (in modo particolare quando si tratta di piccole province dove basta la difficoltà di una o poche imprese a generare effetti statistici apparentemente enormi).
Sebbene capitale degli assegni ‘cabriolet’ sia sempre Roma, con 239 milioni di scoperto nei primi sei mesi dell’anno, seguita da Milano (170) e Napoli (119), questi valori riflettono tendenze molto differenziate fra le tre città. A Roma il valore assoluto è cresciuto del 9,3% come effetto di una riduzione del 6,6% nel numero degli assegni scoperti, in presenza di una forte crescita del loro valore medio (+17,1%). A Milano l’importo complessivo è diminuito del 16% rispetto allo stesso periodo del 2008, ma la crescita del valore medio del 6,4% ha ridotto gli effetti della riduzione ancora più consistente del loro numero (-21,1%). Infine Napoli continua a mantenere la terza piazza a dispetto di una riduzione sia del valore totale (-5,7%) che del numero degli assegni emessi a vuoto (-9,9), anche qui, per effetto dell’aumento del valore medio dei titoli (+4,7%).
Più semplice la lettura della classifica delle cambiali. Stesso terzetto a comandare ma dinamiche in tutto simili tra loro, con Napoli che le evidenzia in tono attenuato: ovunque aumentano sia il valore medio che il numero dei titoli a vuoto. In questa chiave, allargando lo sguardo all’insieme delle province italiane emerge un quadro di forte omogeneità nel Paese: entrambe fenomeni, infatti, attraversano un po’ tutto lo stivale che, nelle successive dieci posizioni della classifica in base agli importi totali, si trovano 4 province del Mezzogiorno (Bari Caserta Lecce e Salerno), 2 del Centro Italia (Latina e Modena) e 4 del Nord (Bergamo, Brescia, Monza e Torino). Ancora più chiara la diffusione del fenomeno guardando all’aumento dei valori medi (comune a 80 province su 105), e a quello nel numero delle cambiali non pagate (84 le province interessate).

Articolo tratto da: Unioncamere - Camere di commercio d’Italia