Il Consiglio dei Ministri, appositamente convocato, ha approvato all’unanimità un disegno di legge costituzionale per la riforma della giustizia che modifica il Titolo IV della Costituzione, che assume la nuova denominazione “La Giustizia”.
I punti nodali della riforma proposta dal CDM sono i seguenti:

Separazione delle carriere dei magistrati giudicanti e requirenti
. I primi costituiscono un ordine autonomo ed indipendente mentre i magistrati del pubblico ministero sono un ufficio organizzato, ciò al fine di riconoscere al giudice di un ruolo di piena terzietà rispetto alle parti del processo.
Istituzione di due distinti Consigli superiori – della magistratura giudicante e di quella requirente – presieduti, come l’attuale CSM, dal Presidente della Repubblica e costituiti da membri eletti per metà dai magistrati e per metà dal Parlamento.
Indicazione tassativa delle funzioni dei due Consigli, tra le quali non figura più la funzione disciplinare, assegnata a una Corte di disciplina di nuova istituzione e nominata anch’essa per metà dal Parlamento in seduta comune e per l’altra metà dai giudici e dai pubblici ministeri.

Conferma dell’obbligatorietà dell’azione penale
, che l’ufficio del pubblico ministero dovrà esercitare secondo criteri stabiliti dalla legge.
Il disegno di legge attribuisce nuovi compiti al Ministro della giustizia, il quale dovrà riferire annualmente alle Camere sullo stato della giustizia, sull’esercizio dell’azione penale e sull’uso dei mezzi di indagine.
Altri articoli del provvedimento ampliano la possibilità di nomina elettiva dei magistrati onorari, valorizzando così la partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia, e consentono ai Consigli superiori, in casi eccezionali individuati dalla legge, di destinare magistrati ad altre sedi.
Inoltre, il disegno di legge costituzionale afferma che, salvi i casi previsti dalla legge, contro le sentenze di condanna è sempre ammesso l’appello, mentre le sentenze di proscioglimento non possono essere appellate.
Infine, in materia di responsabilità dei magistrati, il disegno di legge stabilisce la loro responsabilità diretta per gli atti compiuti in violazione dei diritti, al pari degli altri funzionari e dipendenti dello Stato.