Cassazione penale, sez. V, 11 marzo 2008, n. 15543

La decisione della quinta sezione penale prende le mosse da una vicenda che vede coinvolti padre e figlio, in veste di imputati, per i reati di violenza privata, danneggiamenti e tentata violazione di domicilio commessi ai danni della parte offesa, rispettivamente figlia e sorella degli stessi, nell’intento di costringerla ad uscire dall’abitazione in cui aveva deciso di convivere con il fidanzato.
Negata agli imputati l’attenuante della provocazione, per aver agito di fronte a un fatto ingiusto, per cui lo stato d’ira nei familiari sarebbe stato provocato dal comportamento della ragazza.
In relatà – osserva la Corte – il comportamento della giovane non integra gli estremi del fatto ingiusto, essendo la convivenza ormai comunemente accettata a tutti i livelli sociali e non può ritenersi contraria a norme giuridiche o a regole, condivise dalla collettività, etiche, sociali o di costume.

Cassazione penale, sez. V, 11 marzo 2008, n. 15543