Cassazione penale, sez. V, 26 giugno 2007, n. 36068

Rischia il carcere la cameriera che fotografa la casa del datore di lavoro, anche se lavora in nero e cerca le prove del rapporto di lavoro.
La quinta sezione penale della Corte di Cassazione configura il reato di cui all’articolo 615 bis del codice penale (Interferenze illecite nella vita privata) nella condotta di una badante senza un regolare contratto, che fotografi la casa del datore di lavoro al fine di provare l’esistenza del suo rapporto di lavoro.
Secondo la Suprema Corte “l’essersi indebitamente procurato, mediante l’uso di strumenti di captazione visiva e segnatamente attraverso l’esecuzione di riprese fotografiche, immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nella privata dimora” integra il reato menzionato anche allorquando “l’abusiva captazione delle immagini o notizie riguardi chiunque faccia parte, nel luogo violato, di un nucleo privato con diritto alla riservatezza”.

Cassazione penale, sez. V, 26 giugno 2007, n. 36068