Cassazione penale, sez. V, 24 febbraio 2006, n. 13288
Nella sentenza citata la Suprema Corte ha ritenuto valida l’elezione di domicilio contenuta in un verbale redatto dalla polizia giudiziaria effettuata da un indagato presso il suo difensore d’ufficio, sebbene il dichiarante-indagato si sia rifutato di sottoscrivere il verbale stesso.
Invero la mancata sottoscrizione del verbale da parte del dichiarante può valere ad escludere l’elezione di domicilio in esso contenuta solo quando il verbalizzante indica il motivo per cui ci si sottrae alla sottoscrizione dello stesso, ovvero si da atto dell’intenzione di disconoscere l’elezione di domicilio stessa. (cfr. Sent.1606/2005; Sent. n. 25427/2003)
In aggiunta la Suprema Corte afferma che nel caso in cui l’indagato si rifiuti di sottoscrivere il verbale contenente l’elezione di domicilio, troverebbe comunque applicazione l’art. 161 c.p.p. (notifica al difensore).
Cassazione penale, sez. V, 24 febbraio 2006, n. 13288






