Corte dei conti – Sezione controllo Enti – Determinazione 29/2009 del 11 maggio 2009 – Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) per l’esercizio 2007.

Il referto sottolinea le risultanze positive del bilancio generale dell’INPS, per l’anno 2007, che mostra un avanzo finanziario di 9,3 mld ed economico di 6,9 mld. Dati parimenti favorevoli sono confermati nelle stime per il 2008, che appaiono, peraltro, dimezzate con la prima nota di variazione al preventivo 2009.

L’analisi delle singole gestioni evidenzia che in termini economici le risultanze generali si fondano sull’avanzo (8,7 mld) della gestione delle prestazioni temporanee, che ripiana il deficit complessivo del comparto del lavoro dipendente, nel cui ambito l’avanzo (5,3 mld) del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti è azzerato dal maggiore disavanzo strutturale (6,1 mld) delle contabilità separate (ex fondi trasporti, elettrici, telefonici e INPDAI).

Nel comparto del lavoro autonomo l’avanzo (7,5 mld) della gestione separata – i c.d. parasubordinati – finanzia, a titolo oneroso, il deficit ancora elevato degli artigiani (3,1 mld) e quello strutturale del settore agricolo (4,9 mld).

Concorrono alla positività del bilancio generale i cospicui e crescenti trasferimenti dal bilancio statale (76 mld), che finanziano anche prestazioni strettamente previdenziali.

Il patrimonio netto di 170 mld della gestione per le prestazioni temporanee deriva essenzialmente da crediti contabili verso le gestioni passive. Il debito di queste ultime (125 mld dell’intero comparto del lavoro dipendente e 15 mld del lavoro autonomo) – originato dall’insufficienza di finanziamento delle prestazioni erogate – rappresenta oneri certi per le prestazioni future e si avvale della solidarietà di comparto della gestione separata dei parasubordinati, che non appare coerente con lo specifico sistema a capitalizzazione.

Misure più incisive sono richieste per potenziare il finanziamento del sistema sia attraverso una più rapida e mirata azione ispettiva, diretta e sinergica con gli altri organi preposti, sia attraverso una efficace gestione della crescente mole dei crediti contributivi, assoggettati per di più ad elevati tassi di svalutazione.

I risparmi da sinergie previsti per legge, da parte dei maggiori enti previdenziali, hanno visto l’inutile decorso del 2008 e solo nei primi mesi del 2009 sono state preannunciate iniziative comuni per la razionalizzazione delle risorse professionali e la realizzazione delle c.d. “case del welfare”.

Andrà verificato il completamento del riordino dell’architettura organizzativa interna dell’Ente, demandato dai Ministri vigilanti ad un organo commissariale straordinario, che, nella seconda metà del 2008, ha ricondotto da 28 a 12 per aree omogenee le strutture di prima fascia della Direzione generale, aggregato le attività strumentali nelle Direzioni regionali e previsto una nuova articolazione delle funzioni sul territorio, secondo logiche di prossimità all’utenza.

Nonostante il personale sia sottodimensionato rispetto alla pianta organica – rideterminata in attuazione delle generali norme restrittive del 2008 – soprattutto nelle sedi periferiche operative, migliorano quantità e tempi di erogazione delle prestazioni, grazie alle costanti innovazioni organizzative e procedurali. Si impone, peraltro, in continuità con gli sforzi sino ad ora compiuti, un ulteriore impegno per eliminare gli oneri residuali derivanti da interessi per ritardato pagamento e contenere quelli connessi alle prestazioni indebite.

Nel contesto del riorientamento della spesa sociale, in termini di equità ed efficienza e del rafforzamento della sostenibilità del sistema pensionistico, merita attenzione l’esigenza di procedere alla razionalizzazione degli enti, della governance, della composizione e delle procedure di nomina degli organi, superando l’attuale assetto normativo ormai datato, vigente nel comparto della previdenza pubblica.