Decreto Legislativo 14 novembre 2024, n. 175
(Gazz. Uff. 28 novembre 2024, n. 279 - Suppl. Ord n. 40)
Testo unico della giustizia tributaria
Articolo 1
1. Ă approvato lâallegato testo unico delle disposizioni legislative in materia di giustizia tributaria.
2. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarĂ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. Ă fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Parte I
Ordinamento della giurisdizione tributaria
Titolo I
Gli organi
Capo I
Gli organi della giurisdizione tributaria
Articolo 1
Le corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado
(articolo 1 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Gli organi di giurisdizione in materia tributaria previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 636, sono riordinati in corti di giustizia tributaria di primo grado, aventi sede nel capoluogo di ogni provincia, ed in corti di giustizia tributaria di secondo grado, aventi sede nel capoluogo di ogni regione. Con decreto del presidente della corte di giustizia tributaria di primo o secondo grado sono determinati i criteri e le modalitĂ di funzionamento delle sezioni.
2. Nei comuni sedi di corte di appello, o di sezioni staccate di corte di appello ovvero di sezioni staccate di tribunali amministrativi regionali o comunque capoluoghi di provincia con oltre 120.000 abitanti alla data del 9 marzo 1999, distanti non meno di 100 chilometri dal comune capoluogo di regione, sono istituite sezioni staccate delle corti di giustizia tributaria di secondo grado nei limiti numerici dei contingenti di personale giĂ impiegato negli uffici di segreteria delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, senza incrementare il numero complessivo dei componenti delle medesime corti di giustizia tributaria, con corrispondente adeguamento delle sedi delle sezioni esistenti e conseguente riduzione delle relative spese. Lâistituzione delle sezioni staccate non deve comunque comportare maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.
3. In ciascuna delle province autonome di Trento e di Bolzano la giurisdizione di cui al comma 1 è esercitata da corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, aventi competenza sul territorio della provincia corrispondente, alle quali si applicano rispettivamente le disposizioni concernenti le corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado compatibili con le norme di legge e dello statuto regionale che le riguardano.
4. Le corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, il numero delle relative sezioni e i corrispondenti organici sono indicati nelle tabelle A e B allegate al presente testo unico.
5. Il numero delle sezioni di ciascuna corte di giustizia tributaria può essere adeguato, in relazione al flusso medio dei processi, con decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze di concerto con il Ministro della giustizia.
6. Alla istituzione di nuove corti di giustizia tributaria ed alle variazioni conseguenti, in relazione a mutamenti dellâassetto provinciale e regionale del territorio della Repubblica, si provvede con decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze di concerto con il Ministro della giustizia.
Articolo 2
La giurisdizione tributaria
(articolo 1-bis del decreto legislativo n. 545 del 1992; articolo 4, comma 39-bis, della legge n. 183 del 2011)
1. La giurisdizione tributaria è esercitata dai magistrati tributari di cui al comma 4 e dai giudici tributari presenti nel ruolo unico nazionale di cui al comma 2.
2. Nel ruolo unico nazionale dei componenti delle Corti di giustizia tributaria, tenuto dal Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, sono inseriti, ancorchĂŠ temporaneamente fuori ruolo, i giudici tributari in servizio alla data di entrata in vigore del presente testo unico. I giudici tributari, salvo quanto previsto nel terzo periodo, sono inseriti nel ruolo unico secondo la rispettiva anzianitĂ di servizio nella qualifica. I componenti delle Corti di giustizia tributaria nominati a seguito di appositi bandi pubblicati a partire da quello del 3 agosto 2011, Gazzetta Ufficiale, 4ÂŞ serie speciale, n. 65 del 16 agosto 2011, sono inseriti nel ruolo unico secondo lâordine dagli stessi conseguito in funzione del punteggio complessivo per i titoli valutati nelle relative procedure selettive. In caso di pari anzianitĂ di servizio nella qualifica ovvero di pari punteggio, i componenti delle Corti di giustizia tributaria sono inseriti nel ruolo unico secondo lâanzianitĂ anagrafica. A decorrere dallâanno 2013, il ruolo unico è reso pubblico annualmente, entro il mese di gennaio, attraverso il sito istituzionale del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria.
3. I magistrati tributari sono reclutati secondo le modalitĂ previste dagli articoli da 5 a 8.
4. Lâorganico dei magistrati tributari è individuato in 448 unitĂ presso le corti di giustizia tributaria di primo grado e 128 unitĂ presso le corti di giustizia tributaria di secondo grado.
5. I criteri di valutazione e i punteggi di cui alla tabella C allegata al presente decreto sono modificati, su conforme parere del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, con decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze.
Articolo 3
La composizione delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado
(articolo 2 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. A ciascuna delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado è preposto un presidente che presiede anche la prima sezione. Lâincarico ha durata quadriennale a decorrere dalla data di esercizio effettivo delle funzioni ed è rinnovabile per una sola volta e per un uguale periodo, previa valutazione positiva da parte del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria dellâattivitĂ svolta nel primo triennio del quadriennio iniziale. Il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria stabilisce con proprio regolamento il procedimento e le modalitĂ di tale valutazione, garantendo la previa interlocuzione con lâinteressato. Il Presidente non può essere nominato tra soggetti che raggiungeranno lâetĂ pensionabile entro i quattro anni successivi alla nomina.
2. A seguito di valutazione negativa da parte del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria e comunque allâesito dellâottavo anno di esercizio delle funzioni di cui al comma 1, il giudice tributario è riassegnato a sua richiesta, salvo tramutamento allâesercizio di funzioni analoghe o diverse allâincarico di presidente di sezione nella corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado a cui era preposto ovvero in quella di precedente provenienza.
3. Il presidente della corte di giustizia tributaria, in caso di assenza o di impedimento, è sostituito nelle funzioni non giurisdizionali dal presidente di sezione con maggiore anzianitĂ nellâincarico subordinatamente dâetĂ .
4. Il presidente della corte di giustizia tributaria con oltre quindici sezioni può delegare sue attribuzioni non giurisdizionali ad uno o piÚ presidenti di sezione con i criteri di cui al comma 3.
5. A ciascuna sezione è assegnato un presidente, un vice-presidente e non meno di due magistrati o giudici tributari.
6. Ogni corte in composizione collegiale è presieduta dal presidente della sezione o dal vicepresidente e giudica con numero invariabile di tre votanti.
7. Se in una sezione mancano i componenti necessari per costituire il collegio giudicante, il presidente della corte di giustizia tributaria designa i componenti di altre sezioni.
Articolo 4
I presidenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado e delle sezioni
(articolo 3 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. I presidenti delle corti di giustizia tributaria di primo grado sono nominati tra i magistrati tributari ovvero tra quelli ordinari, amministrativi, contabili o militari, in servizio o a riposo, secondo la graduatoria redatta sulla base delle disposizioni contenute nellâarticolo 17.
2. I presidenti di sezione delle corti di giustizia tributaria di primo grado sono nominati tra i magistrati tributari ovvero tra quelli ordinari, amministrativi, contabili o militari, in servizio o a riposo, secondo la graduatoria redatta sulla base delle disposizioni contenute nellâarticolo 17. I vicepresidenti di sezione delle corti di giustizia tributaria di primo grado sono nominati tra i magistrati di cui al comma 1, ovvero tra i componenti che abbiano esercitato, per almeno cinque anni, le funzioni di giudice tributario, purchĂŠ in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio, secondo la graduatoria redatta sulla base delle disposizioni contenute nellâarticolo 17.
3. I presidenti delle corti di giustizia tributaria di secondo grado sono nominati tra i magistrati tributari ovvero tra quelli ordinari, amministrativi, contabili o militari, in servizio o a riposo, secondo la graduatoria redatta sulla base delle disposizioni contenute nellâarticolo 17.
4. I presidenti di sezione delle corti di giustizia tributaria di secondo grado sono nominati tra i magistrati tributari ovvero tra quelli ordinari, amministrativi, contabili o militari, in servizio o a riposo, secondo la graduatoria redatta sulla base delle disposizioni contenute nellâarticolo 17. I vicepresidenti di sezione delle corti di giustizia tributaria di secondo grado sono nominati tra i magistrati di cui al comma 3 ovvero tra i componenti che abbiano esercitato, per almeno dieci anni, le funzioni di giudice tributario di secondo grado, purchĂŠ in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio, secondo la graduatoria redatta sulla base delle disposizioni contenute nellâarticolo 17.
Articolo 5
I magistrati delle corti di giustizia tributaria di primo grado
(articolo 4 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. La nomina a magistrato tributario si consegue mediante un concorso per esami bandito in relazione ai posti vacanti e a quelli che si renderanno vacanti nel quadriennio successivo, per i quali può essere attivata la procedura di reclutamento.
2. Il concorso per esami consiste in una prova scritta, effettuata con le procedure di cui allâarticolo 8 del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 1860, e in una prova orale.
3. La prova scritta ha la prevalente funzione di verificare la capacitĂ di inquadramento logico sistematico del candidato e consiste nello svolgimento di due elaborati teorici rispettivamente vertenti sul diritto tributario e sul diritto civile o commerciale, nonchĂŠ in una prova teorico-pratica consistente nella redazione di una sentenza in materia tributaria.
4. La prova orale verte su:
a) diritto tributario e diritto processuale tributario;
b) diritto civile e diritto processuale civile;
c) diritto penale tributario;
d) diritto costituzionale e diritto amministrativo;
e) diritto commerciale;
f) diritto dellâUnione europea;
g) contabilitĂ aziendale e bilancio;
h) elementi di informatica giuridica;
i) colloquio in una lingua straniera, indicata dal candidato allâatto della domanda di partecipazione al concorso, scelta fra le seguenti: inglese, spagnolo, francese e tedesco.
5. Sono ammessi alla prova orale i candidati che ottengono un punteggio non inferiore a dodici ventesimi in ciascun elaborato della prova scritta. Conseguono lâidoneitĂ i candidati che ottengono un punteggio non inferiore a sei decimi in ciascuna delle materie della prova orale di cui al comma 4, lettere da a) a h), e un giudizio di sufficienza nel colloquio nella lingua straniera prescelta e comunque una votazione complessiva nelle due prove non inferiore a novanta punti. Non sono ammesse frazioni di punto. Agli effetti di cui allâarticolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, il giudizio in ciascuna delle prove scritte e orali è motivato con lâindicazione del solo punteggio numerico e il giudizio di insufficienza è motivato con la sola formula ÂŤnon idoneoÂť.
6. Con decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze, previa deliberazione conforme del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, terminata la valutazione degli elaborati scritti, sono nominati componenti della commissione esaminatrice docenti universitari delle lingue indicate dai candidati ammessi alla prova orale. I commissari cosĂŹ nominati partecipano in soprannumero ai lavori della commissione, ovvero delle sottocommissioni, qualora formate, limitatamente alle prove orali relative alla lingua straniera della quale sono docenti.
7. Per la copertura dei posti di magistrato tributario nella provincia di Bolzano si applicano gli specifici requisiti previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752, fermo restando, comunque, che il colloquio di cui al comma 4, lettera i), deve svolgersi in una lingua diversa rispetto a quella obbligatoria per il conseguimento dellâimpiego.
Articolo 6
Requisiti per lâammissione al concorso per esami
(articolo 4-bis del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Al concorso per esami di cui allâarticolo 5 sono ammessi i laureati che siano in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, ovvero del diploma di laurea magistrale in Scienze dellâeconomia (classe LM-56) o in Scienze economico-aziendali (classe LM-77) o di titoli degli ordinamenti previgenti a questi equiparati. Ă necessaria, altresĂŹ, la sussistenza dei seguenti requisiti:
a) essere cittadini italiani;
b) avere lâesercizio dei diritti civili;
c) essere di condotta incensurabile;
d) non essere stati dichiarati per tre volte non idonei nel concorso per esami di cui allâarticolo 5, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda;
e) gli altri requisiti richiesti dalle leggi vigenti.
Articolo 7
Indizione del concorso e svolgimento della prova scritta
(articolo 4-ter del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Il concorso per esami di cui allâarticolo 5 si svolge con cadenza di norma annuale in una o piĂš sedi stabilite con il decreto con il quale è bandito.
2. Il concorso è bandito con decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze, previa deliberazione conforme del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, che determina il numero dei posti messi a concorso. Con successivi decreti del Ministro dellâeconomia e delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, sono determinati il luogo e il calendario di svolgimento della prova scritta.
3. La domanda di partecipazione al concorso per esami per magistrato tributario è presentata, per via telematica, al Ministero dellâeconomia e delle finanze secondo le modalitĂ e nei termini stabiliti con il bando di concorso. Il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria non ammette a partecipare al concorso i candidati le cui domande sono inviate in difformitĂ da quanto stabilito nel bando di concorso. Il provvedimento di esclusione è comunicato agli interessati almeno trenta giorni prima dello svolgimento della prova scritta.
4. In considerazione del numero delle domande, la prova scritta può aver luogo contemporaneamente in Roma e in altre sedi, assicurando il collegamento a distanza della commissione esaminatrice con le diverse sedi.
5. Ove la prova scritta abbia luogo contemporaneamente in piĂš sedi, la commissione esaminatrice espleta le operazioni inerenti alla formulazione e alla scelta dei temi e presiede allo svolgimento delle prove presso la sede di svolgimento della prova in Roma. Presso le altre sedi le funzioni della commissione per il regolare espletamento delle prove scritte sono attribuite ad un comitato di vigilanza nominato con decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze, previa delibera del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, e composto da cinque magistrati scelti tra i magistrati tributari di cui allâarticolo 2, comma 4, ovvero tra quelli ordinari, amministrativi, contabili o militari, in servizio o a riposo presenti nella giurisdizione tributaria di cui allâarticolo 2, dei quali uno con anzianitĂ di servizio non inferiore a otto anni, con funzioni di presidente, coadiuvato da personale amministrativo dellâarea funzionari in servizio presso il Ministero dellâeconomia e delle finanze, come definita dal contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Funzioni centrali, con funzioni di segreteria. Il comitato svolge la sua attivitĂ in ogni seduta con la presenza di non meno di tre componenti. In caso di assenza o impedimento, il presidente è sostituito dal magistrato piĂš anziano. Si applica ai predetti magistrati la disciplina dellâesonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali limitatamente alla durata delle prove.
6. Le spese per il concorso sono poste a carico del candidato nella misura forfettaria di euro 50, da corrispondere al momento della presentazione della domanda, e sono reiscritte nellâapposito capitolo di spesa della missione ÂŤGiustizia tributariaÂť dello stato di previsione del Ministero dellâeconomia e delle finanze. Le modalitĂ di versamento del contributo di cui al presente comma sono stabilite con decreto, avente natura non regolamentare, del Ministro dellâeconomia e delle finanze. Il contributo è aggiornato ogni tre anni, con le medesime modalitĂ , sulla base della variazione dellâindice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, rilevata dallâIstituto nazionale di statistica (ISTAT).
Articolo 8
Commissione di concorso
(articolo 4-quater del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. La commissione di concorso è nominata, entro il quindicesimo giorno antecedente lâinizio della prova scritta, con decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze, adottato previa delibera del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria.
2. La commissione di concorso è composta dal presidente di una corte di giustizia tributaria di secondo grado, che la presiede, da venti magistrati scelti tra magistrati tributari, ordinari, amministrativi, contabili e militari con almeno quindici anni di anzianitĂ , da quattro professori universitari di ruolo, di cui due titolari dellâinsegnamento di diritto tributario, gli altri titolari di uno degli insegnamenti delle altre materie oggetto di esame, nonchĂŠ da due avvocati iscritti allâalbo speciale dei patrocinanti dinanzi alle magistrature superiori, nominati su proposta del Consiglio nazionale forense e da due dottori commercialisti con almeno quindici anni di anzianitĂ , nominati su proposta del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Ai professori universitari componenti della commissione si applicano, a loro richiesta, le disposizioni di cui allâarticolo 13, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382. Al presidente e ai magistrati componenti della commissione si applica la disciplina dellâesonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali, ai sensi del comma 9 del presente articolo. Non possono essere nominati componenti della commissione coloro che, nei dieci anni precedenti, hanno prestato, a qualsiasi titolo e modo, attivitĂ di docenza nelle scuole di preparazione al concorso per magistrato tributario, ordinario, amministrativo e contabile. Con il decreto di cui al comma 1 possono essere nominati i commissari supplenti destinati a sostituire i titolari in caso di assenza o di impedimento.
3. Nel caso in cui non sia possibile completare la composizione della commissione ai sensi del comma 2, il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria nomina dâufficio, come componenti, magistrati che non hanno prestato il loro consenso allâesonero dalle funzioni. Non possono essere nominati i magistrati che abbiano fatto parte della commissione in uno dei tre concorsi precedenti.
4. Nella seduta di cui allâarticolo 8, sesto comma, del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 1860, la commissione definisce i criteri per la valutazione omogenea degli elaborati scritti. I criteri per la valutazione delle prove orali sono definiti prima dellâinizio delle stesse. Alle sedute per la definizione dei suddetti criteri devono partecipare tutti i componenti della commissione, salvi i casi di forza maggiore e di legittimo impedimento, la cui valutazione è rimessa al Consiglio di presidenza della giustizia tributaria. In caso di mancata partecipazione, senza adeguata giustificazione, a una di tali sedute o comunque a due sedute di seguito, il Consiglio di presidenza può deliberare la revoca del componente e la sua sostituzione con le modalitĂ previste dal comma 1.
5. Il presidente della commissione e gli altri componenti possono essere nominati anche tra i magistrati a riposo da non piĂš di due anni e tra i professori universitari a riposo da non piĂš di due anni che, allâatto della cessazione dal servizio, erano in possesso dei requisiti per la nomina.
6. In caso di assenza o impedimento del presidente della commissione, le relative funzioni sono svolte dal magistrato con maggiore anzianitĂ di servizio presente in ciascuna seduta.
7. Se i candidati che hanno portato a termine la prova scritta sono piĂš di trecento, il presidente, dopo aver provveduto alla valutazione di almeno venti candidati in seduta plenaria con la partecipazione di tutti i componenti della commissione, forma per ogni seduta due sottocommissioni, a ciascuna delle quali assegna, secondo criteri obiettivi, la metĂ dei candidati da esaminare. Le sottocommissioni sono rispettivamente presiedute dal presidente o dal magistrato piĂš anziano presenti, a loro volta sostituiti, in caso di assenza o impedimento, dai magistrati piĂš anziani presenti, e assistite ciascuna da un segretario. La commissione delibera su ogni oggetto eccedente la competenza delle sottocommissioni. Per la valutazione degli elaborati scritti il presidente suddivide ciascuna sottocommissione in tre collegi, composti ciascuno di almeno tre componenti, presieduti dal presidente o dal magistrato piĂš anziano. In caso di paritĂ di voti, prevale quello di chi presiede. Ciascun collegio della medesima sottocommissione esamina gli elaborati di una delle materie oggetto della prova relativamente ad ogni candidato.
8. Per i requisiti di ammissione, le procedure di concorso e i lavori della commissione e delle sottocommissioni se istituite si applicano, in quanto compatibili e per quanto non espressamente previsto nel presente testo unico, le disposizioni degli articoli 7, 12,13,14,15 e 16 del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 1860, e del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160 (1).
9. Lâesonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali, deliberato dal Consiglio di presidenza della giustizia tributaria e dagli altri organi di autogoverno contestualmente alla nomina a componente della commissione, ha effetto dallâinsediamento del magistrato sino alla formazione della graduatoria finale dei candidati.
10. Le attivitĂ di segreteria della commissione e delle sottocommissioni sono esercitate da personale amministrativo dellâArea funzionari in servizio presso il Ministero dellâeconomia e delle finanze, come definita dal contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Funzioni centrali, e sono coordinate dal titolare del competente ufficio del Dipartimento della giustizia tributaria del Ministero dellâeconomia e delle finanze.
[1] Comma modificato dallâarticolo 1, comma 143, lettera a), della Legge 30 dicembre 2024, n. 207.
Articolo 9
Nomina e tirocinio del magistrato tributario
(articolo 4-quinquies del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. I concorrenti dichiarati idonei allâesito del concorso per esami sono classificati secondo il punteggio complessivo conseguito e, nello stesso ordine, sono nominati, con decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze, magistrato tributario, nei limiti dei posti messi a concorso. I documenti comprovanti il possesso di titoli di preferenza, a paritĂ di punteggio, ai fini della nomina, sono presentati, a pena di decadenza, entro il giorno di svolgimento della prova orale.
2. I magistrati tributari nominati a seguito del superamento del concorso di cui allâarticolo 5 svolgono un tirocinio formativo articolato in due sessioni consecutive della durata di tre mesi ciascuna presso le corti di giustizia tributaria con la partecipazione allâattivitĂ giurisdizionale relativa alle controversie rientranti nella rispettiva competenza in composizione collegiale. Nella seconda sessione trimestrale di cui al primo periodo e nellâipotesi di cui al comma 3, al magistrato tributario in tirocinio è assegnato un carico di lavoro fissato con delibera del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria. Con delibera del Consiglio di presidenza sono individuati i magistrati tributari affidatari presso i quali i magistrati tributari svolgono il tirocinio, le modalitĂ di affidamento e i criteri per il conseguimento del giudizio di idoneitĂ al conferimento delle funzioni giurisdizionali.
3. Il magistrato tributario in tirocinio valutato negativamente è ammesso ad un nuovo periodo di tirocinio della durata di sei mesi. Al termine del secondo tirocinio e allâesito della relativa scheda valutativa redatta dal magistrato tributario affidatario, il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria delibera nuovamente; la seconda deliberazione negativa determina la cessazione del rapporto di impiego del magistrato tributario in tirocinio.
Articolo 10
I componenti delle corti di giustizia tributaria di secondo grado
(articolo 5 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. I componenti delle corti di giustizia tributaria di secondo grado sono nominati tra i magistrati tributari di cui allâarticolo 2, comma 4, e i giudici tributari presenti nel ruolo unico di cui allâarticolo 2, comma 2.
Articolo 11
Formazione continua dei giudici e magistrati tributari
(articolo 5-bis del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, con proprio regolamento, definisce i criteri e le modalitĂ della formazione continua e dellâaggiornamento professionale dei giudici e dei magistrati tributari di cui allâarticolo 2, comma 1, mediante la frequenza di corsi periodici di carattere teorico-pratico organizzati e gestiti sulla base di apposita convenzione, prioritariamente, dalla Scuola nazionale dellâamministrazione con modalitĂ separate e corsi distinti rispetto ai corsi di formazione destinati allâamministrazione finanziaria o, subordinatamente, dalle universitĂ accreditate ai sensi del decreto legislativo 27 gennaio 2012, n. 19 o da altri enti pubblici. Agli oneri per la formazione di cui al primo periodo si provvede nellâambito degli stanziamenti annuali dellâapposita voce di bilancio in favore dello stesso Consiglio e sulla base di un programma di formazione annuale, comunicato al Ministero dellâeconomia e delle finanze entro il mese di luglio dellâanno precedente lo svolgimento dei corsi medesimi.
Articolo 12
La formazione delle sezioni e dei collegi giudicanti
(articolo 6 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Con provvedimento del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria sono istituite sezioni specializzate in relazione a questioni controverse individuate con il provvedimento stesso.
2. I presidenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado assegnano il ricorso ad una delle sezioni, tenendo conto, preliminarmente, della specializzazione di cui al comma 1 e applicando successivamente i criteri cronologici e casuali. I presidenti delle corti di giustizia tributaria di primo grado assegnano il ricorso al giudice monocratico nei casi previsti dallâarticolo 49.
3. Nel caso in cui il giudice, in composizione monocratica o collegiale, rilevi che la controversia ad esso assegnata avrebbe dovuto essere trattata dalla corte di giustizia tributaria in altra composizione, la rimette al presidente della sezione per il rinnovo dellâassegnazione.
4. Il presidente di ciascuna sezione, allâinizio di ogni anno, stabilisce il calendario delle udienze ed, allâinizio di ogni trimestre, la composizione dei collegi giudicanti in base ai criteri di massima stabiliti dal Consiglio di presidenza, avuto riguardo anche ai carichi esigibili definiti per i magistrati e i giudici tributari.
5. Il presidente della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado, col decreto di cui al comma 2, indica una o piĂš delle sezioni, che, nel periodo di sospensione feriale dei termini processuali, procedono allâesame delle domande di sospensione cautelare del provvedimento impugnato.
Capo II
I componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado
Articolo 13
Requisiti generali
(articolo 7 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. I componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado debbono:
a) essere cittadini italiani;
b) avere lâesercizio dei diritti civili e politici;
c) non aver riportato condanne per delitti comuni non colposi o per contravvenzioni a pena detentiva o per reati tributari e non essere stati sottoposti a misure di prevenzione o di sicurezza;
d) non avere superato, alla data di scadenza del termine stabilito nel bando di concorso per la presentazione della domanda di ammissione, sessantasette anni di etĂ ;
e) avere idoneitĂ fisica e psichica;
f) essere muniti di laurea magistrale o quadriennale in materie giuridiche o economico-aziendalistiche.
Articolo 14
IncompatibilitĂ
(articolo 8 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Ai magistrati tributari reclutati ai sensi dellâarticolo 5 si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni contenute, nel titolo I, capo II, dellâordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12.
2. Non possono essere componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, finchĂŠ permangono in attivitĂ di servizio o nellâesercizio delle rispettive funzioni o attivitĂ professionali:
a) i membri del Parlamento nazionale e del Parlamento europeo;
b) i consiglieri regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali e gli amministratori di altri enti che applicano tributi o hanno partecipazione al gettito dei tributi indicati nellâarticolo 46, nonchĂŠ coloro che, come dipendenti di detti enti o come componenti di organi collegiali, concorrono allâaccertamento dei tributi stessi;
c) i dipendenti dellâAmministrazione finanziaria che prestano servizio presso gli uffici delle Agenzie delle entrate e dellâAgenzia delle dogane e dei monopoli, di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300;
d) gli appartenenti al Corpo della Guardia di finanza;
e) i soci, gli amministratori e i dipendenti delle societĂ concessionarie del servizio di riscossione delle imposte o preposte alla gestione dellâanagrafe tributaria e di ogni altro servizio tecnico del Ministero dellâeconomia e delle finanze;
f) i prefetti;
g) coloro che ricoprono incarichi direttivi o esecutivi nei partiti o movimenti politici;
h) coloro che in qualsiasi forma, anche se in modo saltuario o accessorio ad altra prestazione, direttamente o attraverso forme associative, esercitano lâattivitĂ di consulenza tributaria, detengono le scritture contabili e redigono i bilanci, ovvero svolgono attivitĂ di consulenza, assistenza o di rappresentanza, a qualsiasi titolo e anche nelle controversie di carattere tributario, di contribuenti singoli o associazioni di contribuenti, di societĂ di riscossione dei tributi o di altri enti impositori;
i) gli appartenenti alle Forze armate ed i funzionari civili dei Corpi di polizia;
l) coloro che sono iscritti in albi professionali, elenchi, ruoli e il personale dipendente individuati nellâarticolo 57 ed esercitano, anche in forma non individuale, le attivitĂ individuate nella lettera h).
3. Non possono essere componenti di corte di giustizia tributaria di primo grado i coniugi, i conviventi o i parenti fino al secondo grado o gli affini in primo grado di coloro che, iscritti in albi professionali, esercitano, anche in forma non individuale, le attivitĂ individuate nella lettera h) nella regione e nelle province confinanti con la predetta regione dove ha sede la corte di giustizia tributaria di primo grado. Non possono, altresĂŹ, essere componenti delle corti di giustizia tributaria di secondo grado i coniugi, i conviventi o i parenti fino al secondo grado o gli affini in primo grado di coloro che, iscritti in albi professionali, esercitano, anche in forma non individuale, le attivitĂ individuate nella lettera h) del comma 2 nella regione dove ha sede la corte di giustizia tributaria di secondo grado ovvero nelle regioni con essa confinanti. Allâaccertamento della sussistenza delle cause di incompatibilitĂ previste nei periodi che precedono provvede il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria.
4. Non possono essere componenti dello stesso collegio i coniugi, i conviventi, nonchĂŠ i parenti ed affini entro il quarto grado.
5. Nessuno può essere componente di piÚ corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado.
6. I componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, che vengano a trovarsi in una delle condizioni di cui al comma 2, lettere a) e b) o che siano nominati giudici costituzionali, sono sospesi dallâincarico fino alla data di cessazione dellâincompatibilitĂ ; successivamente alla suddetta data, essi riassumono le rispettive funzioni anche in soprannumero presso la corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado di appartenenza.
Articolo 15
Procedimenti di nomina dei componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado
(articolo 9 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Alla prima e alle successive nomine dei magistrati tributari nonchĂŠ alle nomine dei giudici tributari di cui allâarticolo 2, comma 1, si provvede con decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze, previa deliberazione conforme del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria.
2. Il Consiglio di presidenza procede alle deliberazioni di cui al comma 1, relative alle nomine successive alla prima, sulla base di elenchi formati relativamente ad ogni corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado e comprendenti tutti gli appartenenti alle categorie indicate negli articoli 4, 5 e 10 per il posto da conferire, che hanno comunicato la propria disponibilitĂ allâincarico e sono in possesso dei requisiti prescritti.
3. Per le corti di giustizia tributaria di secondo grado i posti da conferire sono attribuiti in modo da assicurare progressivamente la presenza in tali corti di giustizia tributaria di due terzi dei giudici selezionati tra i magistrati ordinari, amministrativi, militari e contabili, in servizio o a riposo, ovvero gli avvocati dello Stato, a riposo.
Articolo 16
Giuramento
(articolo 10 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. I componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, prima dellâimmissione nelle loro funzioni, prestano giuramento, pronunziando e sottoscrivendo la formula: ÂŤGiuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservare lealmente le leggi dello Stato e di adempiere con coscienza ai doveri inerenti al mio ufficioÂť.
2. I presidenti delle corti di giustizia tributaria di secondo grado prestano giuramento dinanzi al presidente del Consiglio di presidenza.
3. I presidenti delle corti di giustizia tributaria di primo grado prestano giuramento dinanzi al presidente della corte di giustizia tributaria di secondo grado nella cui circoscrizione ha sede la corte di giustizia tributaria cui sono destinati.
4. I presidenti di sezione e gli altri componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado prestano giuramento dinanzi al presidente della corte di giustizia tributaria cui sono destinati.
5. I verbali di giuramento sono conservati presso lâufficio cui appartiene lâorgano dinanzi al quale esso è stato prestato.
Articolo 17
Durata dellâincarico e assegnazione degli incarichi per trasferimento
(articoli 11 del decreto legislativo n. 545 del 1992 e 8, comma 1, della legge n. 130 del 2022)
1. La nomina dei giudici tributari presenti nel ruolo unico di cui allâarticolo 2, comma 2, a una delle funzioni dei componenti delle corti di giustizia tributarie di primo e secondo grado non costituisce in nessun caso rapporto di pubblico impiego.
2. I magistrati tributari di cui allâarticolo 2, comma 3, e i giudici tributari del ruolo unico di cui allâarticolo 2, comma 2, indipendentemente dalle funzioni svolte, cessano dallâincarico, in ogni caso, al compimento del settantesimo anno di etĂ .
3. I presidenti di sezione, i vicepresidenti e i componenti delle corti di giustizia tributarie di primo e secondo grado non possono essere assegnati alla stessa sezione della medesima corte per piĂš di cinque anni consecutivi.
4. I componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, indipendentemente dalla funzione o dallâincarico svolti, non possono concorrere allâassegnazione di altri incarichi prima di due anni dal giorno in cui sono stati immessi nelle funzioni dellâincarico ricoperto.
5. Ferme restando le modalitĂ indicate nel comma 6, lâassegnazione del medesimo incarico o di diverso incarico per trasferimento dei componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado in servizio è disposta, salvo giudizio di demerito, sulla base dei punteggi stabiliti dalla tabella C allegata al presente testo unico. Il Consiglio di presidenza, in caso di vacanza nei posti di presidente, di presidente di sezione, di vicepresidente e di componente presso una sede giudiziaria di corte di giustizia tributaria, provvede a bandire, almeno una volta lâanno e con prioritĂ rispetto alle procedure concorsuali di cui allâarticolo 5 e a quelle per diverso incarico, interpelli per il trasferimento di giudici che ricoprono la medesima funzione o una funzione superiore.
6. Lâassegnazione degli incarichi è disposta nel rispetto delle seguenti modalitĂ :
a) la vacanza nei posti di presidente, di presidente di sezione, di vicepresidente delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado e di componente delle corti di giustizia tributaria è portata dal Consiglio di presidenza a conoscenza di tutti i componenti delle corti di giustizia tributaria in servizio, a prescindere dalle funzioni svolte, con indicazione del termine entro il quale chi aspira allâincarico deve presentare domanda;
b) alla nomina per ciascuno degli incarichi di cui alla lettera a) si procede sulla base di elenchi formati relativamente ad ogni corte di giustizia tributaria e comprendenti tutti gli appartenenti alle categorie indicate negli articoli 4, 5 e 10 per il posto da conferire, che hanno comunicato la propria disponibilitĂ allâincarico e sono in possesso dei requisiti prescritti. Alla comunicazione di disponibilitĂ allâincarico deve essere allegata la documentazione circa lâappartenenza ad una delle categorie indicate negli articoli 4, 5 e 10 ed il possesso dei requisiti prescritti, nonchĂŠ la dichiarazione di non essere in alcuna delle situazioni di incompatibilitĂ indicate allâarticolo 14. Le esclusioni dagli elenchi di coloro che hanno comunicato la propria disponibilitĂ allâincarico, senza essere in possesso dei requisiti prescritti, sono deliberate dal Consiglio di presidenza;
c) la scelta tra gli aspiranti è adottata dal Consiglio di presidenza, salvo giudizio di demerito del candidato, secondo i criteri di valutazione ed i punteggi stabiliti dalla tabella C e, nel caso di parità di punteggio, della maggiore anzianità anagrafica.
7. Il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria esprime giudizio di demerito ove ricorra una delle seguenti condizioni:
a) sanzione disciplinare irrogata al candidato nel quinquennio antecedente la data di scadenza della domanda per lâincarico per il quale concorre;
b) rapporto annuo pari o superiore al 60 per cento tra il numero dei provvedimenti depositati oltre il termine di trenta giorni a decorrere dalla data di deliberazione e il totale dei provvedimenti depositati dal singolo candidato.
8. Nei casi di necessitĂ di servizio, il Ministro dellâeconomia e delle finanze può disporre, su richiesta del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, lâanticipazione nellâassunzione delle funzioni.
9. La disposizione di cui al comma 2 si applica a decorrere dal 1° gennaio 2029. Fino al 31 dicembre 2028, i componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, indipendentemente dalle funzioni svolte, cessano dallâincarico, in ogni caso:
a) il 1° gennaio 2026 qualora abbiano compiuto settantatrĂŠ anni di etĂ entro il 31 dicembre 2025, ovvero al compimento del settantatreesimo anno di etĂ nel corso dellâanno 2026;
b) il 1° gennaio 2027 qualora abbiano compiuto settantadue anni di etĂ entro il 31 dicembre 2026, ovvero al compimento del settantaduesimo anno di etĂ nel corso dellâanno 2027;
c) il 1° gennaio 2028 qualora abbiano compiuto settantuno anni di etĂ entro il 31 dicembre 2027, ovvero al compimento del settantunesimo anno di etĂ nel corso dellâanno 2028 (1).
[1] Comma sostituito dallâarticolo 1, comma 143, lettera b), della Legge 30 dicembre 2024, n. 207.
Articolo 18
Decadenza dallâincarico
(articolo 12 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Decadono dallâincarico i componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado che:
a) perdono uno dei requisiti di cui allâarticolo 13;
b) incorrono in uno dei motivi di incompatibilitĂ previsti dallâarticolo 14;
c) cessano, se magistrati o altri dipendenti dellâamministrazione pubblica in attivitĂ di servizio, dallâimpiego per causa diversa dal collocamento a riposo o da dimissioni volontarie, secondo i rispettivi ordinamenti;
d) omettono, senza giustificato motivo, di assumere lâincarico entro trenta giorni dalla comunicazione del decreto di nomina;
e) non partecipano, senza giustificato motivo, a tre sedute consecutive.
2. La decadenza è dichiarata con decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze previa deliberazione del Consiglio di presidenza.
Articolo 19
Trattamento economico dei giudici tributari
(articolo 13 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Il Ministro dellâeconomia e delle finanze con proprio decreto determina il compenso fisso mensile spettante ai componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado presenti nel ruolo unico di cui allâarticolo 2, comma 2.
2. Con il decreto di cui al comma 1, oltre al compenso mensile viene determinato un compenso aggiuntivo per ogni ricorso definito, anche se riunito ad altri ricorsi, secondo criteri uniformi, che debbono tener conto delle funzioni e dellâapporto di attivitĂ di ciascuno alla trattazione della controversia, compresa la deliberazione e la redazione della sentenza, nonchĂŠ, per i residenti in comuni diversi della stessa regione da quello in cui ha sede la corte di giustizia tributaria, delle spese sostenute per lâintervento alle sedute della corte. Il compenso è liquidato in relazione ad ogni provvedimento emesso.
3. La liquidazione dei compensi e i relativi pagamenti sono disposti dal competente dirigente dellâufficio di segreteria della Corte di giustizia tributaria individuato con il decreto di cui allâarticolo 43, comma 1.
4. I compensi di cui ai commi 1, 2 e 3 sono cumulabili con i trattamenti pensionistici e di quiescenza comunque denominati.
5. I compensi di cui ai commi 1, 2 e 3 non possono superare in ogni caso lâimporto di euro 72.000 lordi annui.
6. Ai giudici che partecipano da remoto alla trattazione delle cause non spetta alcun trattamento di missione nĂŠ alcun rimborso spese.
Articolo 20
Trattamento economico dei magistrati tributari
(articolo 13-bis del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Ai magistrati tributari reclutati per concorso, secondo le modalitĂ di cui allâarticolo 5, si applicano le disposizioni in materia di trattamento economico previsto per i magistrati ordinari, in quanto compatibili.
2. Gli stipendi del personale indicato nel comma 1 sono determinati, esclusivamente in base allâanzianitĂ di servizio, nella misura prevista nella tabella D allegata al presente testo unico, con decorrenza dal 1° gennaio 2024, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 giugno 2024, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 141 del 18 giugno 2024, salva lâattribuzione dellâindennitĂ integrativa speciale.
Articolo 21
ResponsabilitĂ
(articolo 14 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Ai componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado si applicano le disposizioni della legge 13 aprile 1988, n. 117, concernente il risarcimento dei danni cagionati nellâesercizio delle funzioni giurisdizionali.
Articolo 22
Vigilanza e sanzioni disciplinari
(articolo 15 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Il presidente di ciascuna corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado esercita la vigilanza sugli altri componenti e sulla qualitĂ e lâefficienza dei servizi di segreteria della propria corte, al fine di segnalarne le risultanze al Dipartimento della giustizia tributaria del Ministero dellâeconomia e delle finanze per i provvedimenti di competenza. Il presidente di ciascuna corte di giustizia tributaria di secondo grado esercita la vigilanza sulla attivitĂ giurisdizionale delle corti di giustizia tributaria di primo grado aventi sede nella circoscrizione della stessa e sui loro componenti.
2. I componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, per comportamenti non conformi a doveri o alla dignitĂ del proprio ufficio, sono soggetti alle sanzioni individuate nei commi da 3 a 7.
3. Si applica la sanzione dellâammonimento per lievi trasgressioni.
4. Si applica la sanzione non inferiore alla censura, per:
a) i comportamenti che, violando i doveri di cui al comma 2, arrecano ingiusto danno o indebito vantaggio a una delle parti;
b) la consapevole inosservanza dellâobbligo di astensione nei casi previsti dalla legge;
c) i comportamenti che, a causa dei rapporti comunque esistenti con i soggetti coinvolti nel procedimento ovvero a causa di avvenute interferenze, costituiscano violazione del dovere di imparzialitĂ ;
d) i comportamenti abitualmente o gravemente scorretti nei confronti delle parti, dei loro difensori, o di chiunque abbia rapporti con il giudice nellâambito della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado, ovvero nei confronti di altri giudici o di collaboratori;
e) lâingiustificata interferenza nellâattivitĂ giudiziaria di altro giudice;
f) lâomessa comunicazione al presidente della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado da parte del giudice destinatario delle avvenute interferenze;
g) il perseguimento di fini diversi da quelli di giustizia;
h) la scarsa laboriositĂ , se abituale;
i) la grave o abituale violazione del dovere di riservatezza;
l) lâuso della qualitĂ di giudice tributario al fine di conseguire vantaggi ingiusti;
m) la reiterata e grave inosservanza delle norme regolamentari o delle disposizioni sul servizio adottate dagli organi competenti.
5. Si applica la sanzione non inferiore alla sospensione dalle funzioni per un periodo da un mese a due anni, per:
a) il reiterato o grave ritardo nel compimento degli atti relativi allâesercizio delle funzioni;
b) i comportamenti che, violando i doveri di cui al comma 2, arrecano grave e ingiusto danno o indebito vantaggio a una delle parti;
c) lâuso della qualitĂ di giudice tributario al fine di conseguire vantaggi ingiusti, se abituale e grave;
d) il frequentare persona che consti essere stata dichiarata delinquente abituale, professionale o per tendenza o aver subito condanna per delitti non colposi alla pena della reclusione superiore a tre anni o essere sottoposta ad una misura di prevenzione, salvo che sia intervenuta la riabilitazione, ovvero lâintrattenere rapporti consapevoli di affari con una di tali persone.
6. Si applica la sanzione dellâincapacitĂ a esercitare un incarico direttivo per lâinterferenza, nellâattivitĂ di altro giudice tributario, da parte del presidente della corte o della sezione, se ripetuta o grave.
7. Si applica la rimozione dallâincarico nei casi di recidiva in trasgressioni di cui ai commi 5 e 6.
Articolo 23
Procedimento disciplinare
(articolo 16 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Il procedimento disciplinare è promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri o dal presidente della corte di giustizia tributaria di secondo grado nella cui circoscrizione presta servizio lâincolpato.
2. Il Consiglio di presidenza, nel termine di dieci giorni dalla richiesta di apertura del procedimento disciplinare, affida ad un suo componente lâincarico di procedere agli accertamenti preliminari da svolgersi entro trenta giorni.
3. Il Consiglio di presidenza, sulla base delle risultanze emerse provvede a contestare i fatti allâincolpato con invito a presentare entro trenta giorni le sue giustificazioni, a seguito delle quali, se non ritiene di archiviare gli atti, incarica un proprio componente di procedere alla istruttoria, che deve essere conclusa entro novanta giorni col deposito degli atti relativi presso la segreteria. Di tali deliberazioni deve essere data immediata comunicazione allâincolpato.
4. Il presidente del Consiglio di presidenza, trascorso comunque il termine di cui al comma 3, fissa la data della discussione davanti allo stesso con decreto da notificare almeno quaranta giorni prima allâincolpato, il quale può prendere visione ed estrarre copia degli atti e depositare le sue difese non oltre dieci giorni prima della discussione.
5. Nella seduta fissata per la discussione, il componente del Consiglio di presidenza di cui al comma 3 svolge la relazione. Lâincolpato ha per ultimo la parola e può farsi assistere da altro componente di corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado.
6. La sanzione disciplinare deliberata dal Consiglio di presidenza è applicata con decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze.
7. Per quanto non contemplato dal presente testo unico si applicano le disposizioni sul procedimento disciplinare vigenti per i magistrati ordinari in quanto compatibili.
Capo III
Il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria
Articolo 24
Composizione
(articolo 17 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria è costituito con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dellâeconomia e delle finanze, ed ha sede in Roma.
2. Il Consiglio di presidenza è composto da undici componenti eletti dai giudici e dai magistrati tributari e da quattro componenti eletti dal Parlamento, due dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, tra i professori di università in materie giuridiche o i soggetti abilitati alla difesa dinanzi alle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado che risultino iscritti ai rispettivi albi professionali da almeno dodici anni.
3. Il Consiglio di presidenza elegge nel suo seno un presidente tra i componenti eletti dal Parlamento.
4. I componenti del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria eletti dal Parlamento, finchĂŠ sono in carica, non possono esercitare attivitĂ professionale in ambito tributario, nĂŠ alcuna altra attivitĂ suscettibile di interferire con le funzioni degli organi di giustizia tributaria.
5. I componenti del Consiglio di presidenza sono eletti da tutti i componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado con voto personale, diretto e segreto, e non sono rieleggibili.
Articolo 25
Durata
(articoli 18 del decreto legislativo n. 545 del 1992 e 8, comma 5 terzo periodo della legge n. 130 del 2022)
1. Il Consiglio di presidenza dura in carica per quattro anni.
2. I componenti del Consiglio di presidenza, che nel corso del quadriennio cessano per qualsiasi causa di farne parte o, se eletti in qualitĂ di giudice o magistrato, conseguono la nomina a presidente, sono sostituiti per il restante periodo dal primo dei non eletti di corrispondente qualifica.
Articolo 26
IneleggibilitĂ
(articolo 20 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Non possono essere eletti al Consiglio di presidenza, e sono altresĂŹ esclusi dal voto, i componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado sottoposti, a seguito di giudizio disciplinare, ad una sanzione piĂš grave dellâammonimento.
2. Il componente di corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado sottoposto alla sanzione della censura è eleggibile dopo tre anni dalla data del relativo provvedimento, se non gli è stata applicata altra sanzione disciplinare.
Articolo 27
Elezione del Consiglio di presidenza
(articolo 21 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Le elezioni del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria hanno luogo entro quattro mesi dallo scadere del precedente Consiglio. Esse sono indette con provvedimento del Presidente del Consiglio di presidenza, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale almeno quarantacinque giorni prima della data stabilita per le elezioni. Esse si svolgono in un giorno festivo dalle ore 9 alle ore 21.
2. Il Presidente del Consiglio di presidenza nomina, con propria delibera, lâufficio centrale elettorale, che si insedia presso lo stesso Consiglio di presidenza, ed è costituito da un presidente di corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado, che lo presiede, e da due giudici tributari. Con la stessa delibera sono nominati, altresĂŹ, i tre giudici supplenti, che sostituiscono i componenti effettivi in caso di loro assenza o impedimento.
3. Le candidature devono essere presentate allâufficio centrale elettorale, a mezzo plico raccomandato, almeno venticinque giorni prima delle elezioni mediante compilazione della apposita scheda di presentazione. Ciascun candidato è presentato da non meno di venti e da non oltre trenta giudici tributari. Le firme di presentazione possono essere apposte e depositate anche su piĂš schede di presentazione, se i candidati raccolgono firme di presentazione in corti di giustizia tributaria diverse da quella di appartenenza.
4. Nessuno può presentare piĂš di un candidato nĂŠ essere, contemporaneamente, candidato e presentatore di se stesso. Lâinosservanza delle disposizioni del presente comma determina la nullitĂ di ogni firma di presentazione proposta dal medesimo soggetto.
5. Nei dieci giorni successivi alla scadenza del termine di cui al comma 3, lâufficio elettorale centrale accerta che nei confronti del candidato non sussistono le cause di ineleggibilitĂ di cui allâarticolo 26. Lo stesso Ufficio verifica, altresĂŹ, il rispetto delle disposizioni di cui ai commi 3 e 4, esclude, con provvedimento motivato, le candidature non presentate dal prescritto numero di presentatori ovvero quelle dei candidati ineleggibili, e trasmette immediatamente le candidature ammesse al Consiglio di presidenza della giustizia tributaria. Lâelenco dei candidati è pubblicato sul sito istituzionale del Consiglio ed inviato dallo stesso per posta elettronica a tutti i componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado. Detto elenco è altresĂŹ affisso, a cura dei presidenti di corte di giustizia tributaria, presso ciascuna corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado.
6. Le operazioni elettorali si svolgono presso le sedi delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado e presso ciascuna di queste sedi è istituito lâufficio elettorale locale, che assicura lâespletamento delle operazioni di voto, composto dal presidente della corte di giustizia tributaria o da un suo delegato, che lo presiede, e da due giudici tributari, nominati dal presidente delle rispettive corti di giustizia tributaria almeno venti giorni prima della data fissata per le elezioni. Sono nominati altresĂŹ tre supplenti, i quali sostituiscono i componenti effettivi in caso di loro assenza o impedimento. Non possono far parte degli uffici elettorali giudici tributari che abbiano riportato sanzioni disciplinari piĂš gravi dellâammonimento.
7. Gli uffici elettorali locali presiedono alle operazioni di voto che si svolgono presso di esse e provvedono allo scrutinio di tutte le schede elettorali, previa apertura delle urne e conteggio delle schede, determinando il totale dei voti validi e il totale delle preferenze per ciascun candidato. Le operazioni di scrutinio hanno inizio il giorno successivo a quello di voto e di esse, come pure delle contestazioni decise ai sensi dellâarticolo 28, comma 4, si dĂ atto nel processo verbale.
8. Con regolamento del Consiglio di presidenza sono stabilite le disposizioni di attuazione del presente articolo.
Articolo 28
Votazioni
(articolo 22 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Ciascun elettore può esprimere il voto per non piĂš di sei candidati. Le schede devono essere preventivamente controfirmate dai componenti dellâufficio elettorale ed essere riconsegnate chiuse dallâelettore.
2. Il voto, personale, diretto e segreto, viene espresso presso la sede della corte di giustizia tributaria presso la quale è espletata la funzione giurisdizionale.
3. Gli uffici elettorali locali presiedono alle operazioni di voto che si svolgono presso di esse e provvedono allo scrutinio di tutte le schede elettorali, previa apertura delle urne e conteggio delle schede, determinando il totale dei voti validi e il totale delle preferenze per ciascun candidato. Le operazioni di scrutinio hanno inizio il giorno successivo a quello di voto e di esse, come pure delle contestazioni decise ai sensi del comma 4, si deve dare atto nel processo verbale delle operazioni.
4. Lâufficio elettorale regionale decide a maggioranza sulle contestazioni sorte durante le operazioni di voto nonchĂŠ su quelle relative alla validitĂ delle schede, dandone atto nel processo verbale delle operazioni.
5. Al termine delle operazioni elettorali il verbale di scrutinio è trasmesso allâufficio elettorale centrale che provvede alla proclamazione degli eletti.
Articolo 29
Proclamazione degli eletti. Reclami
(articolo 23 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Lâufficio elettorale centrale proclama eletti coloro che, nellâambito di ciascuna categoria di eleggibili, hanno riportato il maggior numero di voti. A paritĂ di voti è eletto il piĂš anziano di etĂ . I nominativi degli eletti sono comunicati al Consiglio di presidenza della giustizia tributaria e al Dipartimento della giustizia tributaria del Ministero dellâeconomia e delle finanze.
2. I reclami relativi alla eleggibilitĂ e alle operazioni elettorali sono indirizzati al Consiglio di presidenza e debbono pervenire alla segreteria dello stesso entro il quindicesimo giorno successivo alla proclamazione dei risultati. Essi non hanno effetto sospensivo.
3. Il Consiglio di presidenza decide sui reclami nella sua prima adunanza.
4. Nei quindici giorni successivi allâemanazione del decreto del Presidente della Repubblica, di cui allâarticolo 24, comma 1, il Presidente in carica del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria convoca per lâinsediamento il Consiglio nella sua nuova composizione.
5. Il Consiglio di presidenza scade al termine del quadriennio e continua ad esercitare le proprie funzioni fino allâinsediamento del nuovo Consiglio.
Articolo 30
Attribuzioni
(articolo 24 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Il Consiglio di presidenza:
a) verifica i titoli di ammissione dei propri componenti e decide sui reclami attinenti alle elezioni;
b) disciplina con regolamento interno il proprio funzionamento;
c) delibera sulle nomine e su ogni altro provvedimento riguardante i componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado;
d) formula al Ministro dellâeconomia e delle finanze proposte per lâadeguamento e lâammodernamento delle strutture e dei servizi, sentiti i presidenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado;
e) predispone elementi per la redazione della relazione del Ministro dellâeconomia e delle finanze di cui allâarticolo 36, comma 2, anche in ordine alla produttivitĂ comparata delle corti di giustizia tributaria;
f) stabilisce i criteri di massima per la formazione delle sezioni e dei collegi giudicanti;
g) stabilisce i criteri di massima per la ripartizione dei ricorsi nellâambito delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado divise in sezioni;
h) stabilisce annualmente i carichi esigibili, distintamente, per i magistrati e per i giudici tributari;
i) assicura lâaggiornamento professionale dei giudici e dei magistrati tributari attraverso lâorganizzazione di corsi di formazione permanente, in sede centrale e decentrata;
l) esprime parere sugli schemi di regolamento e di convenzioni previsti dal presente testo unico o che comunque riguardano il funzionamento delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado;
m) esprime parere sulla ripartizione fra le corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado dei fondi stanziati nel bilancio del Ministero dellâeconomia e delle finanze per le spese di loro funzionamento;
n) esprime parere sul decreto di cui allâarticolo 19, comma 1;
o) dispone, in caso di necessitĂ , lâapplicazione di magistrati e di giudici tributari presso altra corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado o sezione staccata, rientrante nello stesso ambito regionale, per la durata massima di un anno;
p) delibera su ogni altra materia ad esso attribuita dalla legge.
2. Il Consiglio di presidenza vigila sul funzionamento dellâattivitĂ giurisdizionale delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado e può disporre ispezioni nei confronti del personale giudicante.
3. Al fine di garantire lâesercizio efficiente delle attribuzioni di cui al comma 2, presso il Consiglio di presidenza è istituito, con carattere di autonomia e indipendenza, lâufficio ispettivo, a cui sono assegnati sei magistrati o giudici tributari, tra i quali è nominato un direttore. Lâufficio ispettivo può svolgere, col supporto del Dipartimento della giustizia tributaria del Ministero dellâeconomia e delle finanze, attivitĂ presso le corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, finalizzate alle verifiche di rispettiva competenza.
4. I componenti dellâufficio ispettivo sono esonerati dallâesercizio delle funzioni giurisdizionali presso le corti di giustizia tributaria. Ai giudici tributari componenti dellâufficio è corrisposto un trattamento economico, sostitutivo di quello previsto dallâarticolo 19, pari alla metĂ dellâammontare piĂš elevato corrisposto nello stesso periodo ai giudici tributari per lâincarico di presidente di corte di giustizia tributaria.
Articolo 31
Ufficio del massimario nazionale
(articolo 24-bis del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Ă istituito presso il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria lâUfficio del massimario nazionale, al quale sono assegnati un direttore, che ne è il responsabile, e quindici magistrati o giudici tributari.
2. Il direttore, i magistrati e i giudici tributari assegnati allâUfficio sono nominati con delibera del Consiglio di presidenza tra i componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado. La nomina del direttore e dei componenti dellâUfficio è effettuata tra i candidati che hanno maturato non meno di sette anni di effettivo esercizio nelle funzioni giurisdizionali.
Lâincarico del direttore e dei componenti dellâUfficio ha durata quinquennale e non è rinnovabile.
3. LâUfficio del massimario nazionale provvede a rilevare, classificare e ordinare in massime le decisioni delle corti di giustizia tributaria di secondo grado e le piĂš significative tra quelle emesse dalle corti di giustizia tributaria di primo grado.
4. Le massime delle decisioni di cui al comma 3 alimentano la banca dati della giurisprudenza tributaria di merito, gestita dal Ministero dellâeconomia e delle finanze.
5. Mediante convenzione tra il Ministero dellâeconomia e delle finanze, il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria e la Corte di cassazione sono stabilite le modalitĂ per la consultazione della banca dati della giurisprudenza tributaria di merito da parte della Corte.
6. LâUfficio del massimario nazionale si avvale delle risorse previste nel contingente di cui allâarticolo 40 e dei servizi informatici del sistema informativo della giustizia tributaria del Ministero dellâeconomia e delle finanze.
7. I componenti dellâUfficio del massimario nazionale possono essere esonerati dallâesercizio delle funzioni giurisdizionali presso le corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado. In caso di esonero, ai giudici tributari componenti dellâUfficio è corrisposto un trattamento economico, sostitutivo di quello previsto dallâarticolo 19, pari alla metĂ dellâammontare piĂš elevato corrisposto nello stesso periodo ai giudici tributari per lâincarico di presidente di corte di giustizia tributaria.
Articolo 32
Convocazione
(articolo 25 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Il Consiglio di presidenza è convocato dal presidente o, in sua assenza, dal componente che lo sostituisce, di iniziativa propria o su richiesta di almeno un terzo dei suoi componenti.
Articolo 33
Deliberazioni
(articolo 26 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Il Consiglio di presidenza delibera con la presenza di almeno quattro componenti.
2. Le deliberazioni sono adottate a maggioranza e a voto palese;
in caso di paritĂ prevale il voto del presidente.
3. Le deliberazioni sono adottate a scrutinio segreto, se riguardano persone o su richiesta di almeno due componenti presenti.
Articolo 34
Trattamento dei componenti del Consiglio di presidenza
(articolo 27 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. I componenti del Consiglio di presidenza sono esonerati dalle funzioni proprie conservando la titolaritĂ dellâufficio ed il relativo trattamento economico ragguagliato, quanto alla parte variabile, a quella piĂš elevata conferita nello stesso periodo ai presidenti di corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado.
2. Ai componenti del Consiglio di presidenza spetta, se con residenza fuori Roma, il trattamento di missione nella misura prevista per la qualifica rivestita e comunque non inferiore a quella prevista per il dirigente generale dello Stato.
Articolo 35
Scioglimento del Consiglio di presidenza
(articolo 28 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Il Consiglio di presidenza, qualora ne sia impossibile il funzionamento, è sciolto con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dellâeconomia e delle finanze, previa deliberazione del Consiglio dei ministri.
2. Le nuove elezioni sono indette entro un mese dalla data di scioglimento ed hanno luogo entro il bimestre successivo.
Articolo 36
Alta sorveglianza
(articolo 29 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Il Presidente del Consiglio dei ministri esercita lâalta sorveglianza sulle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado e sui magistrati e i giudici tributari. Il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro dellâeconomia e delle finanze hanno facoltĂ di chiedere al Consiglio di presidenza e ai presidenti delle corti di giustizia tributaria informazioni circa il funzionamento della giustizia tributaria ed i servizi relativi e possono fare, al riguardo, le comunicazioni che ritengono opportune al Consiglio di presidenza.
2. Il Ministro dellâeconomia e delle finanze presenta entro il 30 ottobre di ciascun anno una relazione al Parlamento sullo stato della giustizia tributaria nellâanno precedente anche sulla base degli elementi predisposti dal Consiglio di presidenza, con particolare riguardo alla durata dei processi e allâefficacia degli istituti deflattivi del contenzioso.
Articolo 37
Autonomia contabile del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria
(articolo 29-bis del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Il Consiglio di presidenza provvede allâautonoma gestione delle spese per il proprio funzionamento, nei limiti del fondo stanziato a tale scopo nel bilancio dello Stato e iscritto con unico capitolo nello stato di previsione della spesa del Ministero dellâeconomia e delle finanze. La gestione si svolge in base al bilancio di previsione e a rendiconto consuntivo soggetto al controllo della Corte dei conti. Il bilancio e il rendiconto sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.
Capo IV
Gli uffici di segreteria
Articolo 38
Ufficio di segreteria del Consiglio di presidenza
(articolo 30 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Fatto salvo quanto previsto da successivi provvedimenti di riorganizzazione, il Consiglio di presidenza è assistito da un ufficio di segreteria al quale vengono assegnati con decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze due unitĂ di livello dirigenziale non generale e settantadue unitĂ di personale amministrativo di livello non dirigenziale, appartenenti al contingente del personale del ruolo del Ministero dellâeconomia e delle finanze di cui allâarticolo 40.
2. Lâufficio di segreteria, per lâespletamento dei compiti affidatigli, può avvalersi dei servizi di cui allâarticolo 44.
Articolo 39
Ufficio di segreteria delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado
(articolo 31 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Ă istituito presso ogni corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado un ufficio di segreteria con funzioni di assistenza e collaborazione nellâesercizio dellâattivitĂ giurisdizionale nonchĂŠ per lo svolgimento di ogni altra attivitĂ amministrativa attribuita alla stessa o ai suoi componenti.
Articolo 40
Personale addetto agli uffici di segreteria delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado
(articolo 32 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Agli uffici di segreteria delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado sono assegnati dipendenti appartenenti al ruolo del Ministero dellâeconomia e delle finanze compresi in un apposito contingente individuato con decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze nellâambito del relativo personale previsto dal regolamento di cui allâarticolo 17, comma 4-bis della legge 23 agosto 1988, n. 400.
2. Il Ministro dellâeconomia e delle finanze, con proprio decreto determina ogni anno le variazioni da apportare alle dotazioni del contingente in relazione alle variazioni del numero di sezioni e del flusso dei ricorsi presso ogni corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado.
Articolo 41
Trattamento economico del personale degli uffici di segreteria
(articolo 33 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Al personale addetto agli uffici di segreteria delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado spetta il trattamento economico previsto per le rispettive aree di appartenenza dalle disposizioni concernenti il personale del Ministero dellâeconomia e delle finanze.
2. Al personale di cui al comma 1 è attribuita, se piĂš favorevole, lâindennitĂ prevista dalla legge 22 giugno 1988, n. 221, e con le modalitĂ da essa stabilite in luogo dei compensi previsti dallâarticolo 4, commi 4, 5 e 6 del decreto-legge 19 dicembre 1984, n. 853, convertito con modificazioni dalla legge 17 febbraio 1985, n. 17, del compenso previsto dallâarticolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 25 giugno 1983, n. 344, nonchĂŠ di qualsiasi altro compenso o indennitĂ incentivante la produttivitĂ .
3. Lâattribuzione dellâindennitĂ di cui al comma 2, nei casi stabiliti dallâarticolo 2 della legge 22 giugno 1988, n. 221, è fatta con decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze.
Articolo 42
Amministrazione del personale delle segreterie
(articolo 34 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Il personale di cui allâarticolo 40 dipende organicamente dal Dipartimento della giustizia tributaria del Ministero dellâeconomia e delle finanze.
Articolo 43
Attribuzioni del personale delle segreterie
(articolo 35 del decreto legislativo n. 545 del 1992)
1. Agli uffici di segreteria delle Corti di giustizia tributaria sono preposti dirigenti di livello non generale ai quali è attribuita la direzione di uno o piĂš uffici di segreteria individuati con decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze.
2. Il personale degli uffici di segreteria nellâespletamento dei propri compiti, si avvale del sistema informativo della giustizia tributaria.
Capo V
Sezione civile presso la Corte di Cassazione
Articolo 44
Misure per la definizione del contenzioso tributario pendente presso la Corte di Cassazione
(articolo 3 della legge n. 130 del 2022)
1. Presso la Corte di Cassazione è istituita una sezione civile incaricata esclusivamente della trattazione delle controversie in materia tributaria.
2. Il primo presidente adotta provvedimenti organizzativi adeguati al fine di stabilizzare gli orientamenti di legittimitĂ e di agevolare la rapida definizione dei procedimenti pendenti presso la Corte di Cassazione in materia tributaria, favorendo lâacquisizione di una specifica competenza da parte dei magistrati assegnati alla sezione civile di cui al comma 1.
Parte II
Disposizioni sul processo tributario
Titolo I
Disposizioni generali
Capo I
Del giudice tributario e dei suoi ausiliari
Articolo 45
Gli organi della giurisdizione tributaria
(articolo 1 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. La giurisdizione tributaria è esercitata dalle corti di giustizia tributaria di primo e di secondo grado di cui allâarticolo 1.
2. I giudici tributari applicano le norme del presente testo unico e, per quanto da esse non disposto e con esse compatibili, le norme del codice di procedura civile.
Articolo 46
Oggetto della giurisdizione tributaria
(articolo 2 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie comunque denominati, compresi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo per il Servizio sanitario nazionale, le sovrimposte e le addizionali, le relative sanzioni nonchĂŠ gli interessi e ogni altro accessorio. Restano escluse dalla giurisdizione tributaria soltanto le controversie riguardanti gli atti della esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento e, ove previsto, dellâavviso di cui allâarticolo 50 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, per le quali continuano ad applicarsi le disposizioni del medesimo decreto del Presidente della Repubblica.
2. Appartengono altresĂŹ alla giurisdizione tributaria le controversie promosse dai singoli possessori concernenti lâintestazione, la delimitazione, la figura, lâestensione, il classamento dei terreni e la ripartizione dellâestimo fra i compossessori a titolo di promiscuitĂ di una stessa particella, nonchĂŠ le controversie concernenti la consistenza, il classamento delle singole unitĂ immobiliari urbane e lâattribuzione della rendita catastale. Appartengono alla giurisdizione tributaria anche le controversie attinenti lâimposta o il canone comunale sulla pubblicitĂ e il diritto sulle pubbliche affissioni.
3. Il giudice tributario risolve in via incidentale ogni questione da cui dipende la decisione delle controversie rientranti nella propria giurisdizione, fatta eccezione per le questioni in materia di querela di falso e sullo stato o la capacitĂ delle persone, diversa dalla capacitĂ di stare in giudizio.
Articolo 47
Difetto di giurisdizione
(articolo 3 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Il difetto di giurisdizione delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado è rilevato, anche dâufficio, in ogni stato e grado del processo.
2. Ă ammesso il regolamento preventivo di giurisdizione previsto dallâarticolo 41, primo comma, del codice di procedura civile.
Articolo 48
Competenza per territorio
(articolo 4 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Le corti di giustizia tributaria di primo grado sono competenti per le controversie proposte nei confronti degli enti impositori, degli agenti della riscossione e dei soggetti iscritti allâalbo di cui allâarticolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, che hanno sede nella loro circoscrizione. Se la controversia è proposta nei confronti di articolazioni dellâAgenzia delle entrate, con competenza su tutto o parte del territorio nazionale, individuate con il regolamento di amministrazione di cui allâarticolo 71 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, è competente la corte di giustizia tributaria di primo grado nella cui circoscrizione ha sede lâufficio al quale spettano le attribuzioni sul rapporto controverso.
2. Le corti di giustizia tributaria di secondo grado sono competenti per le impugnazioni avverso le decisioni delle corti di giustizia tributaria di primo grado, che hanno sede nella loro circoscrizione.
Articolo 49
Competenza del giudice monocratico
(articolo 4-bis del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Le corti di giustizia tributaria di primo grado decidono in composizione monocratica le controversie di valore fino a 5.000 euro. Sono escluse le controversie di valore indeterminabile.
2. Per valore della lite si intende quello determinato ai sensi dellâarticolo 57, comma 2. Si tiene conto anche dellâimposta virtuale calcolata a seguito delle rettifiche di perdita.
3. Nel procedimento davanti alla corte di giustizia tributaria di primo grado in composizione monocratica si osservano, in quanto applicabili e ove non derogate dal presente testo unico, le disposizioni ivi contenute relative ai giudizi in composizione collegiale.
Articolo 50
Incompetenza
(articolo 5 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. La competenza delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado è inderogabile.
2. Lâincompetenza della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado è rilevabile, anche dâufficio, soltanto nel grado al quale il vizio si riferisce.
3. La sentenza della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado che dichiara la propria incompetenza rende incontestabile lâincompetenza dichiarata e la competenza della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado in essa indicata, se il processo viene riassunto a norma del comma 5.
4. Non si applicano le disposizioni del codice di procedura civile sui regolamenti di competenza.
5. La riassunzione del processo davanti alla corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado dichiarata competente deve essere effettuata a istanza di parte nel termine fissato nella sentenza o in mancanza nel termine di sei mesi dalla comunicazione della sentenza stessa. Se la riassunzione avviene nei termini suindicati il processo continua davanti alla nuova corte di giustizia tributaria, altrimenti si estingue.
Articolo 51
Astensione e ricusazione dei componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado
(articolo 6 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Lâastensione e la ricusazione dei componenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado sono disciplinate dalle disposizioni del codice di procedura civile in quanto applicabili.
2. Il giudice tributario ha lâobbligo di astenersi e può essere ricusato anche nel caso di cui allâarticolo 139, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 e in ogni caso in cui abbia o abbia avuto rapporti di lavoro autonomo ovvero di collaborazione con una delle parti.
3. Sulla ricusazione decide il collegio al quale appartiene il componente della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado ricusato, senza la sua partecipazione e con lâintegrazione di altro membro della stessa corte di giustizia tributaria designato dal suo presidente.
Articolo 52
Poteri delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado
(articolo 7 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Le corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, ai fini istruttori e nei limiti dei fatti dedotti dalle parti, esercitano tutte le facoltĂ di accesso, di richiesta di dati, di informazioni e chiarimenti conferite agli uffici tributari ed allâente locale da ciascuna legge dâimposta.
2. Le corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, quando occorre acquisire elementi conoscitivi di particolare complessitĂ , possono richiedere apposite relazioni ad organi tecnici dellâamministrazione dello Stato o di altri enti pubblici compreso il Corpo della Guardia di finanza, ovvero disporre consulenza tecnica. I compensi spettanti ai consulenti tecnici non possono eccedere quelli previsti dalla legge 8 luglio 1980, n. 319 e dal decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115.
3. Non è ammesso il giuramento. La corte di giustizia tributaria, ove lo ritenga necessario ai fini della decisione e anche senza lâaccordo delle parti, può ammettere la prova testimoniale, assunta con le forme di cui allâarticolo 257-bis del codice di procedura civile. Nei casi in cui la pretesa tributaria sia fondata su verbali o altri atti facenti fede fino a querela di falso, la prova è ammessa soltanto su circostanze di fatto diverse da quelle attestate dal pubblico ufficiale. La notificazione dellâintimazione e del modulo di deposizione testimoniale, il cui modello, con le relative istruzioni per la compilazione, è reso disponibile sul sito istituzionale dal Dipartimento della giustizia tributaria, può essere effettuata anche in via telematica. In deroga allâarticolo 103-bis delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, se il testimone è in possesso di firma digitale, il difensore della parte che lo ha citato deposita telematicamente il modulo di deposizione trasmessogli dal testimone dopo che lo stesso lo ha compilato e sottoscritto in ogni sua parte con firma digitale apposta in base a un certificato di firma qualificato la cui validitĂ non è scaduta ovvero che non è stato revocato o sospeso al momento della sottoscrizione.
4. Le corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, se ritengono illegittimo un regolamento o un atto generale rilevante ai fini della decisione, non lo applicano, in relazione allâoggetto dedotto in giudizio, salva lâeventuale impugnazione nella diversa sede competente.
5. Lâamministrazione prova in giudizio le violazioni contestate con lâatto impugnato. Il giudice fonda la decisione sugli elementi di prova che emergono nel giudizio e annulla lâatto impositivo se la prova della sua fondatezza manca o è contraddittoria o se è comunque insufficiente a dimostrare, in modo circostanziato e puntuale, comunque in coerenza con la normativa tributaria sostanziale, le ragioni oggettive su cui si fondano la pretesa impositiva e lâirrogazione delle sanzioni. Spetta comunque al contribuente fornire le ragioni della richiesta di rimborso, quando non sia conseguente al pagamento di somme oggetto di accertamenti impugnati.
Articolo 53
Errore sulla norma tributaria
(articolo 8 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. La corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado dichiara non applicabili le sanzioni non penali previste dalle leggi tributarie quando la violazione è giustificata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sullâambito di applicazione delle disposizioni alle quali si riferisce.
Articolo 54
Organi di assistenza alle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado
(articolo 9 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Il personale dellâufficio di segreteria assiste la corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado secondo le disposizioni del codice di procedura civile concernenti il cancelliere.
2. Le attivitĂ dellâufficiale giudiziario in udienza sono disimpegnate dal personale ausiliario addetto alla segreteria.
Capo II
Delle parti e della loro rappresentanza e assistenza in giudizio
Articolo 55
Le parti
(articolo 10 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Sono parti nel processo dinanzi alle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado oltre al ricorrente, lâufficio dellâAgenzia delle entrate e dellâAgenzia delle dogane e dei monopoli di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, gli altri enti impositori, lâagente della riscossione ed i soggetti iscritti nellâalbo di cui allâarticolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, che hanno emesso lâatto impugnato o non hanno emesso lâatto richiesto. Se lâufficio è unâarticolazione dellâAgenzia delle entrate, con competenza su tutto o parte del territorio nazionale, individuata con il regolamento di amministrazione di cui allâarticolo 71 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, è parte lâufficio al quale spettano le attribuzioni sul rapporto controverso.
Articolo 56
CapacitĂ di stare in giudizio
(articolo 11 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Le parti diverse da quelle indicate nei commi 2 e 3 possono stare in giudizio anche mediante procuratore generale o speciale. La procura speciale, se conferita al coniuge e ai parenti o affini entro il quarto grado ai soli fini della partecipazione allâudienza pubblica, può risultare anche da scrittura privata non autenticata.
2. Lâufficio dellâAgenzia delle entrate e dellâAgenzia delle dogane e dei monopoli di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, nonchĂŠ dellâagente della riscossione, nei cui confronti è proposto il ricorso, sta in giudizio direttamente o mediante la struttura territoriale sovraordinata. Stanno altresĂŹ in giudizio direttamente le cancellerie o segreterie degli uffici giudiziari per il contenzioso in materia di contributo unificato.
3. Lâente locale nei cui confronti è proposto il ricorso può stare in giudizio anche mediante il dirigente dellâufficio tributi, ovvero, per gli enti locali privi di figura dirigenziale, mediante il titolare della posizione organizzativa in cui è collocato detto ufficio.
4. La regione nei cui confronti è proposto il ricorso può stare in giudizio anche mediante i dirigenti degli uffici finanziari e tributari, nonchĂŠ mediante i funzionari individuati dallâente con proprio provvedimento.
Articolo 57
Assistenza tecnica
(articoli 12 del decreto legislativo n. 546 del 1992 e 63, commi 3, 4 e 5, del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973)
1. Le parti, diverse dagli enti impositori, dagli agenti della riscossione e dai soggetti iscritti nellâalbo di cui allâarticolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, devono essere assistite in giudizio da un difensore abilitato.
2. Per le controversie di valore fino a 3.000 euro le parti possono stare in giudizio senza assistenza tecnica. Per valore della lite si intende lâimporto del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con lâatto impugnato; in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito dalla somma di queste.
3. Sono abilitati allâassistenza tecnica, se iscritti nei relativi albi professionali o nellâelenco di cui al comma 4:
a) gli avvocati;
b) i soggetti iscritti nella Sezione A commercialisti dellâAlbo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili;
c) i consulenti del lavoro;
d) i soggetti di cui al comma 12;
e) i soggetti giĂ iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la subcategoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o di diploma di ragioniere limitatamente alle materie concernenti le imposte di registro, di successione, i tributi locali, lâimposta sul valore aggiunto (IVA), lâimposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), lâimposta regionale sule attivitĂ produttive (IRAP) e lâimposta sul reddito delle societĂ (IRES);
f) i funzionari delle associazioni di categoria che, alla data del 15 gennaio 1993, risultavano iscritti negli elenchi tenuti dalle ex Intendenze di finanza competenti per territorio ai sensi dellâultimo periodo dellâarticolo 30, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 636;
g) i dipendenti delle associazioni delle categorie rappresentate nel Consiglio nazionale dellâeconomia e del lavoro (C.N.E.L.) e i dipendenti delle imprese, o delle loro controllate ai sensi dellâarticolo 2359 del codice civile, primo comma, numero 1), limitatamente alle controversie nelle quali sono parti, rispettivamente, gli associati e le imprese o loro controllate, in possesso del diploma di laurea magistrale in giurisprudenza o in economia ed equipollenti, o di diploma di ragioneria e della relativa abilitazione professionale;
h) i dipendenti dei centri di assistenza fiscale (CAF) di cui allâarticolo 32 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e delle relative societĂ di servizi, purchĂŠ in possesso di diploma di laurea magistrale in giurisprudenza o in economia ed equipollenti, o di diploma di ragioneria e della relativa abilitazione professionale, limitatamente alle controversie dei propri assistiti originate da adempimenti per i quali il CAF ha prestato loro assistenza.
4. Lâelenco dei soggetti di cui al comma 3, lettere d), e), f), g) ed h), è tenuto dal Dipartimento della giustizia tributaria del Ministero dellâeconomia e delle finanze che vi provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Con decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze, sentito il Ministero della giustizia, adottato ai sensi dellâarticolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono disciplinate le modalitĂ di tenuta dellâelenco, nonchĂŠ i casi di incompatibilitĂ , diniego, sospensione e revoca della iscrizione anche sulla base dei principi contenuti nel codice deontologico forense. Lâelenco è pubblicato nel sito internet del Ministero dellâeconomia e delle finanze.
5. Per le controversie di cui allâarticolo 46, comma 2, primo periodo, sono anche abilitati allâassistenza tecnica, se iscritti nei relativi albi professionali:
a) gli ingegneri;
b) gli architetti;
c) i geometri;
d) i periti industriali;
e) i dottori agronomi e forestali;
f) gli agrotecnici;
g) i periti agrari.
6. Per le controversie relative ai tributi doganali sono anche abilitati allâassistenza tecnica gli spedizionieri doganali iscritti nellâapposito albo.
7. Ai difensori di cui ai commi da 1 a 6 deve essere conferito lâincarico con atto pubblico o con scrittura privata autenticata od anche in calce o a margine di un atto del processo, nel qual caso la sottoscrizione autografa è certificata dallo stesso incaricato salvo che il conferente apponga la propria firma digitale. Allâudienza pubblica lâincarico può essere conferito oralmente e se ne dĂ atto a verbale. Il difensore, quando la procura è conferita su supporto cartaceo, ne deposita telematicamente la copia per immagine su supporto informatico, attestandone la conformitĂ ai sensi dellâarticolo 22, comma 2, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, con lâinserimento della relativa dichiarazione.
8. La procura alle liti si considera apposta in calce allâatto cui si riferisce quando è rilasciata su un separato documento informatico depositato telematicamente insieme allâatto cui la stessa si riferisce ovvero quando è rilasciata su foglio separato del quale è effettuata copia informatica, anche per immagine, depositata telematicamente insieme allâatto cui la stessa si riferisce.
9. Le Agenzie delle entrate, delle dogane e dei monopoli di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, possono essere assistite dallâAvvocatura dello Stato.
10. I soggetti in possesso dei requisiti richiesti nei commi 3, 5 e 6 possono stare in giudizio personalmente, ferme restando le limitazioni allâoggetto della loro attivitĂ previste nei medesimi commi.
11. Si applica lâarticolo 182 del codice di procedura civile ed i relativi provvedimenti sono emessi dal presidente della corte di giustizia tributaria o della sezione o dal giudice in composizione monocratica o collegiale.
12. Il Ministero dellâeconomia e delle finanze può autorizzare allâesercizio dellâassistenza tecnica davanti alle corti di giustizia tributaria, se cessati dallâimpiego dopo almeno venti anni di effettivo servizio di cui almeno gli ultimi dieci prestati a svolgere attivitĂ connesse ai tributi, il personale dirigenziale e quello appartenente allâarea funzionari e operatori degli enti impositori e del Ministero nonchĂŠ gli ufficiali e ispettori della guardia di finanza. Lâautorizzazione può essere revocata o sospesa in ogni tempo con provvedimento motivato. Le attivitĂ connesse ai tributi sono individuate con il decreto di cui al comma 4.
13. Ai soggetti di cui al comma 12, ancorchĂŠ iscritti in un albo professionale, è vietato di esercitare funzioni di assistenza e di rappresentanza presso gli enti impositori e davanti le corti di giustizia tributaria per un periodo di due anni dalla data di cessazione del rapporto dâimpiego.
14. Lâesercizio delle funzioni di rappresentanza e assistenza in violazione dei commi 12 e 13 è punito con la sanzione amministrativa da euro 1.000 a euro 5.000.
Articolo 58
Litisconsorzio e intervento
(articolo 14 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Se lâoggetto del ricorso riguarda inscindibilmente piĂš soggetti, questi devono essere tutti parte nello stesso processo e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni di essi.
2. Se il ricorso non è stato proposto da o nei confronti di tutti i soggetti indicati nel comma 1 è ordinata lâintegrazione del contraddittorio mediante la loro chiamata in causa entro un termine stabilito a pena di decadenza.
3. Possono intervenire volontariamente o essere chiamati in giudizio i soggetti che, insieme al ricorrente, sono destinatari dellâatto impugnato o parti del rapporto tributario controverso.
4. Le parti chiamate si costituiscono in giudizio nelle forme prescritte per la parte resistente, in quanto applicabili.
5. I soggetti indicati nei commi 1 e 3 intervengono nel processo notificando apposito atto a tutte le parti e costituendosi nelle forme di cui al comma 4.
6. Le parti chiamate in causa o intervenute volontariamente non possono impugnare autonomamente lâatto se per esse al momento della costituzione è giĂ decorso il termine di decadenza.
7. In caso di vizi della notificazione eccepiti nei riguardi di un atto presupposto emesso da un soggetto diverso da quello che ha emesso lâatto impugnato, il ricorso è sempre proposto nei confronti di entrambi i soggetti.
Articolo 59
Spese del giudizio
(articolo 15 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. La parte soccombente è condannata a rimborsare le spese del giudizio che sono liquidate con la sentenza.
2. Le spese del giudizio sono compensate, in tutto o in parte, in caso di soccombenza reciproca e quando ricorrono gravi ed eccezionali ragioni che devono essere espressamente motivate ovvero quando la parte è risultata vittoriosa sulla base di documenti decisivi che la stessa ha prodotto solo nel corso del giudizio.
3. Si applicano le disposizioni di cui allâarticolo 96, commi primo e terzo, del codice di procedura civile.
4. Le spese di giudizio comprendono, oltre al contributo unificato, gli onorari e i diritti del difensore, le spese generali e gli esborsi sostenuti, oltre il contributo previdenziale e lâimposta sul valore aggiunto, se dovuti.
5. Con lâordinanza che decide sulle istanze cautelari la corte di giustizia tributaria provvede sulle spese della relativa fase. La pronuncia sulle spese conserva efficacia anche dopo il provvedimento che definisce il giudizio, salvo diversa statuizione espressa nella sentenza di merito.
6. I compensi agli incaricati dellâassistenza tecnica sono liquidati sulla base dei parametri previsti per le singole categorie professionali. Agli iscritti negli elenchi di cui allâarticolo 57, comma 4, si applicano i parametri previsti per i dottori commercialisti e gli esperti contabili.
7. Nella liquidazione delle spese a favore dellâente impositore, dellâagente della riscossione e dei soggetti iscritti nellâalbo di cui allâarticolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, se assistiti da propri funzionari, si applicano le disposizioni per la liquidazione del compenso spettante agli avvocati, con la riduzione del venti per cento dellâimporto complessivo ivi previsto. La riscossione avviene mediante iscrizione a ruolo a titolo definitivo dopo il passaggio in giudicato della sentenza.
8. Qualora una delle parti ovvero il giudice abbia formulato una proposta conciliativa, non accettata dallâaltra parte senza giustificato motivo, restano a carico di questâultima le spese del giudizio maggiorate del 50 per cento, ove il riconoscimento delle sue pretese risulti inferiore al contenuto della proposta ad essa effettuata. Se è intervenuta conciliazione le spese si intendono compensate, salvo che le parti stesse abbiano diversamente convenuto nel processo verbale di conciliazione.
9. Nella liquidazione delle spese si tiene altresĂŹ conto del rispetto dei principi di sinteticitĂ e chiarezza degli atti di parte.
Articolo 60
Comunicazioni e notificazioni
(articolo 16 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Le comunicazioni sono fatte mediante avviso della segreteria della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado consegnato alle parti, che ne rilasciano immediatamente ricevuta, o spedito a mezzo del servizio postale con raccomandata con avviso di ricevimento. Le comunicazioni agli enti impositori, agli agenti della riscossione ed ai soggetti iscritti nellâalbo di cui allâarticolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, possono essere fatte mediante trasmissione di elenco in duplice esemplare, uno dei quali, immediatamente datato e sottoscritto per ricevuta, è restituito alla segreteria della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado. La segreteria può anche richiedere la notificazione dellâavviso da parte dellâufficio giudiziario o del messo comunale nelle forme di cui al comma 2.
2. Le notificazioni sono fatte secondo le norme degli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile, salvo quanto disposto dallâarticolo 62.
3. Le notificazioni sono fatte esclusivamente con modalitĂ telematiche e, nelle ipotesi previste dallâarticolo 61 comma 3, possono essere fatte anche direttamente a mezzo del servizio postale mediante spedizione dellâatto in plico senza busta raccomandato con avviso di ricevimento, sul quale non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dellâatto, ovvero allâufficio del Ministero dellâeconomia e delle finanze ed allâente locale mediante consegna dellâatto allâimpiegato addetto che ne rilascia ricevuta sulla copia.
4. Gli enti impositori, gli agenti della riscossione e i soggetti iscritti nellâalbo di cui allâarticolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, provvedono alle notificazioni anche a mezzo del messo comunale o di messo autorizzato dallâamministrazione finanziaria, con lâosservanza delle disposizioni di cui al comma 2.
5. Qualunque comunicazione o notificazione a mezzo del servizio postale si considera fatta nella data della spedizione; i termini che hanno inizio dalla notificazione o dalla comunicazione decorrono dalla data in cui lâatto è ricevuto
Articolo 61
Comunicazioni, notificazioni e depositi telematici
(articolo 16-bis del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Le comunicazioni sono effettuate mediante posta elettronica certificata ai sensi del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. Tra le pubbliche amministrazioni di cui allâarticolo 2, comma 2, del predetto decreto legislativo, le comunicazioni sono effettuate anche ai sensi dellâarticolo 76 del medesimo decreto. Lâindirizzo di posta elettronica certificata del difensore o delle parti è indicato nel ricorso o nel primo atto difensivo. Ă onere del difensore comunicare ogni variazione dellâindirizzo di posta elettronica certificata a quelli delle altre parti costituite e alla segreteria la quale, in difetto, non è tenuta a cercare il nuovo indirizzo del difensore nĂŠ ad effettuargli la comunicazione mediante deposito in segreteria. In caso di pluralitĂ di difensori di una parte costituita, la comunicazione è perfezionata se ricevuta da almeno uno di essi, cui spetta informarne gli altri.
2. Nelle ipotesi di mancata indicazione dellâindirizzo di posta elettronica certificata del difensore o della parte ed ove lo stesso non sia reperibile da pubblici elenchi, ovvero nelle ipotesi di mancata consegna del messaggio di posta elettronica certificata per cause imputabili al destinatario, le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante deposito in segreteria della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado.
3. Le parti, i consulenti e gli organi tecnici di cui allâarticolo 52, comma 2, notificano e depositano gli atti processuali, i documenti e i provvedimenti giurisdizionali esclusivamente con le modalitĂ telematiche previste dalle vigenti norme tecniche del processo tributario telematico, salva la possibilitĂ , nelle ipotesi di cui al comma 2 e allâarticolo 129 comma 3 di effettuare le notificazioni e i depositi ai sensi dellâarticolo 60.
4. Lâindicazione dellâindirizzo di posta elettronica certificata valevole per le comunicazioni e le notificazioni equivale alla comunicazione del domicilio eletto.
5. La violazione delle disposizioni dei commi da 1 a 3, nonchĂŠ delle vigenti norme tecniche del processo tributario telematico, non costituisce causa di invaliditĂ del deposito, salvo lâobbligo di regolarizzarlo nel termine perentorio stabilito dal giudice.
Articolo 62
Luogo delle comunicazioni e notificazioni
(articolo 17 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Le comunicazioni e le notificazioni sono fatte, salva la consegna in mani proprie, nel domicilio eletto o, in mancanza, nella residenza o nella sede dichiarata dalla parte allâatto della sua costituzione in giudizio. Le variazioni del domicilio o della residenza o della sede hanno effetto dal decimo giorno successivo a quello in cui sia stata notificata alla segreteria della corte di giustizia tributaria e alle parti costituite la denuncia di variazione.
2. Lâindicazione della residenza o della sede e lâelezione del domicilio hanno effetto anche per i successivi gradi del processo.
3. Se mancano lâelezione di domicilio o la dichiarazione della residenza o della sede nel territorio dello Stato o se per la loro assoluta incertezza la notificazione o la comunicazione degli atti non è possibile, questi sono comunicati o notificati presso la segreteria della corte di giustizia tributaria.
Capo III
Forma degli atti
Articolo 63
Degli atti in generale
(articolo 17-ter del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Gli atti del processo, i verbali e i provvedimenti giurisdizionali sono redatti in modo chiaro e sintetico.
2. Salvo i casi eccezionali previsti dalle norme tecniche di cui allâarticolo 129, comma 3, tutti gli atti e i provvedimenti del giudice tributario, dei suoi ausiliari e quelli delle segreterie delle corti di giustizia tributaria, nonchĂŠ gli atti delle parti e dei difensori sono sottoscritti con firma digitale.
3. La liquidazione delle spese del giudizio tiene in ogni caso conto della violazione ad opera dei difensori delle parti delle previsioni di cui al comma 5 dellâarticolo 61, nonchĂŠ di quelle delle norme tecniche del processo tributario telematico, fermo lâobbligo delle parti di provvedere alla regolarizzazione entro il termine perentorio stabilito dal giudice.
4. La mancata sottoscrizione con firma digitale dei provvedimenti giudiziari del giudice tributario determina la loro nullitĂ .
Titolo II
Il processo
Capo I
Il procedimento dinanzi alla corte di giustizia tributaria di primo grado
Sezione I
Introduzione del giudizio
Articolo 64
Il ricorso
(articolo 18 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Il processo è introdotto con ricorso alla corte di giustizia tributaria di primo grado.
2. Il ricorso deve contenere lâindicazione:
a) della corte di giustizia tributaria di primo grado cui è diretto;
b) del ricorrente e del suo legale rappresentante, della relativa residenza o sede legale o del domicilio eventualmente eletto nel territorio dello Stato, nonchĂŠ del codice fiscale e dellâindirizzo di posta elettronica certificata;
c) dellâufficio nei cui confronti il ricorso è proposto;
d) dellâatto impugnato e dellâoggetto della domanda;
e) dei motivi.
3. Il ricorso deve essere sottoscritto dal difensore e contenere lâindicazione:
a) della categoria di cui allâarticolo 57 alla quale appartiene il difensore;
b) dellâincarico a norma dellâarticolo 57, comma 7, salvo che il ricorso non sia sottoscritto personalmente;
c) dellâindirizzo di posta elettronica certificata del difensore.
4. Il ricorso è inammissibile se manca o è assolutamente incerta una delle indicazioni di cui al comma 2, ad eccezione di quella relativa al codice fiscale e allâindirizzo di posta elettronica certificata, o non è sottoscritto a norma del comma 3.
Articolo 65
Atti impugnabili e oggetto del ricorso
(articoli 19 del decreto legislativo n. 546 del 1992,61 del decreto Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 e 59 del decreto Presidente della Repubblica n. 633 del 1972)
1. Il ricorso può essere proposto avverso:
a) lâavviso di accertamento del tributo;
b) lâavviso di liquidazione del tributo;
c) il provvedimento che irroga le sanzioni;
d) il ruolo e la cartella di pagamento;
e) lâavviso di mora;
f) lâiscrizione di ipoteca sugli immobili di cui allâarticolo 77 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602;
g) il fermo di beni mobili registrati di cui allâarticolo 86 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602;
h) gli atti relativi alle operazioni catastali indicate nellâarticolo 46, comma 2;
i) il rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie ed interessi o altri accessori non dovuti;
l) il rifiuto espresso o tacito sullâistanza di autotutela nei casi previsti dallâarticolo 10-quater della legge 27 luglio 2000, n. 212;
m) il rifiuto espresso sullâistanza di autotutela nei casi previsti dallâarticolo 10-quinquies della legge 27 luglio 2000, n. 212;
n) il diniego o la revoca di agevolazioni o il rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti tributari;
o) la decisione di rigetto dellâistanza di apertura di procedura amichevole presentata ai sensi della direttiva (UE) 2017/1852 del Consiglio, del 10 ottobre 2017 o ai sensi degli Accordi e delle Convenzioni internazionali per evitare le doppie imposizioni di cui lâItalia è parte ovvero ai sensi della Convenzione relativa allâeliminazione delle doppie imposizioni in caso di rettifica degli utili di imprese associate n. 90/436/CEE;
p) ogni altro atto per il quale la legge ne preveda lâautonoma impugnabilitĂ davanti alle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado.
2. Gli atti espressi di cui al comma 1 devono contenere lâindicazione del termine entro il quale il ricorso deve essere proposto e della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado competente, nonchĂŠ delle relative forme da osservare ai sensi dellâarticolo 66.
3. Gli atti diversi da quelli indicati non sono impugnabili autonomamente. Ognuno degli atti autonomamente impugnabili può essere impugnato solo per vizi propri. La mancata notificazione di atti autonomamente impugnabili, adottati precedentemente allâatto notificato, ne consente lâimpugnazione unitamente a questâultimo.
4. Lâ annullabilitĂ dellâavviso di accertamento e di rettifica ai sensi del dellâarticolo 42, comma 3, e dellâarticolo 43, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, nonchĂŠ per lâomissione o lâinsufficienza delle indicazioni prescritte negli articoli 56 e 57, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 e, in genere per difetto di motivazione, deve essere eccepita a pena di decadenza in primo grado.
Articolo 66
Proposizione del ricorso
(articolo 20 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Il ricorso è proposto mediante notifica a norma dellâarticolo 61, comma 3.
2. La spedizione del ricorso a mezzo posta devâessere fatta in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento. In tal caso il ricorso sâintende proposto al momento della spedizione nelle forme sopra indicate.
Articolo 67
Termine per la proposizione del ricorso
(articolo 21 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Il ricorso deve essere proposto a pena di inammissibilitĂ entro sessanta giorni dalla data di notificazione dellâatto impugnato. La notificazione della cartella di pagamento vale anche come notificazione del ruolo.
2. Il ricorso avverso il rifiuto tacito di cui allâarticolo 65, comma 1, lettere i) e l), può essere proposto dopo il novantesimo giorno dalla domanda di restituzione o di autotutela presentata entro i termini previsti da ciascuna legge dâimposta e fino a quando il diritto alla restituzione non è prescritto. La domanda di restituzione, in mancanza di disposizioni specifiche, non può essere presentata dopo due anni dal pagamento ovvero, se posteriore, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione.
Articolo 68
Costituzione in giudizio del ricorrente
(articolo 22 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Il ricorrente, entro trenta giorni dalla proposizione del ricorso, a pena dâinammissibilitĂ lo deposita telematicamente, nella segreteria della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado adita, ovvero, nei casi previsti dallâarticolo 61 comma 3, trasmette a mezzo posta, in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento, lâoriginale del ricorso notificato a norma degli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile ovvero copia del ricorso consegnato o spedito per posta, con fotocopia della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata a mezzo del servizio postale. Allâatto della costituzione in giudizio, il ricorrente deve depositare la nota di iscrizione al ruolo, contenente lâindicazione delle parti, del difensore che si costituisce, dellâatto impugnato, della materia del contendere, del valore della controversia e della data di notificazione del ricorso.
2. LâinammissibilitĂ del ricorso è rilevabile dâufficio in ogni stato e grado del giudizio, anche se la parte resistente si costituisce a norma dellâarticolo 69.
3. In caso di consegna o spedizione a mezzo di servizio postale la conformitĂ dellâatto depositato a quello consegnato o spedito è attestata conforme dallo stesso ricorrente. Se lâatto depositato nella segreteria della corte di giustizia tributaria non è conforme a quello consegnato o spedito alla parte nei cui confronti il ricorso è proposto, il ricorso è inammissibile e si applica il comma 2.
4. Unitamente al ricorso ed ai documenti previsti al comma 1, il ricorrente deposita il proprio fascicolo, con lâoriginale o la fotocopia dellâatto impugnato, se notificato, ed i documenti che produce, in originale o fotocopia.
5. Ove sorgano contestazioni il giudice tributario ordina lâesibizione degli originali degli atti e documenti di cui ai precedenti commi.
Articolo 69
Costituzione in giudizio della parte resistente
(articolo 23 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Lâente impositore, lâagente della riscossione ed i soggetti iscritti allâalbo di cui allâarticolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, nei cui confronti è stato proposto il ricorso si costituiscono in giudizio entro sessanta giorni dal giorno in cui il ricorso è stato notificato, consegnato o ricevuto a mezzo del servizio postale.
2. La costituzione della parte resistente è fatta mediante deposito telematico presso la segreteria della corte di giustizia tributaria adita del proprio fascicolo contenente le controdeduzioni e i documenti offerti in comunicazione. Le controdeduzioni e i documenti di cui al periodo precedente, nei casi di cui allâarticolo 129 comma 3, sono depositati in tante copie quante sono le parti in giudizio.
3. Nelle controdeduzioni la parte resistente espone le sue difese prendendo posizione sui motivi dedotti dal ricorrente e indica le prove di cui intende valersi, proponendo altresĂŹ le eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili dâufficio e instando, se del caso, per la chiamata di terzi in causa.
Articolo 70
Produzione di documenti e motivi aggiunti
(articolo 24 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. I documenti devono essere elencati negli atti di parte cui sono allegati ovvero, se prodotti separatamente, in apposita nota sottoscritta da depositare in originale ed in numero di copie in carta semplice pari a quello delle altre parti.
2. Lâintegrazione dei motivi di ricorso, resa necessaria dal deposito di documenti non conosciuti ad opera delle altre parti o per ordine della corte di giustizia tributaria, è ammessa entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla data in cui lâinteressato ha notizia di tale deposito.
3. Se è stata giĂ fissata la trattazione della controversia, lâinteressato, a pena di inammissibilitĂ , deve dichiarare, non oltre la trattazione in camera di consiglio o la discussione in pubblica udienza, che intende proporre motivi aggiunti. In tal caso la trattazione o lâudienza sono rinviate ad altra data per consentire gli adempimenti di cui al comma 4.
4. Lâintegrazione dei motivi si effettua mediante atto avente i requisiti di cui allâarticolo 64 per quanto applicabile. Si applicano lâarticolo 66, commi 1 e 2, lâarticolo 68, commi 1, 2, 3 e 5, e lâarticolo 69, comma 3.
Articolo 71
Iscrizione del ricorso nel registro generale. Fascicolo dâufficio del processo e fascicoli di parte
(articolo 25 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. La segreteria della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado iscrive il ricorso nel registro generale e forma il fascicolo dâufficio del processo, inserendovi i fascicoli del ricorrente e delle altre parti, con gli atti e i documenti prodotti, nonchĂŠ, successivamente, gli originali dei verbali di udienza, delle ordinanze e dei decreti e copia delle sentenze.
2. I fascicoli delle parti restano acquisiti al fascicolo dâufficio e sono ad esse restituiti al termine del processo. Le parti possono ottenere copia autentica degli atti e documenti contenuti nei fascicoli di parte e dâufficio.
3. La segreteria sottopone al presidente della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado il fascicolo del processo appena formato.
Articolo 72
Potere di certificazione di conformitĂ
(articolo 25 bis del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Al fine del deposito e della notifica con modalitĂ telematiche della copia informatica, anche per immagine, di un atto processuale di parte, di un provvedimento del giudice o di un documento formato su supporto analogico e detenuto in originale o in copia conforme, il difensore e il dipendente di cui si avvalgono lâente impositore, lâagente della riscossione ed i soggetti iscritti nellâalbo di cui allâarticolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, attestano la conformitĂ della copia al predetto atto secondo le modalitĂ di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.
2. Analogo potere di attestazione di conformità è esteso, anche per lâestrazione di copia analogica, agli atti e ai provvedimenti presenti nel fascicolo informatico, formato dalla segreteria della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado ai sensi dellâarticolo 14 del decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze 23 dicembre 2013, n. 163, o trasmessi in allegato alle comunicazioni telematiche dellâufficio di segreteria. Detti atti e provvedimenti, presenti nel fascicolo informatico o trasmessi in allegato alle comunicazioni telematiche dellâufficio di segreteria, equivalgono allâoriginale anche se privi dellâattestazione di conformitĂ allâoriginale da parte dellâufficio di segreteria.
3. La copia informatica o cartacea munita dellâattestazione di conformitĂ ai sensi dei commi precedenti equivale allâoriginale o alla copia conforme dellâatto o del provvedimento detenuto ovvero presente nel fascicolo informatico.
4. Lâestrazione di copie autentiche ai sensi del presente articolo, esonera dal pagamento dei diritti di copia.
5. Nel compimento dellâattestazione di conformitĂ i soggetti di cui al presente articolo assumono ad ogni effetto la veste di pubblici ufficiali.
6. Gli atti e i documenti del fascicolo telematico non devono essere nuovamente depositati nelle fasi successive del giudizio o nei suoi ulteriori gradi. Il giudice non tiene conto degli atti e dei documenti su supporto cartaceo dei quali non è depositata nel fascicolo telematico la copia informatica, anche per immagine, munita di attestazione di conformitĂ allâoriginale.
Articolo 73
Assegnazione del ricorso
(articolo 26 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Il presidente della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado assegna il ricorso ad una delle sezioni; al di fuori dei casi di cui allâarticolo 77, comma 1, il presidente della corte di giustizia tributaria potrĂ assumere gli opportuni provvedimenti affinchĂŠ i ricorsi concernenti identiche questioni di diritto a carattere ripetitivo vengano assegnati alla medesima sezione per essere trattati congiuntamente
Articolo 74
Ipoteca e sequestro conservativo
(articolo 22 del decreto legislativo. n. 472 del 1997)
1. In base allâatto di contestazione, al provvedimento di irrogazione della sanzione o al processo verbale di constatazione e dopo la loro notifica, lâufficio o lâente, quando ha fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito, può chiedere, con istanza motivata, al presidente della corte di giustizia tributaria di primo grado lâiscrizione di ipoteca sui beni del trasgressore e dei soggetti obbligati in solido e lâautorizzazione a procedere, a mezzo di ufficiale giudiziario, al sequestro conservativo dei loro beni, compresa lâazienda. A tal fine lâAgenzia delle entrate si avvale anche del potere di cui agli articoli 32, primo comma, numero 7), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 e 51, secondo comma, numero 7), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
2. Al fine di rafforzare le misure poste a garanzia del credito erariale e a sostegno delle relative procedure di riscossione, le istanze di cui al comma 1 possono essere inoltrate dal comandante provinciale della Guardia di finanza, in relazione ai processi verbali di constatazione rilasciati dai reparti dipendenti, dando tempestiva comunicazione alla direzione provinciale dellâAgenzia delle entrate, che esamina lâistanza e comunica le proprie eventuali osservazioni al presidente della corte di giustizia tributaria di primo grado, nonchĂŠ al comandante provinciale richiedente. Decorso il termine di venti giorni dal ricevimento dellâistanza, si intende acquisito il conforme parere dellâAgenzia delle entrate.
3. Nei casi di cui al comma 2, la Guardia di finanza fornisce allâAgenzia delle entrate ogni elemento richiesto ai fini dellâistruttoria e della partecipazione alla procedura di cui al presente articolo. In caso di richiesta di chiarimenti, è interrotto, per una sola volta, il termine di cui al comma 2.
4. Le istanze di cui al comma 1 devono essere notificate, anche tramite il servizio postale, alle parti interessate, le quali possono, entro venti giorni dalla notifica, depositare memorie e documenti difensivi.
5. Il presidente, decorso il termine di cui al comma 4, fissa con decreto la trattazione dellâistanza per la prima camera di consiglio utile, disponendo che ne sia data comunicazione alle parti almeno dieci giorni prima. Nel caso in cui la notificazione debba effettuarsi allâestero, il termine è triplicato. La corte di giustizia tributaria decide con sentenza.
6. Quando la convocazione della controparte potrebbe pregiudicare lâattuazione del provvedimento, il presidente provvede con decreto motivato assunte ove occorra sommarie informazioni. In tal caso fissa, con lo stesso decreto, la camera di consiglio entro un termine non superiore a trenta giorni assegnando allâistante un termine perentorio non superiore a quindici giorni per la notificazione del ricorso e del decreto. A tale udienza la corte di giustizia tributaria, con ordinanza, conferma, modifica o revoca i provvedimenti emanati con decreto.
7. Le parti interessate possono prestare, in corso di giudizio, la garanzia di cui allâarticolo 127 comma 2. In tal caso lâorgano dinanzi al quale è in corso il procedimento può non adottare ovvero adottare solo parzialmente il provvedimento richiesto.
8. I provvedimenti cautelari pronunciati ai sensi del comma 1 perdono efficacia:
a) se non sono eseguiti nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione;
b) se, nel termine di centoventi giorni dalla loro adozione, non viene notificato atto impositivo, di contestazione o di irrogazione; in tal caso, il presidente della corte di giustizia tributaria su istanza di parte e sentito lâufficio o lâente richiedente, dispone la cancellazione dellâipoteca;
c) a seguito della sentenza, anche non passata in giudicato, che accoglie il ricorso avverso gli atti di cui alla lettera b). La sentenza costituisce titolo per la cancellazione dellâipoteca. In caso di accoglimento parziale, su istanza di parte, il giudice che ha pronunciato la sentenza riduce proporzionalmente lâentitĂ dellâiscrizione o del sequestro; se la sentenza è pronunciata dalla Corte di cassazione, provvede il giudice la cui sentenza è stata impugnata con ricorso per cassazione.
Sezione II
Lâesame preliminare del ricorso
Articolo 75
Esame preliminare del ricorso
(articolo 27 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Il presidente della sezione, scaduti i termini per la costituzione in giudizio delle parti, esamina preliminarmente il ricorso e ne dichiara lâinammissibilitĂ nei casi espressamente previsti, se manifesta.
2. Il presidente, ove ne sussistano i presupposti, dichiara inoltre la sospensione, lâinterruzione e lâestinzione del processo.
3. I provvedimenti di cui ai commi precedenti hanno forma di decreto e sono soggetti a reclamo innanzi alla corte di giustizia tributaria.
Articolo 76
Reclamo contro i provvedimenti presidenziali
(articolo 28 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Contro i provvedimenti del presidente è ammesso reclamo da notificare alle altre parti costituite nelle forme di cui allâarticolo 66, commi 1 e 2, entro il termine perentorio di giorni trenta dalla loro comunicazione da parte della segreteria.
2. Il reclamante, nel termine perentorio di quindici giorni dallâultima notificazione, a pena dâinammissibilitĂ rilevabile dâufficio, effettua il deposito secondo quanto disposto dallâarticolo 68, commi 1 e 3.
3. Nei successivi quindici giorni dalla notifica del reclamo le altre parti possono presentare memorie.
4. Scaduti i termini, la corte di giustizia tributaria decide immediatamente il reclamo in camera di consiglio.
5. La corte di giustizia tributaria pronuncia sentenza se dichiara lâinammissibilitĂ del ricorso o lâestinzione del processo;
negli altri casi pronuncia ordinanza non impugnabile nella quale sono dati i provvedimenti per la prosecuzione del processo.
Articolo 77
Riunione dei ricorsi
(articolo 29 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. In qualunque momento il presidente della sezione dispone con decreto la riunione dei ricorsi assegnati alla sezione da lui presieduta che hanno lo stesso oggetto o sono fra loro connessi.
2. Se i processi pendono dinanzi a sezioni diverse della stessa corte di giustizia tributaria il presidente di questa, di ufficio o su istanza di parte o su segnalazione dei presidenti delle sezioni, determina con decreto la sezione davanti alla quale i processi devono proseguire, riservando a tale sezione di provvedere ai sensi del comma 1.
3. La corte, se rileva che la riunione dei processi connessi ritarda o rende piÚ gravosa la loro trattazione, può, con ordinanza motivata, disporne la separazione
Sezione III
La trattazione della controversia
Articolo 78
Nomina del relatore e fissazione della data di trattazione
(articolo 30 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Se non ritiene di adottare preliminarmente i provvedimenti di cui allâarticolo 75, il presidente, scaduto in ogni caso il termine per la costituzione delle parti, fissa la trattazione della controversia secondo quanto previsto dagli articoli 81 e 82 e nomina il relatore.
2. Almeno una udienza per ogni mese e per ciascuna sezione è riservata alla trattazione di controversie per le quali lâammontare dei tributi accertati e delle conseguenti soprattasse e pene pecuniarie non sia inferiore ad euro 51.645,69. Unâaltra udienza per ogni mese e per ciascuna sezione è comunque riservata alla trattazione di controversie nei confronti di societĂ con personalitĂ giuridica, nonchĂŠ di controversie inerenti allâapplicazione dellâarticolo 10-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212.
Articolo 79
Avviso di trattazione
(articolo 31 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. La segreteria dĂ comunicazione alle parti costituite della data di trattazione almeno trenta giorni liberi prima.
2. Uguale avviso deve essere dato quando la trattazione sia stata rinviata dal presidente in caso di giustificato impedimento del relatore, che non possa essere sostituito, o di alcuna delle parti o per esigenze del servizio.
Articolo 80
Deposito di documenti e di memorie
(articolo 32 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Le parti possono depositare documenti fino a venti giorni liberi prima della data di trattazione osservato lâarticolo 70, comma 1.
2. Fino a dieci giorni liberi prima della data di cui al comma 1 ciascuna delle parti può depositare memorie illustrative con le copie per le altre parti.
3. Nel solo caso di trattazione della controversia in camera di consiglio sono consentite brevi repliche scritte fino a cinque giorni liberi prima della data della camera di consiglio.
Articolo 81
Trattazione in camera di consiglio
(articolo 33 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. La controversia è trattata in camera di consiglio salvo che almeno una delle parti non chieda la discussione in pubblica udienza, in presenza o da remoto, con apposita istanza da notificare alle altre parti costituite entro il termine di cui allâarticolo 80, comma 2, e da depositare nella segreteria unitamente alla prova della notificazione. Se una parte chiede la discussione in pubblica udienza e in presenza e unâaltra parte chiede invece di discutere da remoto, la discussione avviene in presenza, fermo il diritto, per chi lo ha chiesto, di discutere da remoto. Nel caso in cui una parte chieda di discutere in presenza, i giudici ed il personale amministrativo partecipano sempre in presenza alla discussione.
2. Il relatore espone al collegio, senza la presenza delle parti, i fatti e le questioni della controversia.
3. Della trattazione in camera di consiglio è redatto processo verbale dal segretario.
Articolo 82
Discussione in pubblica udienza
(articolo 34 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Allâudienza pubblica il relatore espone al collegio i fatti e le questioni della controversia e quindi il presidente ammette le parti presenti alla discussione.
2. Dellâudienza è redatto processo verbale dal segretario.
3. La corte di giustizia tributaria può disporre il differimento della discussione a udienza fissa, su istanza della parte interessata, quando la sua difesa tempestiva, scritta o orale, è resa particolarmente difficile a causa dei documenti prodotti o delle questioni sollevate dalle altre parti. Si applica lâarticolo 79, comma 2, salvo che il differimento sia disposto in udienza con tutte le parti costituite presenti.
Articolo 83
Udienza a distanza
(articolo 34-bis del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. I contribuenti e i loro difensori, gli enti impositori e i soggetti della riscossione, i giudici e il personale amministrativo delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado possono partecipare alle udienze di cui agli articoli 81 e 82 da remoto. La discussione da remoto è chiesta nel ricorso, nel primo atto difensivo o in apposita istanza notificata alle altre parti costituite entro il termine di cui allâarticolo 80, comma 2, ed è depositata in segreteria unitamente alla prova della notificazione.
Nei casi di trattazione delle cause da remoto la segreteria comunica, almeno tre giorni prima dellâudienza, lâavviso dellâora e delle modalitĂ di collegamento. Nel verbale di udienza viene dato atto delle modalitĂ con cui si accerta lâidentitĂ dei partecipanti e della loro libera volontĂ di parteciparvi, anche ai fini della disciplina sulla protezione dei dati personali. I verbali e le decisioni deliberate allâesito dellâudienza o della camera di consiglio si considerano, rispettivamente, formati ed assunte nel comune in cui ha sede lâufficio giudiziario presso il quale è stato iscritto il ricorso trattato. Il luogo dal quale si collegano i giudici, i difensori, le parti che si difendono personalmente e il personale amministrativo è considerato aula di udienza a tutti gli effetti di legge.
Articolo 84
Deliberazioni della corte di giustizia tributaria
(articolo 35 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. La corte di giustizia tributaria, subito dopo la discussione in pubblica udienza o, se questa non vi è stata, subito dopo lâesposizione del relatore delibera la decisione in segreto nella camera di consiglio e, al termine, dĂ lettura immediata del dispositivo, salva la facoltĂ di riservarne il deposito in segreteria e la sua contestuale comunicazione ai difensori delle parti costituite entro il termine perentorio dei successivi sette giorni.
2. Quando ne ricorrono i motivi la deliberazione in camera di consiglio può essere rinviata di non oltre trenta giorni.
3. Alle deliberazioni del collegio si applicano le disposizioni di cui agli articoli 276 e seguenti del codice di procedura civile.
Non sono tuttavia ammesse sentenze non definitive o limitate solo ad alcune domande.
Sezione IV
La decisione della controversia
Articolo 85
Contenuto della sentenza
(articolo 36 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. La sentenza è pronunciata in nome del popolo italiano ed è intestata alla Repubblica italiana.
2. La sentenza deve contenere:
a) lâindicazione della composizione del collegio, delle parti e dei loro difensori se vi sono;
b) la concisa esposizione dello svolgimento del processo;
c) le richieste delle parti;
d) la succinta esposizione dei motivi in fatto e diritto di accoglimento o di rigetto, relativi alle questioni di merito ed alle questioni attinenti ai vizi di annullabilitĂ o di nullitĂ dellâatto;
e) il dispositivo.
3. La sentenza deve inoltre contenere la data della deliberazione ed è sottoscritta dal presidente e dallâestensore.
Articolo 86
Pubblicazione e comunicazione della sentenza
(articolo 37 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. La sentenza è resa pubblica, nel testo integrale originale, mediante deposito telematico nella segreteria della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado entro trenta giorni dalla data della deliberazione. Il segretario fa risultare lâavvenuto deposito della sentenza apponendovi la propria firma digitale e la data, dandone comunicazione alle parti costituite entro tre giorni dal deposito.
Articolo 87
Richiesta di copie e notificazione della sentenza
(articolo 38 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Ciascuna parte può richiedere alla segreteria copie autentiche della sentenza e la segreteria è tenuta a rilasciarle entro cinque giorni dalla richiesta, previa corresponsione delle spese.
2. Le parti hanno lâonere di provvedere direttamente alla notificazione della sentenza alle altre parti a norma dellâarticolo 60, depositando, nei successivi trenta giorni, lâoriginale o copia autentica dellâoriginale notificato, ovvero copia autentica della sentenza consegnata o spedita per posta, con fotocopia della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata a mezzo del servizio postale unitamente allâavviso di ricevimento nella segreteria, che ne rilascia ricevuta e lâinserisce nel fascicolo dâufficio.
3. Se nessuna delle parti provvede alla notificazione della sentenza, si applica lâarticolo 327, primo comma, del codice di procedura civile. Tale disposizione non si applica se la parte non costituita dimostri di non avere avuto conoscenza del processo per nullitĂ della notificazione del ricorso e della comunicazione dellâavviso di fissazione dâudienza.
Sezione V
Sospensione, interruzione ed estinzione del processo
Articolo 88
Sospensione del processo
(articolo 39 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Il processo è sospeso quando è presentata querela di falso o deve essere decisa in via pregiudiziale una questione sullo stato o la capacità delle persone, salvo che si tratti della capacità di stare in giudizio.
2. La corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado dispone la sospensione del processo in ogni altro caso in cui essa stessa o altra corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado deve risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa.
3. Il processo tributario è altresÏ sospeso nei seguenti casi:
a) su richiesta conforme delle parti, nel caso in cui sia stata presentata unâistanza di apertura di procedura amichevole ai sensi degli Accordi e delle Convenzioni internazionali per evitare le doppie imposizioni di cui lâItalia è parte ovvero ai sensi della Convenzione relativa allâeliminazione delle doppie imposizioni in caso di rettifica degli utili di imprese associate n. 90/436/CEE;
b) su richiesta del contribuente, nel caso in cui sia stata presentata unâistanza di apertura di procedura amichevole ai sensi delladirettiva (UE) 2017/1852 del Consiglio del 10 ottobre 2017.
Articolo 89
Interruzione del processo
(articolo 40 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Il processo è interrotto se, dopo la proposizione del ricorso, si verifica:
a) il venir meno, per morte o altre cause, o la perdita della capacitĂ di stare in giudizio di una delle parti, diversa dallâufficio tributario, o del suo legale rappresentante o la cessazione di tale rappresentanza;
b) la morte, la radiazione o sospensione dallâalbo o dallâelenco di uno dei difensori incaricati a sensi dellâarticolo 57.
2. Lâinterruzione si ha al momento dellâevento se la parte sta in giudizio personalmente e nei casi di cui al comma 1, lettera b). In ogni altro caso lâinterruzione si ha al momento in cui lâevento è dichiarato o in pubblica udienza o per iscritto con apposita comunicazione del difensore della parte a cui lâevento si riferisce.
3. Se uno degli eventi di cui al comma 1 si avvera dopo lâultimo giorno per il deposito di memorie in caso di trattazione della controversia in camera di consiglio o dopo la chiusura della discussione in pubblica udienza, esso non produce effetto a meno che non sia pronunciata sentenza e il processo prosegua davanti al giudice adito.
4. Se uno degli eventi di cui al comma 1, lettera a), si verifica durante il termine per la proposizione del ricorso il termine è prorogato di sei mesi a decorrere dalla data dellâevento. Si applica anche a questi termini la sospensione prevista dalla legge 7 ottobre 1969, n. 742.
Articolo 90
Provvedimenti sulla sospensione e sullâinterruzione del processo
(articolo 41 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. La sospensione è disposta e lâinterruzione è dichiarata dal presidente della sezione con decreto o dalla corte di giustizia tributaria con ordinanza.
2. Avverso il decreto del presidente è ammesso reclamo ai sensi dellâarticolo 76.
Articolo 91
Effetti della sospensione e dellâinterruzione del processo
(articolo 42 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Durante la sospensione e lâinterruzione non possono essere compiuti atti del processo.
2. I termini in corso sono interrotti e ricominciano a decorrere dalla presentazione dellâistanza di cui allâarticolo 92.
Articolo 92
Ripresa del processo sospeso o interrotto
(articolo 43 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Dopo che è cessata la causa che ne ha determinato la sospensione il processo continua se entro sei mesi da tale data viene presentata da una delle parti istanza di trattazione al presidente di sezione della corte di giustizia tributaria, che provvede a norma dellâarticolo 78.
2. Se entro sei mesi da quando è stata dichiarata lâinterruzione del processo la parte colpita dallâevento o i suoi successori o qualsiasi altra parte presentano istanza di trattazione al presidente di sezione della corte di giustizia tributaria, questâultimo provvede a norma del comma 1.
3. La comunicazione di cui allâarticolo 79, oltre che alle altre parti costituite nei luoghi indicati dallâarticolo 62, deve essere fatta alla parte colpita dallâevento o ai suoi successori personalmente. Entro un anno dalla morte di una delle parti la comunicazione può essere effettuata agli eredi collettivamente o impersonalmente nel domicilio eletto o, in mancanza, nella residenza dichiarata dal defunto risultante dagli atti del processo. La parte colpita dallâevento o i suoi successori possono costituirsi anche solo presentando documenti o memorie o partecipando alla discussione assistiti, nei casi previsti, da difensore incaricato nelle forme prescritte.
Articolo 93
Estinzione del processo per rinuncia al ricorso
(articolo 44 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Il processo si estingue per rinuncia al ricorso.
2. Il ricorrente che rinuncia deve rimborsare le spese alle altre parti salvo diverso accordo fra loro. La liquidazione è fatta dal presidente della sezione o dalla corte di giustizia tributaria con ordinanza non impugnabile.
3. La rinuncia non produce effetto se non è accettata dalle parti costituite che abbiano effettivo interesse alla prosecuzione del processo.
4. La rinuncia e lâaccettazione, ove necessaria, sono sottoscritte dalle parti personalmente o da loro procuratori speciali, nonchĂŠ, se vi sono, dai rispettivi difensori e si depositano nella segreteria della corte di giustizia tributaria.
5. Il presidente della sezione o la corte di giustizia tributaria, se la rinuncia e lâaccettazione, ove necessaria, sono regolari, dichiarano lâestinzione del processo. Si applica lâultimo comma dellâarticolo 94.
Articolo 94
Estinzione del processo per inattivitĂ delle parti
(articolo 45 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Il processo si estingue nei casi in cui le parti alle quali spetta di proseguire, riassumere o integrare il giudizio non vi abbiano provveduto entro il termine perentorio stabilito dalla legge o dal giudice che dalla legge sia autorizzato a fissarlo.
2. Le spese del processo estinto a norma del comma 1 restano a carico delle parti che le hanno anticipate.
3. Lâestinzione del processo per inattivitĂ delle parti è rilevata anche dâufficio solo nel grado di giudizio in cui si verifica e rende inefficaci gli atti compiuti.
4. Lâestinzione è dichiarata dal presidente della sezione con decreto o dalla corte di giustizia tributaria con sentenza. Avverso il decreto del presidente è ammesso reclamo alla corte di giustizia tributaria che provvede a norma dellâarticolo 76.
Articolo 95
Estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere
(articolo 46 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Il giudizio si estingue, in tutto o in parte, nei casi di definizione delle pendenze tributarie previsti dalla legge e in ogni altro caso di cessazione della materia del contendere.
2. La cessazione della materia del contendere è dichiarata, con decreto del presidente o con sentenza della corte di giustizia tributaria. Il provvedimento presidenziale è reclamabile a norma dellâarticolo 76.
3. Nei casi di definizione delle pendenze tributarie previsti dalla legge le spese del giudizio estinto restano a carico della parte che le ha anticipate.
Capo II
I procedimenti cautelare e conciliativo
Articolo 96
Sospensione dellâatto impugnato
(articolo 47 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Il ricorrente, se dallâatto impugnato può derivargli un danno grave ed irreparabile, può chiedere alla corte di giustizia tributaria di primo o di secondo grado presso la quale è pendente il giudizio, ovvero adita ai sensi dellâarticolo 117 la sospensione dellâesecuzione dellâatto stesso con istanza motivata proposta nel ricorso o con atto separato notificata alle altre parti e depositato in segreteria sempre che siano osservate le disposizioni di cui allâarticolo 68.
2. Il presidente fissa con decreto la trattazione della istanza di sospensione per la prima camera di consiglio utile e comunque non oltre il trentesimo giorno dalla presentazione della medesima istanza, disponendo che ne sia data comunicazione alle parti almeno cinque giorni liberi prima. Lâudienza di trattazione dellâistanza di sospensione non può, in ogni caso, coincidere con lâudienza di trattazione del merito della controversia.
3. In caso di eccezionale urgenza il presidente, previa delibazione del merito, può disporre con decreto motivato la provvisoria sospensione dellâesecuzione fino alla pronuncia del collegio o del giudice monocratico.
4. Il collegio o il giudice monocratico, sentite le parti in camera di consiglio e delibato il merito, provvede con ordinanza motivata nella stessa udienza di trattazione dellâistanza.
Lâordinanza è immediatamente comunicata alle parti. Lâordinanza cautelare collegiale è impugnabile innanzi alla corte di giustizia tributaria di secondo grado entro il termine perentorio di quindici giorni dalla sua comunicazione da parte della segreteria. Al procedimento si applicano le disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 4, in quanto compatibili. Lâordinanza cautelare del giudice monocratico è impugnabile solo con reclamo innanzi alla medesima corte di giustizia tributaria di primo grado in composizione collegiale, da notificare alle altre parti costituite nel termine perentorio di quindici giorni dalla sua comunicazione da parte della segreteria. Al procedimento dâimpugnazione si applicano le norme di cui ai commi 2, 3, 4, 5 e 6, in quanto compatibili, e lâordinanza che decide sul reclamo non è impugnabile. Lâordinanza cautelare della corte di giustizia tributaria di secondo grado non è impugnabile.
5. La sospensione può anche essere parziale e subordinata alla prestazione della garanzia di cui allâarticolo 127 comma 2. La prestazione della garanzia è esclusa per i ricorrenti con ÂŤbollino di affidabilitĂ fiscaleÂť. Ai fini della disposizione di cui al periodo precedente, i ricorrenti con ÂŤbollino di affidabilitĂ fiscaleÂť sono i contribuenti soggetti alla disciplina di cui allâarticolo 9-bis del decreto- legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, ai quali sia stato attribuito un punteggio di affidabilitĂ pari ad almeno 9 negli ultimi tre periodi dâimposta precedenti a quello di proposizione del ricorso per i quali tali punteggi siano disponibili.
6. Nei casi di sospensione dellâatto impugnato la trattazione della controversia deve essere fissata non oltre novanta giorni dalla pronuncia.
7. Gli effetti della sospensione cessano dalla data di pubblicazione della sentenza.
8. In caso di mutamento delle circostanze la corte di giustizia tributaria di primo o di secondo grado presso la quale è pendente il giudizio su istanza motivata di parte può revocare o modificare il provvedimento cautelare prima della sentenza, osservate per quanto possibile le forme di cui ai commi 1, 2 e 4.
9. Durante il periodo di sospensione cautelare si applicano gli interessi al tasso previsto per la sospensione amministrativa.
Articolo 97
Sospensione di atti volti al recupero di aiuti di Stato e definizione delle relative controversie
(articolo 47-bis del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Qualora sia chiesta in via cautelare la sospensione dellâesecuzione di un atto volto al recupero di aiuti di Stato dichiarati incompatibili in esecuzione di una decisione adottata dalla Commissione europea ai sensi dellâarticolo 16 del regolamento (UE) n. 2015/1589 del Consiglio, del 13 luglio 2015, di seguito denominata: ÂŤdecisione di recuperoÂť, la corte di giustizia tributaria di primo grado può concedere la sospensione dellâefficacia del titolo di pagamento conseguente a detta decisione se ricorrono cumulativamente le seguenti condizioni:
a) gravi motivi di illegittimitĂ della decisione di recupero, ovvero evidente errore nella individuazione del soggetto tenuto alla restituzione dellâaiuto di Stato o evidente errore nel calcolo della somma da recuperare e nei limiti di tale errore;
b) pericolo di un pregiudizio imminente e irreparabile.
2. Qualora la sospensione si fondi su motivi attinenti alla illegittimitĂ della decisione di recupero la corte di giustizia tributaria di primo grado provvede con separata ordinanza alla sospensione del giudizio e allâimmediato rinvio pregiudiziale della questione alla Corte di giustizia dellâUnione europea, con richiesta di trattazione dâurgenza ai sensi dellâarticolo 107 del regolamento di procedura della Corte di giustizia del 25 settembre 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dellâUnione Europea C 337 del 6 novembre 2012, se ad essa non sia stata giĂ deferita la questione di validitĂ dellâatto comunitario contestato. Non può, in ogni caso, essere accolta lâistanza di sospensione dellâatto impugnato per motivi attinenti alla legittimitĂ della decisione di recupero quando la parte istante, pur avendone facoltĂ perchĂŠ individuata o chiaramente individuabile, non abbia proposto impugnazione avverso la decisione di recupero ai sensi dellâarticolo 263 del Trattato sul funzionamento dellâUnione europea ovvero quando, avendo proposto lâimpugnazione, non abbia richiesto la sospensione della decisione di recupero ai sensi dellâarticolo 278 del Trattato medesimo ovvero lâabbia richiesta e la sospensione non sia stata concessa.
3. Fermi restando i presupposti di cui ai commi 1 e 2, si applicano le disposizioni di cui ai commi 1, 2, 4, 5, 7 e 8 dellâarticolo 96; ai fini dellâapplicazione del comma 8 rileva anche il mutamento del diritto europeo.
4. Le controversie relative agli atti di cui al comma 1 sono definite, nel merito, nel termine di sessanta giorni dalla pronuncia dellâordinanza di sospensione di cui al medesimo comma 1. Alla scadenza del termine di sessanta giorni dallâemanazione dellâordinanza di sospensione, il provvedimento perde comunque efficacia, salvo che la corte di giustizia tributaria di primo grado entro il medesimo termine riesamini, su istanza di parte, lâordinanza di sospensione e ne disponga la conferma, anche parziale, sulla base dei presupposti di cui ai commi 1 e 2, fissando comunque un termine di efficacia, non prorogabile, non superiore a sessanta giorni. Non si applica la disciplina sulla sospensione feriale dei termini. Nel caso di rinvio pregiudiziale il termine di cui al primo periodo è sospeso dal giorno del deposito dellâordinanza di rinvio e riprende a decorrere dalla data della trasmissione della decisione della Corte di giustizia dellâUnione europea.
5. Le controversie relative agli atti di cui al comma 1 sono discusse in pubblica udienza e, subito dopo la discussione, la corte di giustizia tributaria delibera la decisione in camera di consiglio. Il Presidente redige e sottoscrive il dispositivo e ne dĂ lettura in udienza, a pena di nullitĂ .
6. La sentenza è depositata nella segreteria della corte di giustizia tributaria di primo grado entro quindici giorni dalla lettura del dispositivo. Il segretario fa risultare lâavvenuto deposito apponendo sulla sentenza la propria firma e la data e ne dĂ immediata comunicazione alle parti.
7. In caso di impugnazione della sentenza pronunciata sul ricorso avverso uno degli atti di cui al comma 1, tutti i termini del giudizio di appello davanti alla corte di giustizia tributaria di secondo grado, ad eccezione di quello stabilito per la proposizione del ricorso, sono ridotti alla metĂ . Nel processo di appello le controversie relative agli atti di cui al comma 1 hanno prioritĂ assoluta nella trattazione. Si applicano le disposizioni di cui ai commi 4, terzo e quarto periodo, 5 e 6.
Articolo 98
Definizione del giudizio in esito alla domanda di sospensione
(articolo 47 -ter del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Escluso il caso di pronuncia su reclamo, il collegio, in sede di decisione della domanda cautelare, trascorsi almeno venti giorni dallâultima notificazione del ricorso, accertata la completezza del contraddittorio e dellâistruttoria, sentite sul punto le parti costituite, può definire, in camera di consiglio, il giudizio con sentenza in forma semplificata ai sensi del comma 3, salvo che una delle parti dichiari di voler proporre motivi aggiunti ovvero regolamento di giurisdizione. Ove ne ricorrano i presupposti, il collegio dispone lâintegrazione del contraddittorio o il rinvio per consentire la proposizione di motivi aggiunti ovvero del regolamento di giurisdizione, fissando contestualmente la data per il prosieguo della trattazione.
2. Le disposizioni del comma 1 si applicano anche quando la domanda cautelare è proposta innanzi al giudice monocratico.
3. Il giudice decide con sentenza in forma semplificata quando ravvisa la manifesta fondatezza, inammissibilità , improcedibilità o infondatezza del ricorso. La motivazione della sentenza può consistere in un sintetico riferimento al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo ovvero, se del caso, a un precedente conforme.
Articolo 99
Conciliazione fuori udienza
(articolo 48 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Se in pendenza del giudizio le parti raggiungono un accordo conciliativo, presentano istanza congiunta sottoscritta personalmente o dai difensori per la definizione totale o parziale della controversia.
2. Se la data di trattazione è giĂ fissata e sussistono le condizioni di ammissibilitĂ , la corte di giustizia tributaria pronuncia sentenza di cessazione della materia del contendere. Se lâaccordo conciliativo è parziale, la corte dichiara con ordinanza la cessazione parziale della materia del contendere e procede alla ulteriore trattazione della causa.
3. Se la data di trattazione non è fissata, provvede con decreto il presidente della sezione.
4. La conciliazione si perfeziona con la sottoscrizione dellâaccordo di cui al comma 1, nel quale sono indicate le somme dovute con i termini e le modalitĂ di pagamento. Lâaccordo costituisce titolo per la riscossione delle somme dovute allâente impositore e per il pagamento delle somme dovute al contribuente.
5. Le disposizioni del presente articolo si applicano, in quanto compatibili, anche alle controversie pendenti davanti alla Corte di Cassazione.
Articolo 100
Conciliazione in udienza
(articolo 48 -bis del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Ciascuna parte entro il termine di cui allâarticolo 80, comma 2, può presentare istanza per la conciliazione totale o parziale della controversia.
2. Allâudienza la corte di giustizia tributaria, se sussistono le condizioni di ammissibilitĂ , invita le parti alla conciliazione rinviando eventualmente la causa alla successiva udienza per il perfezionamento dellâaccordo conciliativo.
3. La conciliazione si perfeziona con la redazione del processo verbale nel quale sono indicate le somme dovute con i termini e le modalitĂ di pagamento. Il processo verbale costituisce titolo per la riscossione delle somme dovute allâente impositore e per il pagamento delle somme dovute al contribuente.
4. La corte di giustizia tributaria dichiara con sentenza lâestinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.
Articolo 101
Conciliazione proposta dalla corte di giustizia tributaria
(articolo 48 -bis .1 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. La corte di giustizia tributaria, ove possibile, può formulare alle parti una proposta conciliativa, avuto riguardo allâoggetto del giudizio e ai precedenti giurisprudenziali.
2. La proposta può essere formulata in udienza o fuori udienza. Se è formulata fuori udienza, è comunicata alle parti. Se è formulata in udienza, è comunicata alle parti non comparse con la fissazione di una nuova udienza.
3. La causa, se richiesto da una delle parti, può essere rinviata alla successiva udienza per il perfezionamento dellâaccordo conciliativo. Ove lâaccordo non si perfezioni, si procede nella stessa udienza alla trattazione della causa.
4. La conciliazione si perfeziona con la redazione del processo verbale, nel quale sono indicati le somme dovute nonchĂŠ i termini e le modalitĂ di pagamento. Il processo verbale costituisce titolo per la riscossione delle somme dovute allâente impositore e per il pagamento delle somme dovute al contribuente.
5. Il giudice dichiara con sentenza lâestinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.
6. La proposta di conciliazione non può costituire motivo di ricusazione o astensione del giudice.
Articolo 102
Definizione e pagamento delle somme dovute
(articolo 48 -ter del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Le sanzioni amministrative si applicano nella misura del quaranta per cento del minimo previsto dalla legge, in caso di perfezionamento della conciliazione nel corso del primo grado di giudizio e nella misura del cinquanta per cento del minimo previsto dalla legge, in caso di perfezionamento nel corso del secondo grado di giudizio e nella misura del sessanta per cento del minimo previsto dalla legge in caso di perfezionamento della conciliazione nel corso del giudizio di Cassazione.
2. Il versamento delle somme dovute ovvero, in caso di rateizzazione, della prima rata deve essere effettuato entro venti giorni dalla data di sottoscrizione dellâaccordo conciliativo di cui allâarticolo 99 o di redazione del processo verbale di cui agli articoli 100 e 101.
3. In caso di mancato pagamento delle somme dovute o di una delle rate, compresa la prima, entro il termine di pagamento della rata successiva, il competente ufficio provvede allâiscrizione a ruolo o, nei casi di cui allâarticolo 29 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, allâintimazione ad adempiere al pagamento delle residue somme dovute a titolo di imposta, interessi e sanzioni, nonchĂŠ della sanzione di cui allâarticolo 38 del testo unico delle sanzioni tributarie amministrative e penali, aumentata della metĂ e applicata sul residuo importo dovuto a titolo di imposta.
4. Per il versamento rateale delle somme dovute si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste per lâaccertamento con adesione dallâarticolo 8 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218.
Capo III
Le impugnazioni
Sezione I
Le impugnazioni in generale
Articolo 103
Disposizioni generali applicabili
(articolo 49 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Alle impugnazioni delle sentenze delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado si applicano le disposizioni del libro II, titolo III, capo I, del codice di procedura civile, fatto salvo quanto disposto nel presente testo unico.
Articolo 104
I mezzi dâimpugnazione
(articolo 50 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. I mezzi per impugnare le sentenze delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado sono lâappello, il ricorso per cassazione e la revocazione.
Articolo 105
Termini dâimpugnazione
(articolo 51 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Se la legge non dispone diversamente il termine per impugnare la sentenza della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado è di sessanta giorni, decorrente dalla sua notificazione ad istanza di parte, salvo quanto disposto dallâarticolo 87, comma 3.
2. Nel caso di revocazione per i motivi di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 dellâarticolo 395 del codice di procedura civile il termine di sessanta giorni decorre dal giorno in cui è stato scoperto il dolo o sono state dichiarate false le prove o è stato recuperato il documento o è passata in giudicato la sentenza che accerta il dolo del giudice.
Sezione II
Il giudizio di appello davanti alla corte di giustizia tributaria di secondo grado
Articolo 106
Giudice competente e provvedimenti sullâesecuzione provvisoria in appello
(articolo 52 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. La sentenza della corte di giustizia tributaria di primo grado può essere appellata alla corte di giustizia tributaria di secondo grado competente a norma dellâarticolo 48, comma 2.
2. Lâappellante può chiedere alla corte di giustizia tributaria di secondo grado di sospendere in tutto o in parte lâesecutivitĂ della sentenza impugnata, se sussistono gravi e fondati motivi.
3. Il presidente fissa con decreto la trattazione della istanza di sospensione per la prima camera di consiglio utile e comunque non oltre il trentesimo giorno dalla presentazione della medesima istanza, disponendo che ne sia data comunicazione alle parti almeno cinque giorni liberi prima.
4. In caso di eccezionale urgenza il presidente, previa delibazione del merito, può disporre con decreto motivato la sospensione dellâesecutivitĂ della sentenza fino alla pronuncia del collegio.
5. Il collegio, sentite le parti in camera di consiglio e delibato il merito, provvede con ordinanza motivata non impugnabile.
6. La sospensione può essere subordinata alla prestazione della garanzia di cui allâarticolo 127 comma 2. Si applica la disposizione dellâarticolo 96, comma 9.
7. Lâudienza di trattazione dellâistanza di sospensione non può in ogni caso coincidere con lâudienza di trattazione del merito della controversia.
Articolo 107
Forma dellâappello
(articolo 53 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Il ricorso in appello contiene lâindicazione della corte di giustizia tributaria di secondo grado a cui è diretto, dellâappellante e delle altre parti nei cui confronti è proposto, gli estremi della sentenza impugnata, lâesposizione sommaria dei fatti, lâoggetto della domanda ed i motivi specifici dellâimpugnazione. Il ricorso in appello è inammissibile se manca o è assolutamente incerto uno degli elementi sopra indicati o se non è sottoscritto a norma dellâarticolo 64, comma 3.
2. Il ricorso in appello è proposto nelle forme di cui allâarticolo 66, commi 1 e 2, nei confronti di tutte le parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado e deve essere depositato a norma dellâarticolo 68, commi 1, 2 e 3.
3. Subito dopo il deposito del ricorso in appello, la segreteria della corte di giustizia tributaria di secondo grado chiede alla segreteria della corte di giustizia tributaria di primo grado la trasmissione del fascicolo del processo, che deve contenere copia autentica della sentenza.
Articolo 108
Controdeduzioni dellâappellato e appello incidentale
(articolo 54 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Le parti diverse dallâappellante debbono costituirsi nei modi e termini di cui allâarticolo 69 depositando apposito atto di controdeduzioni.
2. Nello stesso atto depositato nei modi e termini di cui al comma 1 può essere proposto, a pena dâinammissibilitĂ , appello incidentale.
Articolo 109
Provvedimenti presidenziali
(articolo 55 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Il presidente e i presidenti di sezione della corte di giustizia tributaria di secondo grado hanno poteri corrispondenti a quelli del presidente e dei presidenti di sezione della corte di giustizia tributaria di primo grado.
Articolo 110
Questioni ed eccezioni non riproposte
(articolo 56 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Le questioni ed eccezioni non accolte nella sentenza della corte di giustizia tributaria di primo grado, che non sono specificamente riproposte in appello, sâintendono rinunciate.
Articolo 111
Domande ed eccezioni nuove
(articolo 57 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Nel giudizio dâappello non possono proporsi domande nuove e, se proposte, debbono essere dichiarate inammissibili dâufficio. Possono tuttavia essere chiesti gli interessi maturati dopo la sentenza impugnata.
2. Non possono proporsi nuove eccezioni che non siano rilevabili anche dâufficio.
Articolo 112
Nuove prove in appello
(articolo 58 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Non sono ammessi nuovi mezzi di prova e non possono essere prodotti nuovi documenti, salvo che il collegio li ritenga indispensabili ai fini della decisione della causa ovvero che la parte dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile.
2. Possono essere proposti motivi aggiunti qualora la parte venga a conoscenza di documenti, non prodotti dalle altre parti nel giudizio di primo grado, da cui emergano vizi degli atti o provvedimenti impugnati.
3. Non è mai consentito il deposito delle deleghe, delle procure e degli altri atti di conferimento di potere rilevanti ai fini della legittimitĂ della sottoscrizione degli atti, delle notifiche dellâatto impugnato ovvero degli atti che ne costituiscono presupposto di legittimitĂ che possono essere prodotti in primo grado anche ai sensi dellâarticolo 58, comma 7.
Articolo 113
Rimessione alla corte di giustizia tributaria di primo grado
(articolo 59 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. La corte di giustizia tributaria di secondo grado rimette la causa alla corte di giustizia tributaria di primo grado che ha emesso la sentenza impugnata nei seguenti casi:
a) quando dichiara la competenza declinata o la giurisdizione negata dal primo giudice;
b) quando riconosce che nel giudizio di primo grado il contraddittorio non è stato regolarmente costituito o integrato;
c) quando riconosce che la sentenza impugnata, erroneamente giudicando, ha dichiarato estinto il processo in sede di reclamo contro il provvedimento presidenziale;
d) quando riconosce che il collegio della corte di giustizia tributaria di primo grado non era legittimamente composto;
e) quando manca la sottoscrizione della sentenza da parte del giudice di primo grado.
2. Al di fuori dei casi previsti al comma 1 la corte di giustizia tributaria di secondo grado decide nel merito previamente ordinando, ove occorra, la rinnovazione di atti nulli compiuti in primo grado.
3. Dopo che la sentenza di rimessione della causa al primo grado è formalmente passata in giudicato, la segreteria della corte di giustizia tributaria di secondo grado, nei successivi trenta giorni, trasmette dâufficio il fascicolo del processo alla segreteria della corte di giustizia tributaria di primo grado, senza necessitĂ di riassunzione ad istanza di parte.
Articolo 114
Non riproponibilitĂ dellâappello dichiarato inammissibile
(articolo 60 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Lâappello dichiarato inammissibile non può essere riproposto anche se non è decorso il termine stabilito dalla legge.
Articolo 115
Norme applicabili
(articolo 61 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Nel procedimento dâappello si osservano in quanto applicabili le norme dettate per il procedimento di primo grado, se non sono incompatibili con le disposizioni della presente sezione.
Sezione III
Il ricorso per Cassazione
Articolo 116
Norme applicabili
(articolo 62 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Avverso la sentenza della corte di giustizia tributaria di secondo grado può essere proposto ricorso per cassazione per i motivi di cui ai numeri da 1 a 5 dellâarticolo 360, primo comma, del codice di procedura civile.
2. Al ricorso per cassazione ed al relativo procedimento si applicano le norme dettate dal codice di procedura civile in quanto compatibili con quelle del presente testo unico.
3. Sullâaccordo delle parti la sentenza della corte di giustizia tributaria di primo grado può essere impugnata con ricorso per cassazione a norma dellâarticolo 360, primo comma, numero 3, del codice di procedura civile.
Articolo 117
Provvedimenti sullâesecuzione provvisoria della sentenza impugnata per cassazione
(articolo 62 -bis del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. La parte che ha proposto ricorso per cassazione può chiedere alla corte di giustizia tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata di sospenderne in tutto o in parte lâesecutivitĂ allo scopo di evitare un danno grave e irreparabile.
2. Il presidente fissa con decreto la trattazione della istanza di sospensione per la prima camera di consiglio utile, comunque non oltre il trentesimo giorno dalla presentazione della medesima istanza, disponendo che ne sia data comunicazione alle parti almeno dieci giorni liberi prima.
3. In caso di eccezionale urgenza il presidente può disporre con decreto motivato la sospensione dellâesecutivitĂ della sentenza fino alla pronuncia del collegio.
4. Il collegio, sentite le parti in camera di consiglio, provvede con ordinanza motivata non impugnabile.
5. La sospensione può essere subordinata alla prestazione della garanzia di cui allâarticolo 127 comma 2. Si applica la disposizione dellâarticolo 96, comma 9.
6. La corte di giustizia tributaria non può pronunciarsi sulle richieste di cui al comma 1 se la parte istante non dimostra di avere depositato il ricorso per cassazione contro la sentenza.
Articolo 118
Giudizio di rinvio
(articolo 63 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Quando la Corte di cassazione rinvia la causa alla corte di giustizia tributaria di primo o di secondo grado la riassunzione deve essere fatta nei confronti di tutte le parti personalmente entro il termine perentorio di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza nelle forme rispettivamente previste per i giudizi di primo e di secondo grado in quanto applicabili.
2. Se la riassunzione non avviene entro il termine di cui al comma 1 o si avvera successivamente ad essa una causa di estinzione del giudizio di rinvio lâintero processo si estingue.
3. In sede di rinvio si osservano le norme stabilite per il procedimento davanti alla corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado a cui il processo è stato rinviato. In ogni caso, a pena dâinammissibilitĂ , deve essere prodotta copia autentica della sentenza di cassazione.
4. Le parti conservano la stessa posizione processuale che avevano nel procedimento in cui è stata pronunciata la sentenza cassata e non possono formulare richieste diverse da quelle prese in tale procedimento, salvi gli adeguamenti imposti dalla sentenza di cassazione.
5. Subito dopo il deposito dellâatto di riassunzione, la segreteria della corte di giustizia tributaria adita richiede alla cancelleria della Corte di cassazione la trasmissione del fascicolo del processo.
Articolo 119
Efficacia delle sentenze penali nel processo tributario e nel processo di Cassazione
(articolo 21 -bis del decreto legislativo n. 74 del 2000)
1. La sentenza irrevocabile di assoluzione perchĂŠ il fatto non sussiste o lâimputato non lo ha commesso, pronunciata in seguito a dibattimento nei confronti del medesimo soggetto e sugli stessi fatti materiali oggetto di valutazione nel processo tributario, ha, in questo, efficacia di giudicato, in ogni stato e grado, quanto ai fatti medesimi.
2. La sentenza penale irrevocabile di cui al comma 1 può essere depositata anche nel giudizio di Cassazione fino a quindici giorni prima dellâudienza o dellâadunanza in camera di consiglio.
3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano, limitatamente alle ipotesi di sentenza di assoluzione perchĂŠ il fatto non sussiste, anche nei confronti della persona fisica nellâinteresse della quale ha agito il dipendente, il rappresentante legale o negoziale, ovvero nei confronti dellâente e societĂ , con o senza personalitĂ giuridica, nellâinteresse dei quali ha agito il rappresentante o lâamministratore anche di fatto, nonchĂŠ nei confronti dei loro soci o associati.
Sezione IV
La revocazione
Articolo 120
Sentenze revocabili e motivi di revocazione
(articolo 64 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Le sentenze pronunciate in grado dâappello o in unico grado dalle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado possono essere impugnate ai sensi dellâarticolo 395 del codice di procedura civile.
2. Le sentenze per le quali è scaduto il termine per lâappello possono essere impugnate per i motivi di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 dellâarticolo 395 del codice di procedura civile purchĂŠ la scoperta del dolo o della falsitĂ dichiarata o il recupero del documento o il passaggio in giudicato della sentenza di cui al numero 6 dellâarticolo 395 del codice di procedura civile siano posteriori alla scadenza del termine suddetto.
3. Se i fatti menzionati nel comma 2 avvengono durante il termine per lâappello il termine stesso è prorogato dal giorno dellâavvenimento in modo da raggiungere i sessanta giorni da esso.
Articolo 121
Proposizione della impugnazione
(articolo 65 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Competente per la revocazione è la stessa corte di giustizia tributaria di primo o secondo grado che ha pronunciato la sentenza impugnata.
2. A pena di inammissibilitĂ il ricorso deve contenere gli elementi previsti dallâarticolo 107, comma 1, e la specifica indicazione del motivo di revocazione e della prova dei fatti di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 dellâarticolo 395 del codice di procedura civile nonchĂŠ del giorno della scoperta o della falsitĂ dichiarata o del recupero del documento. La prova della sentenza passata in giudicato che accerta il dolo del giudice deve essere data mediante la sua produzione in copia autentica.
3. Il ricorso per revocazione è proposto e depositato a norma dellâarticolo 107, comma 2.
4. Le parti possono proporre istanze cautelari ai sensi delle disposizioni di cui agli articoli 96 e 106, in quanto compatibili.
Articolo 122
Procedimento
(articolo 66 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Davanti alla corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado adita per la revocazione si osservano le norme stabilite per il procedimento davanti ad essa in quanto non derogate da quelle della presente sezione.
Articolo 123
Decisione
(articolo 67 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Ove ricorrano i motivi di cui allâarticolo 395 del codice di procedura civile la corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado decide il merito della causa e detta ogni altro provvedimento conseguenziale.
2. Contro la sentenza che decide il giudizio di revocazione sono ammessi i mezzi dâimpugnazione ai quali era originariamente soggetta la sentenza impugnata per revocazione.
Capo IV
Lâesecuzione delle sentenze delle corti di giustizia tributaria
Articolo 124
Applicazione ed esecuzione delle sanzioni penali e amministrative
(articolo 21 -ter del decreto legislativo n. 74 del 2000)
1. Quando, per lo stesso fatto è stata applicata, a carico del soggetto, una sanzione penale ovvero una sanzione amministrativa o una sanzione amministrativa dipendente da reato, il giudice o lâautoritĂ amministrativa, al momento della determinazione delle sanzioni di propria competenza e al fine di ridurne la relativa misura, tiene conto di quelle giĂ irrogate con provvedimento o con sentenza assunti in via definitiva.
Articolo 125
Esecuzione provvisoria
(articolo 67 bis del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Le sentenze emesse dalle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado sono esecutive secondo quanto previsto dal presente capo.
Articolo 126
Pagamento del tributo e delle sanzioni in pendenza del processo
(articoli 68 del decreto legislativo n. 546 del 1992 e 19 del decreto legislativo n. 472 del 1997)
1. Anche in deroga a quanto previsto nelle singole leggi dâimposta, nei casi in cui è prevista la riscossione frazionata del tributo oggetto di giudizio davanti alle corti di giustizia tributaria, il tributo, con i relativi interessi previsti dalle leggi fiscali, deve essere pagato:
a) per i due terzi, dopo la sentenza della corte di giustizia tributaria di primo grado che respinge il ricorso;
b) per lâammontare risultante dalla sentenza della corte di giustizia tributaria di primo grado, e comunque non oltre i due terzi, se la stessa accoglie parzialmente il ricorso;
c) per il residuo ammontare determinato nella sentenza della corte di giustizia tributaria di secondo grado;
d) per lâammontare dovuto nella pendenza del giudizio di primo grado dopo la sentenza della Corte di cassazione di annullamento con rinvio e per lâintero importo indicato nellâatto in caso di mancata riassunzione. Per le ipotesi indicate nelle precedenti lettere gli importi da versare vanno in ogni caso diminuiti di quanto giĂ corrisposto.
2. Se il ricorso viene accolto, il tributo corrisposto in eccedenza rispetto a quanto statuito dalla sentenza della corte di giustizia tributaria di primo grado, con i relativi interessi previsti dalle leggi fiscali, deve essere rimborsato dâufficio entro novanta giorni dalla notificazione della sentenza. In caso di mancata esecuzione del rimborso il contribuente può richiedere lâottemperanza a norma dellâarticolo 128 alla corte di giustizia tributaria di primo grado ovvero, se il giudizio è pendente nei gradi successivi, alla corte di giustizia tributaria di secondo grado.
3. Le imposte suppletive debbono essere corrisposte dopo lâultima sentenza non impugnata o impugnabile solo con ricorso in cassazione.
4. Il pagamento, in pendenza di processo, delle risorse proprie tradizionali di cui allâarticolo 2, paragrafo 1, lettera a) , della decisione 2020/2053/UE, Euratom del Consiglio, del 14 dicembre 2020 e dellâimposta sul valore aggiunto riscossa allâimportazione resta disciplinato dal regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 ottobre 2013, e dalle altre disposizioni dellâUnione europea in materia.
5. Con riferimento allâesecuzione delle sanzioni, in caso di ricorso alle corti di giustizia tributaria, anche nei casi in cui non è prevista riscossione frazionata si applicano le disposizioni dettate dai commi 1 e 2.
6. La corte di giustizia tributaria di secondo grado può sospendere lâesecuzione applicando, in quanto compatibili, le previsioni dellâarticolo 106.
7. La sospensione deve essere concessa se viene prestata la garanzia di cui allâarticolo 127.
8. Se in esito alla sentenza di primo o di secondo grado la somma corrisposta eccede quella che risulta dovuta, lâufficio deve provvedere al rimborso ai sensi del comma 2.
9. Le sanzioni accessorie sono eseguite quando il provvedimento di irrogazione è divenuto definitivo.
Articolo 127
Esecuzione delle sentenze di condanna in favore del contribuente
(articolo 69 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Le sentenze di condanna al pagamento di somme in favore del contribuente e quelle emesse su ricorso avverso gli atti relativi alle operazioni catastali indicatenellâarticolo 46, comma 2, sono immediatamente esecutive. Tuttavia, il pagamento di somme dellâimporto superiore a 10.000 euro, diverse dalle spese di lite, può essere subordinato dal giudice, anche tenuto conto delle condizioni di solvibilitĂ dellâistante, alla prestazione di idonea garanzia.
2. Con decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze adottato ai sensi dellâarticolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono disciplinati il contenuto della garanzia sulla base di quanto previsto dallâarticolo 38 -bis , comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, la sua durata nonchĂŠ il termine entro il quale può essere escussa, a seguito dellâinerzia del contribuente in ordine alla restituzione delle somme garantite protrattasi per un periodo di tre mesi.
3. I costi della garanzia, anticipati dal contribuente, sono a carico della parte soccombente allâesito definitivo del giudizio.
4. Il pagamento delle somme dovute a seguito della sentenza deve essere eseguito entro novanta giorni dalla sua notificazione ovvero dalla presentazione della garanzia di cui al comma 2, se dovuta.
5. In caso di mancata esecuzione della sentenza il contribuente può richiedere lâottemperanza a norma dellâarticolo 128 alla corte di giustizia tributaria di primo grado ovvero, se il giudizio è pendente nei gradi successivi, alla corte di giustizia tributaria di secondo grado.
Articolo 128
Giudizio di ottemperanza
(articolo 70 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. La parte che vi ha interesse può richiedere lâottemperanza agli obblighi derivanti dalla sentenza della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado mediante ricorso da depositare in doppio originale alla segreteria della corte di giustizia tributaria di primo grado, qualora la sentenza sia stata da essa pronunciata, e in ogni altro caso alla segreteria della corte di giustizia tributaria di secondo grado.
2. Il ricorso è proponibile solo dopo la scadenza del termine entro il quale è prescritto dalla legge lâadempimento a carico dellâente impositore, dellâagente della riscossione o del soggetto iscritto nellâalbo di cui allâarticolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, degli obblighi derivanti dalla sentenza o, in mancanza di tale termine, dopo trenta giorni dalla loro messa in mora a mezzo di ufficiale giudiziario e fino a quando lâobbligo non sia estinto.
3. Il ricorso indirizzato al presidente della corte di giustizia tributaria deve contenere la sommaria esposizione dei fatti che ne giustificano la proposizione con la precisa indicazione, a pena di inammissibilitĂ , della sentenza di cui si chiede lâottemperanza, che deve essere prodotta in copia unitamente allâoriginale o copia autentica dellâatto di messa in mora notificato a norma del comma 2, se necessario.
4. Uno dei due originali del ricorso è comunicato a cura della segreteria della corte di giustizia tributaria ai soggetti di cui al comma 2 obbligati a provvedere.
5. Entro venti giorni dalla comunicazione lâufficio può trasmettere le proprie osservazioni alla corte di giustizia tributaria, allegando la documentazione dellâeventuale adempimento.
6. Il presidente della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado, scaduto il termine di cui al comma 5, assegna il ricorso alla sezione che ha pronunciato la sentenza. Il presidente della sezione fissa il giorno per la trattazione del ricorso in camera di consiglio non oltre novanta giorni dal deposito del ricorso e ne viene data comunicazione alle parti almeno dieci giorni liberi prima a cura della segreteria.
7. La corte di giustizia tributaria, sentite le parti in contraddittorio ed acquisita la documentazione necessaria, adotta con sentenza i provvedimenti indispensabili per lâottemperanza in luogo dellâufficio che li ha omessi e nelle forme amministrative per essi prescritti dalla legge, attenendosi agli obblighi risultanti espressamente dal dispositivo della sentenza e tenuto conto della relativa motivazione. La corte, se lo ritiene opportuno, può delegare un proprio componente o nominare un commissario al quale fissa un termine congruo per i necessari provvedimenti attuativi e determina il compenso a lui spettante secondo le disposizioni del Titolo VII del Capo IV del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115.
8. La corte di giustizia tributaria eseguiti i provvedimenti di cui al comma 7 e preso atto di quelli emanati ed eseguiti dal componente delegato o dal commissario nominato, dichiara chiuso il procedimento con ordinanza.
9. Tutti i provvedimenti di cui al presente articolo sono immediatamente esecutivi.
10. Contro la sentenza di cui al comma 7 è ammesso soltanto ricorso in cassazione per inosservanza delle norme sul procedimento.
11. Per il pagamento di somme dellâimporto fino a 20.000 euro e comunque per il pagamento delle spese di giudizio, il ricorso è deciso dalla corte in composizione monocratica.
Articolo 129
Norme transitorie e finali
(articolo 79 del decreto legislativo n. 546 del 1992)
1. Con decreto del Ministro dellâeconomia e delle finanze, sentito il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria e i consigli nazionali dei professionisti abilitati alla difesa davanti alle corti di giustizia tributaria, sono emanate le norme tecniche per il processo tributario telematico, nonchĂŠ approvati i modelli per la redazione degli atti processuali e per le deposizioni testimoniali, dei verbali e dei provvedimenti giurisdizionali. Il decreto indica altresĂŹ tutte le disposizioni tecnico-operative, anche di fonte regolamentare, adottate anteriormente alla data della sua adozione e che dalla medesima data restano abrogate.
2. Con il decreto di cui al comma 3 sono altresĂŹ stabilite, nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, le regole tecnico-operative per lo svolgimento da remoto delle udienze e camere di consiglio.
3. Nei casi eccezionali previsti dalle norme tecniche per il processo tributario telematico, e, fino al momento della loro individuazione, previa autorizzazione espressa del Presidente della corte di giustizia tributaria di primo o di secondo grado ovvero, in corso di causa, del relativo Presidente di sezione, la notificazione, il deposito delle notifiche, degli atti processuali, dei documenti, e dei provvedimenti giurisdizionali e le relative comunicazioni possono essere effettuate con modalitĂ cartacea.
Parte III
Disposizioni finali
Titolo I
Disposizioni finali
Articolo 130
Abrogazioni
1. Dalla data di cui allâarticolo 131 sono abrogate le seguenti disposizioni:
a) lâarticolo 59, commi 1 e 2, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633;
b) lâarticolo 61, commi 1 e 2, e lâarticolo 63, commi da 3 a 5, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600;
c) il decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545;
d) il decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546;
e) gli articoli 19 e 22 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472;
f) gli articoli 21 -bis e 21 -ter del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74;
g) lâarticolo 4, comma 39 -bis , della legge 12 novembre 2011, n. 183;
h) lâarticolo 3 e lâarticolo 8, comma 1, della legge 31 agosto 2022, n. 130;
i) lâarticolo 3, comma 6, del decreto-legge 29 dicembre 2022, n. 198, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2023, n. 14;
l) lâarticolo 1 -ter , comma 5, e lâarticolo 18 del decreto-legge 22 giugno 2023, n. 75, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 agosto 2023, n. 112.
2. Restano abrogate le seguenti disposizioni: lâarticolo 288 del testo unico per la finanza locale 14 settembre 1931, n. 1175, il decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 636, lâarticolo 19, commi 4 e 5, e lâarticolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 638, lâarticolo 24 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 639, gli articoli 63, comma 5, e 68, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 28 gennaio 1988, n. 43, lâarticolo 4, comma 8, del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 1989, n. 144.
3. I riferimenti contenuti nelle norme vigenti a disposizioni abrogate dal presente testo unico si intendono effettuati agli istituti e alle previsioni corrispondenti risultanti dal presente testo unico.
Articolo 131
Decorrenza
1. Le disposizioni del presente testo unico si applicano dal 1° gennaio 2026.





